Mosca: il Gay Pride si fa comunque

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Nonostante i “no” della politica e in nome di Dio si prepara la sfilata del primo Pride russo, in supporto del quale parteciperà anche una delegazione italiana.

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MOSCA – La sfilata del Gay Pride nella capitale russa, osteggiata da politici e leader religiosi, si farà comunque. Il 15 maggio gli organizzatori del Pride in rappresentanza della comunità LGBT Lesbica Gay Bisessuale e Transessuale hanno richiesto nuovamente all’amministrazione locale di autorizzare il passaggio per le vie cittadine del corteo, in nome «della tolleranza nonché del rispetto dei diritti e libertà delle persone di orientamento omosessuale in Russia». L’ennesimo rifiuto è stato motivato dal voler mantenere la sicurezza e l’ordine nella città ma dietro c’è, fortissimo, il sospetto che non si voglia cedere sul terreno della visibilità alla minoranza non eterosessuale in un paese nel quale fino al 1993 l’omosessualità era perseguibile penalmente. Del resto l’opposizione al Pride è fortissima perché unisce in un solo fronte reazionario le fazioni politiche di estrema destra e quelle religiose. Queste ultime, solitamente impegnate a screditarsi l’un l’altra pur di accaparrarsi qualche seguace in piu’, hanno trovato nell’omofobia e nell’odio verso le diversità un minimo comune denominatore e in questa circostanza si sono riunite in una “santa alleanza” davvero inquietante per la minoranza sotto attacco, accusata anche li, in modo del tutto irrazionale, di essere una minaccia per “la famiglia” e l’indice demografico, peraltro in Russia già bassissimo e non certo per via delle coppie same-sex. I rappresentanti dell’Unione dei cristiani russi di fede evangelica, della Chiesa Ortodossa russa, degli ebrei e dei musulmani russi hanno preannunciato contro manifestazioni in difesa della morale e dal canto suo il rappresentante Vaticano nella capitale russa, arcivescovo Mennini, aveva già a suo tempo apprezzato la decisione del sindaco Yuri Luzhkov di impedire la manifestazione per i diritti degli omosessuali.
Dall’Italia sarà presente una delegazione di attivisti tra i quali il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice e il responsabile esteri Renato Sabbadini. Arcigay ha sollecitato in una lettera al nuovo capo della Farnesina, Massimo D’Alema, l’attenzione del ministero nel caso in cui sabato prossimo la situazione dovesse farsi difficile. «Vogliamo portare con un gesto concreto la nostra vicinanza e il nostro sostegno alle associazioni LGBT russe» ha detto Lo Giudice, «La situazione italiana, sicuramente diversa da quella russa ma ancora così lontana dal resto d’Europa, quanto a rispetto della dignità e dei diritti delle persone omosessuali, ci ha insegnato quale sia l’importanza del sostegno internazionale». Sabbadini ricorda che «La comunità gay e lesbica moscovita è recentemente bersaglio di ripetute intimidazioni e aggressioni. A rendersene protagonisti uno strano mix di fanatici religiosi e nazionalisti, vecchiette che sorreggono icone di santi e teppisti di strada, uniti in un’inquietante santa alleanza contro quelli che chiamano i “perversi” o i “sodomiti”.» Negli ultimi tempi si erano già rivolti alle autorità russe rappresentanti del Consiglio d’Europa come Davis e Di Stasi, invitandole a rispettare quelli che sono ormai internazionalmente riconosciuti come i diritti fondamentali dei cittadini, come la libertà di manifestare. (RT)

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