NIENTE GAY PER PARLARE DI FAMIGLIA

La Bindi programma la Conferenza sulla famiglia e non invita le associazioni gay. «Allora non ci andrò neanche io» tuona Ferrero. Dopo lo strappo sui DiCo, la Bindi si riallinea al Vaticano.

Non ci sono dubbi: è certamente la notizia del giorno. E, soprattutto alla vigilia del Family Day non poteva essere diversamente. Il ministro Rosy Bindi ha detto con molta chiarezza che alla Conferenza sulla Famiglia del prossimo 24 maggio i gay non ce li vuole. «Ho avuto un problema nella preparazione della Conferenza – riferisce il ministro – l’associazione degli omosessuali mi ha chiesto di essere invitata e io ho risposto serenamente che non li inviterò, perché quella è una Conferenza sulla famiglia, quella dell’articolo 29, fondata sul matrimonio».

Il primo a insorgere contro le dichiarazioni del ministro è stato il suo collega di governo Paolo Ferrero che ha dichiarato che lui a Firenze non ci sarà e lo stesso faranno i parlamentari del PRC. A spalleggiare Ferrero c’è anche Franco Grillini dei Ds: «Ha fatto bene il Ministro Ferrero a non accettare la brutale discriminazione verso gli omosessuali e le loro organizzazioni. L’esclusione del Ministro Bindi è maleducata e disumana soprattutto quando il ministro afferma "i gay si scordino di essere considerati famiglia"».Rosy Bindi: i gay si scordino di essere considerati famiglia

Ma nella più trasversale delle polemiche, in cui l’opposizione punta sulle spaccature del governo che, a sua volta, cerca di non essere troppo in contrapposizione con il Vaticano, la proposta più interessante arriva dal forzista Benedetto Della Vedova che apostrofa come "arretrato" il dibattito politico italiano. «Per segnare la massima distanza del centro-destra francese da posizioni omofoniche Nicolas Sarkozy ha voluto che negli organi dirigenti dell’UMP un rappresentante di Gay-Lib, una delle organizzazioni federate nel partito del centro-destra francese. Inoltre, in campagna elettorale il neo presidente ha proposto di creare un contratto di unione civile che garantisca ai gay la perfetta uguaglianza con le coppie sposate». Come dire che la destra francese è più a sinistra della sinistra italiana. Il che non ci stupisce neanche tanto, per la verità.

Naturalmente non mancano le reazioni di associazioni e rappresentanti del mondo gay. Rossa Praitano, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha dichiarato che il circolo «prende ulteriormente atto che la Bindi insiste nella sua politica di esclusione ed emarginazione, arrogandosi il diritto di porre paletti e limiti alle aspirazioni di famiglie e individui e di precluderli aprioristicamente al confronto e al dialogo. Un atteggiamento chiaramente e pregiudizialmente omofobo».

«Rosy Bindi vuole passare alla storia come il ‘ministro delle Discriminazioni‘, ma la sua arrogante pretesa di piegare la realtà alla sua ideologia non potrà alterare la natura delle famiglie gay e lesbiche, oggi più che mai visibili e determinate nella richiesta di pari diritti». È questa la risposta di Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay.

E mentre infuria la polemica del tutti contro tutti, slitta il termine della discussione generale prevista per oggi, sui disegni di legge presentati in commissione Giustizia del Senato sulle unioni di fatto: troppi iscritti a parlare, l’argomento è scottante. Se ne riparlerà dopo il Family Day, pare.

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