Napolitano si è dimesso: lascia un Paese senza diritti lgbt

Rvediamo i nove anni di presidenza di Napolitano, tra lotta all’omofobia e unioni civili.

Giorgio Napolitano si è dimesso oggi. Come annunciato all’indomani della sua seconda elezione (Napolitano è l’unico presidente della storia dell’Italia repubblicana ad essere stato eletto due volte), il Presidente non completa il suo secondo mandato. E mentre imperversa il toto-nomi su chi sarà il suo successore e sul nome del prossimo presidente pare giocarsi una partita importante in termini di alleanze ed equilibri parlamentari tra Pd, alleati e opposizioni, vi proponiamo una breve carrellata di quello che ha rappresentato per la comunità lgbt italiana la presidenza di Napolitano.

IL RAPPORTO CON IL MOVIMENTO LGBT

Il Presidente appena dimessosi ha cercato di mantenere un dialogo con le associazioni e il mondo lgbt. In occasione della Giornata Mondiale Contro l’Omotransfobia, nel 2010, Napolitano incontrò le associazioni. Quel giorno salirono al Colle Arcigay, Arcilesbica, Certi Diritti, Circolo Mario Mieli, Di’gay project, Mit, Agedo, Famiglie arcobaleno, I-ken, Rete Lenford e Gaylib. A loro, Napolitano disse che quella della lotta all’omofobia “non è soltanto la causa delle associazioni degli omosessuali, così come la causa dei diritti delle donne non è solo la causa delle associazioni delle donne. È una causa comune, è una causa generale, è una questione di principio, è una questione di fondamento costituzionale”. Un accenno, in quell’occasione, il Presidente fece anche alla questione del riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso: “È indubbio che si debba avere un adeguamento delle normative per superare discriminazioni, per sanzionare violenze ed anche per affrontare con tutta la libertà, e sapendo che si tratta di un tema controverso, il tema dei riconoscimenti da dare”.

Nel 2011, in occasione della conferenza internazionale che l’Ilga tenne a Torino, l’associazione ricevette il saluto ufficiale del Presidente . In un telegramma, Napolitano si disse compiaciuto che fosse “l’Italia ad ospitare una conferenza di respiro europeo su un argomento così importante e attuale. La piena libertà e il rispetto delle scelte di ciascuno in ambito in ambito sessuale sono infatti certamente tra gli aspetti più delicati e cruciali per una più compiuta affermazione dei diritti della persona umana nel mondo contemporaneo”.

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Nel 2011 conferì la medaglia di bronzo ad Arcigay Trieste per il progetto “A scuola per conoscerci” destinato alle scuole superiori.

Infine, nel 2012, Napolitano inviò un messaggio ad Arcigay riunita in congresso per rinnovare la presidenza. Salutando l’assemblea, l’inquilino del Quirinale auspicò “che da essa possano scaturire elementi utili e significativi per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea contro ogni discriminazione inerente alla identità sessuale”.

CONTRO L’OMOFOBIA

Sull’omofobia, Giorgio Napolitano, ha più volte espresso posizioni di condanna auspicando che la legge si occupasse del problema. Molti i messaggi in questa direzione mandati in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omotransfobia. Nel 2009 aveva definito l’omofobia come un fenomeno che nasce dall’ignoranza e “da un allontanamento spesso inconsapevole dalla Costituzione” richiamando l’articolo 2 della Carta Costituzionale e “i valori della non discriminazione e dell’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso”.

Oltre ad aver ricevuto le associazioni nel 2010, nel 2013 espresse vicinanza alle vittime dell’omotrasfobia . “Un pensiero particolare – disse – va a quei giovani che per questo hanno subìto odiosi atti di bullismo che, oltre ad aggravare le manifestazioni di discriminazione, alimentano pregiudizi e dannosi stereotipi”. Una posizione ribadita anche in occasione dell’ultima Giornata contro l’Omofobia . Nel 2012, in un messaggio inviato ad Arcigay per un convegno in occasione del Bologna Pride , il Presidente scrisse che “è inaccettabile che il percorso professionale di cittadini che sono parte integrante della nostra società civile possa venire ostacolato da ingiustificabili comportamenti omofobi, frutto di ignoranza e di intolleranza, profondamente lesivi della dignità della persona”.

SU UNIONI CIVILI E MATRIMONIO EGUALITARIO

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Sempre piuttosto debole, invece, la posizione sul riconoscimento delle coppie gay e lesbiche e delle famiglie omogenitoriali. In un messaggio mandato nel 2007 alla Conferenza sulla Famiglia in corso a Firenze , Napolitano (allora al suo secondo anno da Presidente) spiegò che rientra nell’ambito “del discorso pubblico sulla famiglia, la soluzione, che comunque non può essere elusa, dei problemi per quanto delicati di un riconoscimento formale dei diritti e dei doveri di unioni che non sono confondibili o equiparabili rispetto alla famiglia fondata sul matrimonio, ma che vanno concretamente assunte come destinatarie dei principi fondativi della Costituzione senza alcuna discriminazione”.

Più recentemente, nel 2012, su sollecitazione di quattro parlamentari del centrodestra che gli chiedevano di intervenire sulla sentenza della Corte Costituzionale sulle coppie gay, aveva concluso rimandando al Parlamento il compito di decidere in materia senza, di fatto, esprimere posizioni nette sulla questione. Qualche giorno dopo, un estratto del libro appena pubblicato da Gian Luigi Nuzzi sul Vaticano raccontava di una cena tra lo stesso Napolitano e

all’allora Papa Josef Ratzinger in cui il capo del Vaticano avrebbe presentato al Presidente un documento con cui si chiedava di “evitare equiparazioni legislative o amministrative fra le famiglie fondate sul matrimonio e altri tipi di unione”. Nessun commento arrivò dal Quirinale.

L’ITALIA RESTA AL PALO

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Un interesse, quello mostrato da Napolitano in questi nove anni di presidenza, certamente maggiore rispetto a quella dei suoi predecessori, ma ancora lontano dalla fermezza espressa dai suoi omologhi europei. Nonostante le posizioni espresse, specialmente in tema di omofobia, nessun risultato è ancora stato raggiunto sulle questioni che riguardano la comunità lgbt italiana. La legge contro l’omofobia, il cui testo è controverso e criticato sia dal movimento lgbt che dai detrattori, giace impolverato in commissione Giustizia del Senato. E sempre nella stessa commissione è fermo il testo sulle unioni civili. Sulle questioni che riguardano i diritti civili, insomma, al Presidente è mancata la fermezza e il piglio dimostrato per altri temi e che gli sono valsi l’appellativo di “Re Giorgio”. Napolitano lascia un’Italia non all’altezza degli alleati europei, tutti nettamente più avanzati sia sulla lotta all’omofobia che sul riconoscimento delle coppie gay e lesbiche e delle loro famiglie.

(foto: Repubblica.it)