Niente benefici a partner del diplomatico. Tar dà ragione a ministero

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Un diplomatico gay italiano ha chiesto l'estensione dei benefici al partner, sposato in Spagna. Ma il ministero si è opposto. I giudici hanno dato ragione all'amministrazione pubblica.

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Giulio Terzi

Giulio Terzi

Niente benefici al partner del diplomatico gay. Il Ministero degli Affari Esteri si è opposto alla richiesta fatta da un funzionario affinché al compagno venissero estesi i benefit di cui godono le mogli delle coppie eterosessuali. Il ministero, che all’epoca dei fatti era ancora diretto dal ministro Giulio Terzi, ha dato battaglia davanti al Tar del Lazio titolare del ricorso presentato dall’uomo. Il giudice ha però respinto la richiesta di estensione dei benefici dando ragione alla Farnesina.

I benefici richiesti – Quando il funzionario, in servizio presso l’ambasciata di Buenos Aires, in Argentina, ha saputo di essere stato trasferito in quella di New Delhi, in India, ha scritto all’ambasciata italiana per ottenere un’indennità per il coniuge, il compagno sposato in Spagna, così come previsto per le mogli delle coppie etero. Ma il matrimonio, non essendo mai stato trascritto nel nostro paese, per il ministero non poteva essere fonte di estensione di tali privilegi.

La sentenza – Respingendo il ricorso del funzionario trasferito in India, i giudici hanno sentenziato che “nessuna previsione normativa prevede l’attribuzione dei benefici alle unioni di fatto extraconiugali”. Gli effetti sull’ordinamento italiano, in pratica, non ci sono in base al principio che “le diversità di sesso dei nubendi è requisito minimo indispensabile per la stessa esistenza del matrimonio civile come atto giuridicamente rilevante”.

Emma Bonino

Emma Bonino

La replica del ministro – “Emma Bonino si è sempre battuta per il riconoscimento dei diritti gay – scrive il capo ufficio stampa al quotidiano La Notizia, che aveva riportato la notizia. La sua decennale storia politica ne è testimone. Ha a più riprese sostenuto la necessità di modificare la normativa vigente, che non prevede il riconoscimento delle unioni omosessuali e non prevede il riconoscimento dei loro matrimoni celebrati all’estero. Il suo impegno in tal senso non è in discussione e non è mai venuto meno. In riferimento al caso di specie, il ministero degli Esteri si è limitato ad applicare la normativa vigente, come è stato d’altronde riconosciuto dalla magistratura amministrativa.”

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