“NESSUNO PIÙ NORMALE DI ME”

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"Arcigay ha rivelato la mia omosessualità, ma io non amministro per i miei gusti sessuali". Rosario Crocetta, primo sindaco gay d'Italia, si rivela a Gay.it. E annuncia lotta...

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GELA (Caltanissetta) – Mi si conceda una punta di orgoglio nella vicenda che coinvolge il nuovo sindaco di Gela Rosario Crocetta, essendo io siciliano. Lo stato di diritto, attraverso il Tar Sicilia, ha ribaltato l’esito delle elezioni amministrative e indicato in Crocetta il vero rappresentante dei gelesi. Esce di scena Giovanni Scaglione di Forza Italia e il governo della città affidato a un rappresentante del Pdci. Esulta l’Arcigay; perplesso Enrico Oliari, leader di Gay Lib: “Ma si può dichiarare che una terra diventa più civile, perché il sindaco è gay?”. “Sicuramente sì – replica il segretario dei Ds siciliani, Antonello Cracolici – la nostra terra ha bisogno di uno come Rosario.” Somiglia ad un fanciullo felice, nel concedere questa intervista esclusiva a noi di Gay.it: “finalmente”, dice, “qualcuno con cui parlare con piacere” e ci rivela in anteprima il suo primo atto da sindaco.
Come si sente un sindaco che ha sbaragliato l’en plein del centrodestra in Sicilia?
Intanto sono una persona che non si abbatte nella sconfitta e non si esalta nel trionfo. I gelesi mi avevano votato, mi avevano eletto e ho visto come il voto è stato artefatto durante lo spoglio delle schede.
Cosa era successo?
Non erano stati annullati tanti voti nulli per il mio concorrente e invece era successo il contrario per me e, siccome la differenza era dello 0,1 per cento si renderà conto che bastava togliere un voto a sezione e il gioco era fatto.
Cosa vuol dire legalità in una città come Gela?
E’ importante partire dalla legalità del voto. Le dirò quello che ho fatto mezz’ora prima di parlare amabilmente con lei.
Ci dica signor sindaco.
Ho fatto una cosa che sembra nulla, ma ha la sua importanza, come effetto scardinante, ed è il primo provvedimento del genere che viene fatto in Italia da un sindaco. Lo sto firmando in questo momento: “Si dispone con effetto immediato che tutte le gare per appalti di lavori pubblici, servizi e forniture, vengano celebrate alla presenza delle forze dell’ordine”.
Mio dio, ma è un atto fortissimo Crocetta, altro che nulla.
E’ un atto che ripristina una legalità e una trasparenza della pubblica amministrazione alla quale, spesso, i pubblici amministratori non vogliono sottoporsi.
Rosario, che città è oggi Gela?
Una città con 80 mila abitanti. E’ stata una colonia greca, distrutta poi dai cartaginesi e ricostruita nel Medioevo da Federico II. Oggi è un luogo sublime, con una delle posizioni geografiche tra le più belle in Sicilia, con un golfo ed una spiaggia bellissimi, un patrimonio archeologico che annovera uno dei musei greci più importanti in Europa. Con un centro storico interessante anche se è stato devastato negli ultimi anni. Ma lo porteremo agli antichi splendori. Qui, a Gela tutti devono sentirsi cittadini del mondo.
Come prima cosa è andato dagli operai del Petrolchimico
Certo. Quello stabilimento non doveva essere fatto a circa 800 metri da luoghi abitati. Ora credo che bisogna poter coniugare lavoro e ambiente. Il mio programma è un nuovo Rinascimento. Noi dobbiamo seguire la modernità dell’industrializzazione e quella della salvaguardia del territorio. Siamo coscienti degli errori e degli orrori dell’industrializzazione.
La criminalità?
La criminalità si è imposta per interessi privati. Se io ho firmato mentre parlavamo questo provvedimento sugli appalti, mi pare che ne ho forte coscienza. I problemi della microcriminalità vanno risolti e i suoi adepti recuperati. Poi c’è il nocciolo duro, quello che non vuole ascoltare. Io ho aperto una diffida con questo mio atto, davanti a lei, rivolta proprio a loro. Credo che lo Stato dovrà valutare la forza di questo mio atto, non può sonnecchiarci sopra.
Quanti anni ha, sindaco?
Ho 52 anni. Sono vecchio, sa come si dice: “madame, le temps sa passe”.
Quali vili atti ha subito in campagna elettorale?
Di tutto. Una vergogna indicibile. Le dirò solo questo: durante quel periodo facevano girare dei volantini con la mia faccia ritratta sopra un corpo nudo di donna. In verità mi ero basito per una sola cosa: perché non era una donna bellissima, per cui, mettetemi pure in un corpo da donna ma che sia una bella donna.
Come è avvenuto il suo coming out?
L’ha fatto l’ArciGay per me, ma questo non mi disturba e non mi intralcia in nulla. Per me lo specifico sessuale non fa parte della politica. Io amministro nell’interesse generale della collettività e non per i miei gusti sessuali.
La disturba essere indicato come sindaco gay?
Non ne trovo ragione. Bisogna essere capaci di costruire una nuova normalità, senza finire nei ghetti. La mia mente e il mio corpo sono destinati all’afasia e, quando qualcuno mi chiede chi sono, se sono ebreo, cristiano o musulmano, ripeto col cuore: io non sono cristiano, né ebreo, né musulmano, ma entrambi. Non sono aria né terra, non sono acqua né fuoco ma rappresento tutto questo.
Un poeta della legalità. Lei ama Rumi?
Moltissimo. E poi basta con questo luogo comune per cui il Sud è meno tollerante del Nord. Non è affatto vero e i gay dell’isola lo sanno.
Nessuna intolleranza?
Credo che non c’è peggiore intolleranza della tolleranza. La tolleranza crea immediatamente una diversità. Se io dico di essere tollerante con un omosessuale, ho già creato un limbo di diversità. Non è questo a cui credo; tutti gli uomini devono realizzarsi nella propria identità, nell’essere polimorfo. Noi siamo il bene e siamo il male. I gay non vanno tollerati, noi per primi dobbiamo superare questi steccati artificiosi.
Rosario, si sente un referente per i gay siciliani?
Onestamente non riesco a capire in che cosa. Onestamente, non riesco a capire che problemi abbiano i gay siciliani. Parliamoci chiaro: io ho vissuto in una città difficile, dove qualche anno fa poteva essere un grave problema svelare esattamente i propri desideri sessuali; ma questo, alla fine, non ha impedito nulla. Oggi sono sindaco non di una città gay, ma di Gela!
Lei ha detto di essere insieme cattolico, comunista e omosessuale.
I suoi colleghi hanno sbagliato. Io non ho mai detto di essere cattolico. Io sono credente, con un’idea unica di dio. Sono religioso per le religioni!
Allora è anche comunista e omosessuale.
Certo, del Pdci. Sul mio essere omosessuale cosa devo dire? Se uno va a letto con una donna, che fa lo dice? Non capisco allora perché devo dirlo io se vado a letto con un uomo. L’idea di sventagliare la propria sessualità appartiene a chi è represso e pensa con questo di potersi liberare. Io non ho bisogno né di appendere manifesti né di negare. Se io affermo la mia differenza affermo la normalità degli altri e questo voglio contestare: che gli altri siano normali, più normali di me.
Sindaco, lei è più avanti della società italiana tutta.
Forse. Io posso avere una visione delle cose uguale a quella di un sindaco di Berlino, di Parigi o di Londra. La questione omosessuale non deve finire nei ghetti, dobbiamo smetterla e affrontarla con modernità e nuovi strumenti.
Le piace la poesia?
La pratico. Sono stato anche molto amico e legato a Dario Bellezza, un poeta che rimane sempre nel mio cuore.
Scrive poesie? Sindaco ce ne dica una per noi.
“Immagine imprevista, si specchia fra gli specchi,
della giostra. Silvio che ripete: l’eterno accaduto non accadrà!
Una Pentecoste handicappata. Nella prigione io De Sal e io Masoch
In una voce De Sade che ripete: l’eterno accaduto non accadrà!”
Ricordo questo e ve la dono, penso sia un pensiero abbastanza chiaro! C’è questo atteggiamento sadomaso con noi stessi e la società. Ecco: noi dobbiamo pensare all’unità dell’essere. La sessualità è una cosa bella, libera, bella.
Nessuna barriera?
Ma no. Via l’omosessualità, l’eterosessualità; esiste la sessualità. Questa spartizione è solo un’intenzione della società borghese.
Sì, ma mio amato sindaco, non è così facile far digerire questo.
E cosa vuole che le dica? Non appartengo a questo mondo!

di Mario Cirrito

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