Monica Cirinnà: “Non mi fido dei 5 Stelle sui diritti LGBT”

Le ultime aperture dei 5 Stelle ai diritti LGBT non hanno convinto la senatrice Monica Cirinnà, scottata con i grillini dal 2016.

Le elezioni europee si avvicinano, secondo i sondaggi il Partito Democratico ha messo la freccia nelle intenzioni di voto e dal Movimento 5 Stelle sono arrivate inattese aperture nei confronti dei diritti LGBT. Inattese perché all’interno del programma ufficiale dei 5 Stelle alle ultime elezioni nazionali la parola ‘diritti’ non era mai stata menzionata, così come non sono mai stati presi in considerazione nel famoso ‘contratto di governo’ con la Lega di Matteo Salvini.

Eppure, come detto, in pochi giorni Spadafora e Fico hanno annunciato un imminente incontro con le famiglie arcobaleno a Montecitorio, decine di senatori hanno firmato un DDL contro l’omotransfobia, Di Maio ha tuonato contro il Congresso della Famiglia di Verona, la giunta Raggi ha approvato una mozione contro l’omotransfobia presentata da Stefano Fassina e Stefano Buffagni, sottosegretario agli Affari regionali, ha ribadito la ‘diversità’ del Movimento dalla Lega salviniana. Ma Monica Cirinnà, rimasta scottata nel 2016 ai tempi delle unioni civili, continua a non fidarsi di loro, come confessato a LaRepubblica.

 

Premetto che sui 5stelle sono molto prevenuta, perché più di chiunque altro sono stata tradita sulle unioni civili. Ho lavorato con loro due anni e poi, in poche ore, li ho visti protagonisti di una giravolta. Quindi non mi fido. La verita è che sono spaccati, c’è una parte oscurantista che è attaccata alla Lega. E un pezzo del Movimento che cerca di dare segnali, ma più che altro per motivi elettorali, per recuperare consensi a sinistra. Vuole una prova della loro ambiguità? Il comportamento della sindaca Raggi. Ha fatto approvare all’unanimità in Consiglio comunale una mozione – a prima firma Stefano Fassina – contro l’omofobia ma intanto in città molte famiglie arcobaleno stanno ricevendo una lettera di diniego alla trascrizione anagrafica dei bambini.

La giravolta di cui parla la senatrice Pd è riconducibile al 2016, al 16 febbraio 2016 per essere precisi, quando al Senato accadde di tutto, come raccontato dalla stessa Cirinnà nel suo libro L’Italia che non C’era, con conseguente scomparsa della stepchild adoption dalla legge, ridefinita insieme ad Angelino Alfano.

Mancavano 20 minuti alle 19 quando il senatore di M5S Alberto Airola prese la parola per annunciare che i grillini non avrebbero votato l’emendamento Marcucci. Il loro tradimento aveva creato una situazione davvero complicata. La via d’uscita era un sentiero stretto e difficile. Era necessario trovarlo e percorrerlo, non si poteva tornare indietro. Ciò che mi colpì maggiormente fu l’intervento del M5S affidato, per una crudele legge del contrappasso, ad Alberto Airola. Proprio lui, che per oltre due anni aveva contribuito a costruire il testo e con il quale avevamo lavorato in pieno accordo. Proprio lui, che fino alla sera prima del voto sul cosiddetto “canguro”, mi aveva rassicurato sulla fedeltà M5S. Proprio lui venne costretto a scagliarsi contro la legge. Provai pena umana. E ne provai ancor di più quando, per ricercare un colpo di teatro, concluse l’intervento urlando: “State per approvare una schifezza! Andate tutti affanculo!”. Ed uscì dall’aula seguito dagli altri pochi senatori grillini rimasti a dargli manforte. Una mossa disperata, priva di dignità e coerenza. Da quel giorno, quando mi incrocia, finge di non vedermi per non salutarmi.