Moglie del senatore repubblicano testimonial contro la Prop8

Cindy McCaine, moglie dell’ex avversario di Obama, John, ha posato per la camapgna NOH8 a favore delle nozze gay e per l’abolizione della Proposition 8. Anche la figlia Meghan aveva partecipato.

Cindy McCain, moglie di John McCain, ex candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, ha posato per la campagna per l’abolizione della Prop8, ovvero in favore del matrimonio gay. Oltre a Cindy, aveva prestato la propria immagine per la campagna anche Meghan, figlia di John e Cindy che, nonostante sia repubblicana come il padre non ha nascosto fin dall’inizio il suo appoggio alle coppie gay.

Entrambe appaiono con la bocca chiusa da un pezzo di nastro adesivo e la scritta NOH8 su una guancia. "NOH8" è lo slogan della campagna.

"Non potrei essere più orgogliosa di mia madre – ha detto Meghan – e del fatto che abbia posato per la campagna NOH8. Penso che sempre più repubblicani dovrebbero iniziare a spendersi per l’uguaglianza"

Nonostante il supporto alla causa delle coppie omosessuali espresso dalla sua famiglia, il senatore dell’Arizona non ha per niente cambiato idea.

"Il senatore John McCain rispetta il punto di vista dei membri della sua famiglia – si legge in una nota dell’ufficio stampa di McCain – ma rimane contrario alle nozze gay. Il senatore crede che la santità del matrimonio sia esclusivamente tra un uomo e una donna".

Sul sito di NOH8 si legge: "Anche se avevamo lavorato in passato con Meghan McCaine e conoscevamo la sua posizione, non avremmo mai pensato che la nostra causa avrebbe interessato anche sua madre. Abbiamo moltissimo rispetto per entrambe queste donne per avere avuto il coraggio di rendere noto il loro sostegno all’uguaglianza del diritto a sposarsi per tutti gli americani. Schierarsi a favore del matriomonio gay come repubblicani significa ancora rischiare di essere stigmatizzati, ma Cindy McCaine ha volito partecipare alla campagna per mostrare alla gente che il partito non ha importanza: l’uguaglianza nel matrimonio non è un problema repubblicano più di quanto non sia un problema democratico. E’ una questione di diritti umani e riguarda il fatto che tutti possano essere considerati allo stesso modo agli occhi della legge che guida e protegge il Paese".