I gay potrebbero annientare la lobby delle armi americana

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Secondo la stampa USA la comunità LGBTQI può esprimere una cultura e un'identità così forti da sconfiggere la lobby delle armi.

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Di seguito una sintesi in italiano di un ottimo editoriale pubblicato sul Washington Post il 17 giugno 2016.

È una routine molto familiare per gli Americani: eccidi di massa, drammatiche richieste di cambiamento, nessuna azione. Ma questa volta le cose sono leggermente diverse: non per il numero altissimo di persone ucciso ad Orlando o perché questo efferato attentato fosse un attacco terroristico, con una matrice di odio omofobico. Ma perché le vittime erano parte di un movimento sociale con un’infrastruttura interna e una coscienza collettiva senza pari all’interno del movimento per il controllo delle armi (che in America si oppone al diritto di possedere un’arma). È perché l’attacco era contro i gay, e la loro comunità è ben organizzata.

Oggi la comunità LGBTQI è fatta di gruppi potenti, capace di mobilitare le masse con campagne come quella di NOH8 o con la Human Rights Campaign. Questo apparato sfaccettato è uno dei più efficienti movimenti politici dell’America contemporanea. Ha affrontato l’indifferenza dell’opinione pubblica conseguente all’epidemia dell’AIDS, la violenza continua (è uno dei gruppi con la più alta densità di crimini d’odio), leggi che criminalizzano l’omosessualità e diffondono l’intolleranza.

Per contrastare questi problemi la comunità queer si è focalizzata non tanto sul cambiare le leggi quando sul cambiare la cultura. Dopo Stonewall gli attivisti hanno spostato il focus sul guadagnare supporto e simpatia nell’America eterosessuale. Hanno invitato le persone gay a fare coming out con gli amici e con la famiglia, un rituale sociale che ha una forte valenza politica (e questo i gruppi LGBTQI lo hanno imparato dal femminismo). I militanti hanno anche diffuso messaggi di accettazione riguardo al problema dei diritti omosessuali, ponendo il problema del matrimonio egualitario come il diritto per tutti di amare.

Questo ha funzionato. Secondo i sondaggi di Gallup (un’organizzazione di ricerca americana), negli ultimi venti anni il supporto degli Americani al matrimonio egualitario è salito dal 30 al 60 percento. Molte persone hanno rivelato di aver cambiato il loro atteggiamento perché conoscono un membro della comunità LGBTQI – quello che i sociologi chiamano “l’ipotesi del contatto”. Oggi i gruppi gay hanno i mezzi organizzativi, finanziari e culturali per ambire ad opportunità politiche sempre più alte.

Una simile ascesa culturale riguarda la politica americana sulle armi. Negli ultimi 50 anni, la National Rifle Association (l’ente americano che si occupa della detenzione delle armi da fuoco) ha convinto moltissimi americani che il possesso di una pistola è una prerogativa vitale per la legittima difesa e la chiave di volta per essere cittadini responsabili e protetti.  L’organizzazione ha portato questa retorica galvanizzante ad un livello nazionale attraverso la lobby delle armi. Ma è servita anche pressione culturale. Le pubblicità sui giornali e sui media hanno fatto cifre milionarie. E i corsi di addestramento organizzati dalla NRA – frequentati da centinaia di migliaia di americani ogni anno – presentano il possesso di un’arma di difesa come un dovere civico. Oggi, moltissimi americani vedono la pistola come un qualcosa da portarsi dietro come un portafogli o un cellulare. L’ascesa è tanto intensa quanto quella del matrimonio egualitario: negli ultimi 15 anni, la credenza che una pistola renda una casa più sicura è salita dal 35 al 63 percento. Anche gli americani che non posseggono un’arma ritengono che sia una prerogativa per la sicurezza.

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La lobby delle armi e il movimento LGBTQI sanno entrambi che un cambiamento politico richiede un cambiamento culturale. Richiede una grande organizzazione sociale e l’abilità di connettere un un problema non solo ad una serie di credenze, ma ad un senso di identità. Ora come ora, il movimento per il controllo delle armi non possiede questi strumenti. Se si riesce quindi a mobilitare il movimento LGBTQI contro il movimento per le armi, l’NRA potrebbe finalmente avere un duro smacco.

Non sarà facile: l’NRA ha un programma di propaganda nei confronti di ingenti gruppi di voto in Stati strategici. E la loro disponibilità finanziaria è molto ampia: il budget dell’NRA è sette volte più grande di quello della Human Rights Campaign. Non è altresì chiaro se tutti i gruppi gay siano a favore del controllo delle armi: alcuni sentono il diritto alle armi come un modo per proteggere le vite degli omosessuali, come il Pink Pistols Group. Il parere della comunità LGBTQI sul tema è piuttosto vario.

D’altra parte però molti democratici sostenitori del controllo delle armi e allo stesso tempo attivisti LGBTQI stanno già unendo le due cause. L’attore, autore e attivista George Takei ha descritto la battaglia per il controllo delle armi come “il prossimo capitolo della storia del movimento LGBTQI”. La strage di Orlando è un esempio plateale della violenta intolleranza che le persone LGBTQI devono affrontare ogni giorno, perpetuata anche attraverso l’utilizzo delle armi. Se finora l’NRA ha potuto definire i termini del dibattito sulle armi a suo favore, ora il movimento LGBTQI potrebbe avere la possibilità di ribaltare la situazione.

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