Montecitorio: sciopero della fame per il sì ai matrimoni gay

Inizierà lunedì lo scioperto della fame di Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia, pronti a digiunare davanti al Parlamento fino al riconoscimento della loro unione da parte delle istituzioni

Roma – Un piazzale particolarmente affollato. Così si preannuncia domani, lunedì 5 gennaio, Piazza Montecitorio, dove Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia, leader del movimento Gay Italiani, terranno una conferenza stampa per spiegare le ragioni del loro sciopero della fame. I due chiedono alle istituzioni di essere riconosciuti come ‘coppia‘. Fino a quando non otterranno un riconoscimento ufficiale, che dia loro gli stessi ed identici diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali regolarmente sposate, continueranno ad oltranza lo sciopero della fame.

Francesco e Manuel (qui una loro video intervista) sono una coppia gay di Savona. Vivono insieme da oltre un anno, condividendo tutto, casa, amici e interessi comuni, fino a quando un episodio ha sconvolto la loro vita.

Francesco viene aggredito, i due sono in vacanza, a Mykonos, dove mancano tra l’altro le strutture mediche necessarie per emergenze simili. Manuel, per la prima volta, si rende conto quale condizione di inferiorità sono costretti a dover subire, in quanto coppia omosessuale, rispetto ad una coppia eterosessuale, regolamente sposata.

Perso Francesco, Manuel si ritroverebbe senza l’amore della propria vita ma anche senza casa, una volta tornato a Roma, e senza diritti. Da questo episodio, insieme, decidono di reagire, cercando una tutela.

Corsi in Comune, chiedono l’autorizzazione a sposarsi, ricorrendo conseguentemente alla Corte Costituzionale in risposta all’ovvia negazione. Domani, lunedì 4 gennaio, il passo successivo, quello roboante: lo sciopero della fame ad oltranza davanti Montecitorio, per richiamare l’attenzione dei politici sulla loro condizione civile.

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Aspettando la sentenza della Corte Costituzionale, un altro passo deciso verso un diritto costituzionalmente garantito: il matrimonio gay

di Federico Boni