Mosca: la polizia ferma 15 gay mentre vanno a votare

Tra tutte le denunce di brogli e violazioni della libertò di voto che pendono sul Cremlino per le elezioni politiche di ieri, arriva anche quella di alcuni attivisti a cui è stato impedito di votare

Le richieste di chiarimenti e di indagii sul reale svolgimento delle elezioni per il rinnovo del parlamento russo di ieri arrivano da ogni dove. Washington parla di persone che hanno votato quattro volte e di evidenti violazioni della libertà di voto. Ma uno degli episodi più significativi, a supporto delle teorie che parlano di brogli, è successo a Mosca. Tredici omosessuali sono stati fermati dalla polizia mentre si apprestavano a votare nello stesso seggio del sindaco della città. Lo ha riferito la radio Eco di Mosca. Il piccolo gruppo intendeva in realtà fare una pubblica protesta contro il sindaco, noto per le sue posizione omofobe, e in linea di massima contro tutti i partiti.

Lo ricorderete tutti, stiamo parlando dello stesso sindaco che vietò il Pride e che si rese politicamente responsabile della repressione violenta che subirono gli attivisti che decisero di prendervi parte nonostante il veto.

La protesta, questa volta, avrebbe dovuto avere luogo sotto gli occhi dello stesso sindaco, Yuri Lujkov, ma i militanti omosessuali sono stati portati via dalla polizia prima che questi arrivasse al seggio. Il gruppo di omosessuali – tra cui c’era anche Nikolai Alekseiev, noto per essere tra gli organizzatori del Pride di Mosca, in occasione del quale fu arrestato, è stato portato al commissariato più vicino.

«Non facciamo nulla di proibito, andiamo solo a votare», ha dichiarato Aleksieev al momento dell’arresto, secondo l’agenzia russa Intefax. Le 15 persone arrestate, donne e uomini, avevano annunciato su internet che intendevano scrivere «no all’omofobia» sulle schede elettorali.

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