“Alessandra ha detto sì”

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Un caso dopo l'altro: Damiano, contro i diritti dei gay e per "l'Assessorato alla Carità".

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Non c’è pace, sul versante dei diritti delle persone lgbt, per Alessandra Moretti, renziana e candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Veneto.

Dopo il candidato ex leghista che, lui, i gay li chiama culattoni, dopo la doppia firma al documento pro-gay e a quello anti-gay , oggi emerge un altro supporter discutibile. È Lorenzo Damiano, candidato nella Lista Moretti in quota “Pescatori di pace”, un movimento, come spiega lo stesso Damiano, nato a Medjugorje “durante un momento di preghiera” e che sul suo manifesto ha appunto l’immagine della Madonna.

In un’intervista rilasciata a La Stampa, Damiano spiega di volere “evangelizzare la politica” e “riportare al centro i valori cristiani”. “Basta con questa ideologia gender, il genitore 1 e il genitore 2, l’affitto di uteri, l’adozione gay, il matrimonio gay, le unioni civili…” dichiara il candidato. Confessa, Damiano, di volere un polo di centrodestra che contrasti “in modo leale il Pd”. Alla legittima domanda del giornalista su cosa ci stia a fare, allora, nella Lista Moretti, Damiano risponde: “Perché ho parlato ad Alessandra. E Alessandra mi ha ascoltato, ha capito. E alla fine ha desso sì. Lei ha aperto una strada a Pescatori di Pace”. Punta in alto Damiano, perché no, anche ad un assessorato. Quale vorrebbe? Quello “alla Pace e alla Carità”.

Ma non è tutto.

Nonostante l’intervento di Arcigay Vicenza in difesa di Moretti, in cui il presidente del circolo locale dell’associazione lgbt parlava di “scivolone”, in riferimento alla firma ai due documenti contrapposti su “famiglia naturale” e politiche pro gay, rispondendo privatamente alle domande di Stefano Arte, un ragazzo che le chiedeva spiegazioni, Moretti ha rivendicato entrambe le firme sostenendo che non si contraddicono in alcun modo. Appellandosi al “metodo dell’ascolto”, Moretti scrive: “Con questo stesso metodo ho deciso di raccogliere sia l’appello del Forum cattolico delle associazioni familiari che quello delle associazioni LGBTI del Veneto. Due appelli che, di fatto, non sono in contrasto tra di loro: il primo chiede alla Regione di valorizzare le famiglie con figli e di sostenerle anche attraverso incentivi di tipo fiscale; il secondo chiede invece un impegno forte contro l’omofobia e contro ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale”. “Non solo ho sottoscritto i due documenti – continua la candidata -, ma ho anche inserito nel mio programma proposte molto concrete come il “bonus bebè” di 100 euro al mese per il primo anno di vita dei bambini nati in Veneto o la figura del “fiduciario sanitario” per garantire alle persone omosessuali ricoverate in ospedale l’assistenza del proprio compagno o della propria compagna. Dare più tutele a chi non ne ha, non vuol dire limitare la libertà o il pensiero degli altri, ecco perché non è incoerente firmare i due documenti“.

Contrariamente a quanto sostiene Moretti, però, nel documento del Forum Veneto delle Associazioni Familiari si chiede ai candidati di impegnarsi ad “approvare una Legge regionale sulla famiglia naturale che non includa altre forme di convivenza che assimilano al loro interno i rapporti interpersonali a quelli unici e irriproducibili propri della famiglia naturale come definita dalla Costituzione all’art. 29″. La piattaforma Comeout sviluppata da A Fare il Veneto Comincia tu , invece, parla di “promuovere una definizione inclusiva del concetto di famiglia nelle politiche regionali” con esplicito riferimento alle “famiglie LGBTI, promuovendo il rispetto e il riconoscimento in maniera paritaria e coerente dei diritti di tutte le famiglie”. Insomma, la contraddizione è evidente. L’unica a non vederla sembra Alessandra Moretti. Per fortuna, la campagna elettorale si chiude oggi.

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