New Jersey, parlamento dice sì e governatrice pone il veto

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Mentre la goernatrice di Washington firma la legge che introduce le nozze gay, quella del New Jersey annuncia il veto nonostante il sì del parlamento. In ballo c'è...

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La battaglia in New Jersey continua

Si prospetta un duro scontro in New Jersey sui matrimoni gay dopo che il Senato dello stato ha approvato una legge che li legalizza e il governatore, Chris Christie, ha minacciato di porre il veto se anche l’assemblea legislativa dirà sì alla misura. Il repubblicano, che era stato considerato uno dei possibili candidati alla Casa Bianca ed ora è uno dei nomi più accreditati come possibile vice di un eventuale ticket di Mitt Romney, infatti sostiene che preferisce che nello stato si svolga una referendum il prossimo novembre, in corrispondenza con le elezioni presidenziali, per decidere sulla questione. In ogni caso per i sostenitori della legalizzazione dei matrimoni gay il voto di ieri sera al Senato è stato un grande successo, dal momento che sono riusciti ad ottenere 10 voti in più rispetto a due anni fa, con 24 – ne erano necessari 21 per far approvare la legge – sì e 16 no. Fra chi ha cambiato idea rispetto a due anni fa c’è anche una repubblicana, Jennifer Beck, e ieri è stata uno dei due rappresentanti a Gop a votare a favore della misura: "la nostra repubblica è stata stabilita per garantire la libertà a tutti", ha detto.

Intanto a Washington… – Il voto in New

Jersey è avvenuto mentre sulla costa opposta americana, nello stato di Washington, la governatrice Chris Gregoire ha firmato la legge che legalizza i matrimoni gay. Sono così sette in tutto gli stati americani in cui sono riconosciuti i matrimoni gay. L’idea di Christie di un referendum sulla questione in New Jersey viene fortemente osteggiata dai sostenitori della misura, anche se i sondaggi mostrano che una maggioranza contenuta di elettori dello stato sostengono i matrimoni gay. Nei 31 stati in cui sono stati condotti referendum costituzionali di questo tipo, i matrimoni gay sono stati sempre rifiutati, anche perché – come ha notato Sweeney che ha affermato che si opporra’ in tutti i modi alla possibilità del referendum – il rischio è che "milioni di dollari vengono iniettati nella campagna elettorale dello stato per abolire un diritto civile". Si ricordi, poi, come nel 2004 la campagna per la rielezione di George Bush usò strategicamente referendum sui matrimoni gay per mobilitare e galvanizzare il voto della base repubblicana negli stati chiave.

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