Monica Cirinnà, appello alla presidente Casellati: “Calendarizziamo la legge contro l’omotransfobia”

“Non possiamo perdere altro tempo”, tuona la senatrice Pd.

Oggi celebriamo il Coming out day. Una giornata dedicata alla bellezza della libertà, all’importanza di essere se stessi e di dimostrarlo al mondo.

Con queste parole la senatrice Monica Cirinnà ha celebrato l’11 ottobre, approfittando del Coming Out Day per ricordare ai colleghi parlamentari i ritardi mostruosi della politica italiana nei confronti di una legge contro l’omotransfobia.

Dobbiamo però ricordare anche le molte, troppe situazioni in cui fare coming out comporta rischi o è addirittura impossibile, per le resistenze culturali, per i troppi pregiudizi che ancora sono presenti. Come dimostrano i risultati dell’indagine dell’Eurobarometro, l’Italia è stabilmente al di sotto della media europea per tasso di discriminazione delle persone LGBT+. In altri Paesi, addirittura, fare coming out è pericoloso perchè esistono leggi assurde che ancora criminalizzano chi sceglie di essere e amare chi vuole. Dai Paesi in cui queste leggi esistono provengono molti richiedenti asilo, ai quali non possiamo voltare le spalle: quelli non sono e non saranno mai paesi sicuri, voglio ribadirlo oggi.

Una presa di posizione netta nei confronti del recente e discusso decreto sicurezza targato Di Maio/Bonafede, che ha incredibilmente etichettato come ‘sicuri’ Paesi fortemente omofobi. La senatrice Cirinnà, madre delle unioni civili italiane, si è così appellata alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e ai colleghi di maggioranza.

In Senato sono stati depositati alcuni testi contro l’omobitransfobia, tra cui quello a prima firma della collega Maiorino di M5S e quello a mia prima firma. Sono testi equilibrati, largamente sovrapponibili, che possono rappresentare una utile base di confronto per dare all’Italia una legge attesa da troppo tempo, che completi e renda effettivo il quadro delle misure di contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Ne ho già chiesto la calendarizzazione e oggi chiedo a Lei, Signora Presidente, e ai capigruppo di maggioranza in Commissione Giustizia di fare in modo che il Senato possa al più presto iniziarne l’esame. Non possiamo perdere altro tempo.

Finché non ci scappa il morto, verrebbe da aggiungere, visto il drammatico elenco quotidiano che puntualmente siamo costretti a snocciolare, da nord a sud, riguardante l’omotransfobia. Se non ora quando?

Ti suggeriamo anche  Cattolica, coppia lesbica vittima di un condomino omofobo