Niente congedo matrimoniale: dipendente gay fa causa all’Asl

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Ha chiesto il congedo, dopo avere sposato il compagno a Berlino. Ma ha ricevuto un diniego

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Christian Wieser, di Bressanone, e Armin Dallapiccola, austriaco con residenza a Berlino, si sono sposati nella capitale tedesca il 20 luglio 2012. Dopo la cerimonia, svoltasi in mezzo ad un centinaio tra amici e parenti, come racconta lo stesso Wieser al quotidiano Alto Adige, i due partirono per la luna di miele: qundici giorni in Vietnam. Come ogni lavoratore che si sposa, però, Wieser decide di chiedere il congedo matrimoniale all’Azienda Sanitaria di Bressanone, dove lavora come psicologo. Ma l’azienda rifiuta la richiesta perché la legge italiana non riconosce l’unione tra lui e il marito. A niente è servito fare notare all’azienda che stando alla legislazione europea e ad alcuni pronunciamenti della Cassazione, il congedo matrimoniale avrebbe dovuto concederlo.

Per questo ora Wieser ha avviato una causa di lavoro nei confronti dell’azienda sanitaria di Bressanone.

“Inutile dire che di quei 15 giorni non mi importa nulla – ha dichiarato lo psicologo all’Alto Adige -, ma credo che se vogliamo far cadere certi tabù, dobbiamo esporci e far valere i nostri diritti. Fino a quando staremo zitti e accetteremo tutto non cambierà mai nulla. Mentre ritengo sia doveroso che anche l’Italia riconosca finalmente le unioni gay e garantisca a due persone che si vogliono bene e desiderano formare una famiglia gli stessi diritti e doveri che vengono garantiti a tutti gli altri”.

Della vicenda si sta interessando anche l’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali).

“Abbiamo chiesto all’azienda di rivedere la sua posizione – spiega l’avvocato Michele Giarratano, uno dei legali che assistono la coppia, a Gay.it – alla luce non solo delle normative europee recepite dall’Italia, ma anche della giurisprudenza in materia. Si pensi anche solo alla sentenza della Corte di Giustizia Europea sul caso contro il Credit Agricol Mutuel”.

In quell’occasione, la Corte stabilì che alle coppie omosessuali la cui unione viene riconosciuta (ai tempi, era il 2013, si parlava di una coppia francese unita con i Pacs) spettano gli stessi benefici sul lavoro che vengono garantiti alle coppie etero che si sposano.

“Sempre più aziende, anche in Italia, riconoscono il diritto al congedo matrimoniale alle coppie same sex che si uniscono all’estero – ricorda Giarratano -. È successo in molte aziende private, si pensi a Coop e a Telecom, per esempio, ma anche in luoghi di lavoro pubblici come l’Università di Bologna, ma anche ai recenti casi dell’Atac di Roma e dell’Amat di Palermo “.

Un caso, quello di Wieser e del marito, che denuncia ancora una volta l’urgenza di una legge che riconosca le coppie gay e lesbiche anche in Italia, per colmare il gap che separa l’Itala (e pochissimi altri, tra cui la Grecia) e il resto d’Europa.

(foto accanto al titolo: Alto Adige)

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