16enne picchiato per una camicia a fiori: ‘ricchi*ne, ti sparo e ti faccio morire’

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Omofobia a Napoli per una semplice camicia a fiori.

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L’ennesimo episodio di omofobia all’italiana arriva da Napoli.

Un 16enne è stato aggredito lunedì scorso, alle ore 18:30, solo e soltanto perché ‘colpevole’ di indossare una camicia a fiori. A denunciare l’accaduto l’associazione “Non una di meno”. Queste le parole del ragazzo.

“Ero in compagnia di mio cugino. Stavamo uscendo dalla Floridiana, quando sul viale principale abbiamo incrociato un ragazzo sulla trentina, che senza nessun tipo di interazione, ha iniziato ad insultarmi per la mia camicia”. “Ma che cazzo di camicia ti sei messo addosso? Ricchione“, mi ha gridato. Io non gli do retta, non rispondo perché la mia camicia è favolosa, e continuo a camminare. Lo stronzo però mi raggiunge e con uno schiaffo seguito da un pugno, mi manda a terra e inizia a colpirmi ripetutamente con calci mentre urlava “Tu non sai chi sono io, ti sparo e ti faccio morire qua”. “Tutto è avvenuto davanti a diverse persone, che però non sono intervenute. L’unica cosa che hanno detto è stata ‘Non lo prendere a calci, che poi si rompe’. A quel punto, l’aggressore mi ha intimato di andarmene e così ho fatto”.

Finito in ospedale, il giovane ha denunciato l’aggressione alle forze dell’ordine. Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha così commentato l’accaduto: “Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza al ragazzo vittima di violenza e odio e ringraziamo ‘Non una di meno’ per la denuncia pubblica. I fatti raccontati ci spingono ancora una volta a chiedere l’immediata discussione della legge regionale contro l’omofobia, ferma imperdonabilmente da troppo tempo. Invitiamo tutte le cittadine tutti i cittadini a fare fronte comune contro l’intolleranza e lo odio sabato 30 giugno a Pompei per il Pride”. “Solo l’alleanza tra le forze democratiche, civili e libere di questo paese possono creare un argine vero alla deriva violenta, razzista, misogina nel nostro Paese. Occorre da subito di partire nelle scuole e tra i giovanissimi e per ricostruire una nuova cultura dell’accoglienza e del rispetto di tutti e di tutte”.

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