Nel nuovo razzismo, le vittime sono i gay

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Presentati oggi i risultati di una ricerca su "Il razzismo in Italia" svolta dal Dipartimento di Ricerca sociale e metodologia sociologica dell'Università La Sapienza di Roma.

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ROMA – Sono stati presentati questa mattina in Campidoglio i risultati di una ricerca su “Il razzismo in Italia” svolta dal Dipartimento di Ricerca sociale e metodologia sociologica dell’Università La Sapienza di Roma per commissione dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei). I dati sono il risultato delle interviste di 2.200 giovani tra i 14 e i 18 anni fatte in tutta Italia, coprendo centri grandi medi e piccolissimi della penisola, come ha spiegato il Prof. Enzo Campelli che ha diretto l’indagine.
“Un filo rosso lega sicuramente tutte le minoranze e l’atteggiamento della maggioranza nei loro confronti”, ha affermato l’esperto, cominciando a descrivere come viene percepita in generale la diversità. “Oggi esistono insomma forme di razzismo strisciante, subdole e sono quelle più forti e diffuse, in modo per giunta trasversale, nella nostra società”.
“Primi nella classifica tra coloro che sono percepiti dei ‘diversi’, sono gli zingari; poi gli omosessuali, quindi quelli di un’altra religione, di un altro partito politico, di diversa estrazione sociale, infine di diversa origine etnica”, spiega il prof. Campelli. In quanto ad accettare il multiculturalismo, solo il 12% dei giovani è favorevole, mentre il 25% si dichiara nettamente contrario.
Circa il pregiudizio, gli allarmi e gli stereotipi, il 24,1% dei giovani è convinto ad esempio che “gli immigrati inquinano le nostre tradizioni e la nostra cultura”, il 46,5% è affetto da una “sindrome di accerchiamento” e teme che “di questo passo saranno più di noi”. Il 56% è convinto che “i musulmani hanno leggi crudeli e barbare”; il 17,4% che “quando si parla dello sterminio degli ebrei si esagera su quello che è davvero successo”.

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