Monica Cirinnà: le “unioni civili” restano tali e quali

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Intervista alla senatrice PD: è disinformazione dire che l'istituto ha cambiato nome

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Mentre la rete si infiamma tra pro e contro, con le mille ironie che fioccano su Twitter e Facebook sul termine “formazioni sociali stabili” introdotto ieri, abbiamo sentito la relatrice del disegno di legge, Monica Cirinnà, per capire se è vero che l’istituto giuridico abbia cambiato nome e come procederà la discussione in Commissione ed in Aula.

Monica, cosa è successo ieri in Commissione Giustizia e quale è l’emendamento che è stato approvato?

Ieri in Commissione è successa a mio parere una cosa molto importante cioè abbiamo ribadito che le unioni civili saranno un istituto giuridico che daranno diritti alle coppie tra persone dello stesso sesso. Siamo usciti da quell’ostruzionismo e da quelle richieste retrive che ci dicevano solo diritti alle persone. Finalmente nelle leggi italiane è stato stabilito che sono le coppie composte da due uomini o da due donne a diventare soggetto di diritto.

Avrai visto che in queste ore, da quando si è diffusa la notizia di questo emendamento che parla di formazioni sociali specifiche, sulla rete si sono diffusi tutta una serie di commenti anche fortemente critici su questa definizione che sembra abbia cambiato il nome dell’istituto giuridico a cui volete dar vita.

Penso che il disfattismo e la critica sterile non portino da nessuna parte nel momento in cui l’Italia finalmente, con un estremo ritardo, affronta una questione di diritti umani. Disinformare non serve: noi, come Partito Democratico, non abbiamo fatto altro che stare fermi sul punto fondante del nostro programma su cui Matteo Renzi ha vinto le primarie e cioè costruire l’istituto giuridico delle unioni civili. Mai si è parlato di matrimonio egualitario, ci arriveremo nel tempo come è successo ad altri paesi. Siamo rimasti nel solco dell’articolo 2 della Costituzione e della sentenza 2010 della Corte Costituzionale, che dice di dare diritti alle coppie dello stesso sesso perchè sono “formazioni sociali”.

Quindi ci confermi che le unioni civili rimarranno e non cambieranno nome?

Ma assolutamente no. Chi vuole fare disinformazione la continui pure a fare. L’istituto si chiama unioni civili e quando si andrà dal Sindaco a sottoscrivere l’unione civile ed ad assumere diritti e doveri reciproci, il Sindaco dichiarerà Giovanni e Paolo uniti civilmente ai sensi della legge ed a questo punto scatteranno tutti i diritti delle persone sposate. Come sappiamo, rimarranno discriminate unicamente per l’adozione piena dell’articolo 6 e per quanto riguarda la possibilità di adire alla legge 40, quella sulla procreazione assistita.

Nonostante questa precisazione, l’NCD ha votato contro. Ma l’atteggiamento loro è mutato? Essere venuti incontro rispetto alle richieste di un pezzo, per quanto minoritario, del Partito Democratico, spiani di più la strada all’approvazione rapida del ddl?

Noi auspichiamo che questo accada. Il dialogo serve anche a costruire percorsi più semplici. E’ evidente che noi sappiamo che sui punti fondanti di cui vi ho parlato prima non ci può essere trattativa. Se il NCD riterrà che la legge è inaccettabile per i loro valori etico-morali, pazienza, noi andiamo avanti perchè i numeri li abbiamo. Io sottolineo piuttosto con estremo interesse questo dialogo tra il Movimento 5 Stelle, i Socialisti e SEL. Quando si parla di diritti civili e quando si mette mano al diritto di famiglia, più si è e meglio è ed in questo il Movimento 5 Stelle sta dimostrando di avere voglia di portare a casa un risultato importante.

La tempistica prevista?

La tempistica dipende molto da ciò che accadrà nelle prossime sedute di Commissione. Qualcuno ha scritto oggi sui giornali che sono stati votati 150 emendamenti: io dico magari, in realtà ne abbiamo votato poco più di una decina e gli altri sono decaduti a seguito dell’approvazione dell’emendamento e della sua nuova qualificazione giuridica. Faremo tre sedute a setimana, faremo anche delle notturne. Noi vogliamo rispettare il calendario che ci ha indicato Matteo Renzi: in aula prima del 15 ottobre, con o senza relatrice, con o senza aver concluso l’esame degli emendamenti. Non ci facciamo fermare dall’ostruzionismo: se questo andrà avanti nonostante i segnali di dialogo che ieri abbiamo ribadito, andremo avanti da solo.

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