Moretti, programma sui diritti cvili: 10 centri anti discriminazioni

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Dopo le polemiche sul candidato omofobo, la candidata alla Regione Veneto risponde così.

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Alle nostre domande su Twitter , la candidata del Pd (e di tutto il centrosinistra) alla presidenza della Regione Veneto, Alessandra Moretti, aveva risposto che lunedì (l’11 maggio, ndr) avrebbe pubblicato un’ulteriore parte del suo programma, quella sui diritti civili. Ieri nel tardo pomeriggio, quella parte del programma è apparsa sul sito di Moretti. Le domande erano nate a seguito della notizia della presenza, nelle liste che appoggiano l’aspirante presidente, di tale Santino Bozza, ex bossiano forgiato alla scuola di pensiero di Borghezio e Gentilini, autore di dichiarazioni quali “i gay sono malati, ma purtroppo esistono” o “se vedo due uomini che si baciano, sputo a terra” e via discorrendo.
Nei giorni successivi all’uscita della notizia, viste le polemiche che ne sono nate, lo stesso Bozza aveva tentato il dietrofront spiegando di essersi pentito per quelle dichiarazioni e di avere cambiato idea nel corso di questi anni e di essere, ora, convinto che “sia importante rispettare i diritti civili di tutte le persone. E ritengo che chiunque si ami debba essere assolutamente libero di poterlo fare”. Ed ha aggiunto di avere “accettato di candidarmi rispettando un programma che dice cose molto chiare anche sui temi dei diritti civili”.
Ma quali sono queste cose “molto chiare”?

Nella sezione “Sanità e sociale” del programma di Alessandra Moretti, apparsa ieri nel tardo pomeriggio sul sito, si legge (tra le altre cose che riguardano altri temi): “10 centri contro le discriminazioni. Realizzerò 10 centri capaci di contrastare omofobia, razzismo, bullismo e discriminazione di genere in maniera efficace e concreta”. Di nuovo su Twitter abbiamo chiesto alla candidata di darci qualche dettaglio in più: da chi saranno gestiti questi centri? Che significa “efficace e concreta”? Moretti ha risposto così: “realizzati nelle 10 città più grandi del Veneto con i comuni e le associazioni del territorio e finanziate da regione”.
Pochi dettagli, a dire il vero: quando si parla di bullismo, si pensa a interventi nelle scuole? Il contrasto all’omofobia passa da provvedimenti precisi? A quali associazioni del territorio pensa, infine? Nessun accenno, poi, alle possibilità che le Regioni hanno di attivare strumenti per le coppie same-sex e le loro famiglie, le quali, ancora, non possono contare su nessuna tutela da parte dello Stato.

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