NO ALL’ITALIA CHE DISCRIMINA

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Da Bruxelles arriva un altolà deciso al decreto legislativo del governo Berlusconi che allargherebbe le maglie della disparità di trattamento dei gay sul lavoro.

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MILANO – «Un provvedimento degno dell’Iran di Khamenei. Lontano anni luce dalla volontà del legislatore europeo». Da quando l’Italia ha approvato, la settimana scorsa, il decreto legislativo dei ministri Buttiglione e Maroni contro le discriminazioni sul lavoro a recepimento della direttiva 2000/78 partita dall’assise parlamentare europea, le varie associazioni GLBT sono scese sul piede di guerra e il presidente dell’Arcigay Sergio Lo Giudice ha paragonato quel decreto come ad un provvedimento emanato da un governo retto da mullah.
Ministri funambolici e governo erano riusciti con un gesto alchemico a stravolgere una direttiva europea indirizzata su basi antidiscriminatorie dandole una formulazione “fumosa” che non evitava le discriminazioni e neppure tutelava sul luogo di lavoro le minoranze sessuali, religiose e i disabili. Se ne era accorta la ministra Prestigiacomo durante la discussione in Consiglio, subito zittita dalla fronda leghista e papalina di Maroni e Buttiglione. Quel decreto ammetteva differenze di trattamento e in particolare la dizione del comma 3 dell’articolo 3 giustificava probabili discriminazioni per ragioni dovute all’orientamento sessuale: la possibilità di licenziare uomini che amano altri uomini o donne che amano altre donne. Possibile che l’omosessualità di un individuo possa incidere sullo svolgimento del proprio lavoro, tale da prospettargli un licenziamento? Se guardo un mio collega piacione posso essere ritenuto non idoneo a scrivere in questo sito e altrove? Perché questo dicono il “suggeritore” papale e il sassofonista leghista. Ma è senilismo o cosa? E soprattutto, oltre che anticostituzionale, questo decreto non contrasta con la direttiva europea?
Perciò il presidente degli Eurodeputati Radicali Maurizio Turco, assieme al deputato Marco Cappato e Ottavio Marzocchi hanno depositato un’interrogazione a Commissione e Consiglio europeo sul recepimento in Italia della direttiva 2000/78. «L’obiettivo – dice Maurizio Turco – è quello di chiedere subito alla Commissione e Consiglio un parere sulla proposta del governo prima che diventi legge». E se questo non avviene porterete L’Italia davanti alla Corte di Giustizia? «Ritengo – dice Turco – che nel caso in cui il decreto diventi legge e le istituzioni europee la ritenessero contraria alla direttiva, la Commissione, che è la “guardiana” dei Trattati, dovrebbe agire in giustizia portando l’Italia davanti alla Corte di Giustizia dell’EU. Esiste anche la possibilità per un cittadino di chiedere al Tribunale, in caso di processo relativo, una volta passata la legge, di presentare domanda alla Corte di Giustizia per interpretare la direttiva e verificare la conformità della legge italiana con la direttiva. A quel punto il diritto europeo prevarrebbe su quello italiano, con gravi conseguenze politiche e giudiziarie sull’Italia. Mi auguro che il governo e il Parlamento italiano vorranno evitare un conflitto che non porta da nessuna parte, se non ad una brutta figura dell’Italia in Europa». E oggi la Commissione parlamentare europea ha preso posizione a favore dei diritti degli omosessuali, approvando alcuni emendamenti radicali. Il ministro Castelli in visita ieri a Bruxelles non è però riuscito a rispondere alle critiche di alcuni parlamentari europei sul decreto italiano e oggi l’Italia è stata ripetutamente criticata su concentrazione dei media e sulla eccessiva lungaggine dei processi.
Gli emendamenti radicali fanno un nuovo passo avanti sui diritti GLBT in tutti gli stati UE. In attesa che, dopo l’estate, arrivino in discussione in aula, anticipiamo questo rapporto che è stato approvato con 24 voti favorevoli (Radicali, Socialisti, Comunisti, Liberali e Verdi). Viene chiesta l’abolizione delle discriminazioni in materia di diritto al matrimonio, adozione ed età del consenso di cui sono ancora vittime gli omosessuali. La commissione plaude all’Austria per i diversi progressi registrati lo scorso anno sull’abolizione dell’articolo 209 CP (età del consenso) invitandola ad adottare misure di riabilitazione per quanti sono stati condannati sulla base di quell’articolo e sollecitando un adattamento in maniera non discriminatoria del nuovo articolo 207b del codice di diritto penale. Alla Finlandia per il riconoscimento dei diritti dei transessuali e al Belgio per aver detto sì al matrimonio tra omosessuali.
Un pressante invito è stato rivolto a Portogallo, Irlanda e Grecia affinché, senza indugi, modifichino le proprie legislazioni che contemplano una differenza di età in materia di consenso al rapporto sessuale in funzione dell’orientamento sessuale. E a suggello di una vera libertà tra tutti i cittadini dell’Unione europea, l’emendamento 122, paragrafo 57, raccomanda agli Stati membri di riconoscere, in generale, i rapporti non coniugali fra persone sia di sesso diverso che dello stesso sesso, conferendo gli stessi diritti riconosciuti ai rapporti coniugali, oltretutto adottando le disposizioni necessarie per consentire alle coppie di esercitare il diritto alla libera circolazione nell’Unione. Questo vuol dire che, mantenendo quel quadro democratico che da sempre contraddistingue il Parlamento europeo, gli Stati membri non potranno tergiversare a lungo sul diritto delle coppie omosessuali a unirsi in matrimonio, estendendo diritti e doveri propri delle coppie eterosessuali e maggiormente poter vivere e stabilirsi in ogni Stato europeo mantenendo lo “status” di nucleo familiare.
Plaude anche il presidente nazionale dell’Arcigay Sergio Lo Giudice: «Oramai la forbice tra l’Italia e gli altri Stati membri dell’Unione si va divaricando sempre più. A farci compagnia in questo primato contro i diritti per gli omosessuali sono rimasti la Bulgaria e Cipro. In questo momento nel nostro governo esiste un concentrato di ideologie omofobe, che si sta rivelando un ostacolo quasi insormontabile, con la cultura xenofoba e razzista della Lega, con la parte più integralista del mondo cattolico rappresentata dall’Udc, i post fascisti con la loro cultura pseudo macista e Forza Italia che ha abbandonato una vocazione laica che possedeva in origine. Non dimentichiamo che questi grandi segnali di cultura laica, progressista e liberale ci arrivano da un Parlamento europeo che è di centro-destra ma che vive di una cultura liberale che da noi è sconosciuta. Se oggi l’Italia dovesse entrare in Europa, sarebbe tenuta a bagnomaria per diverso tempo, proprio per l’insufficienza sulla tutela dei diritti verso gli omosessuali». Una dura lezione e un monito verso il nostro Paese, visto che gli Stati che attendono di far parte dell’Unione già da tempo si sono date leggi antidiscriminatorie verso le comunità omosessuali.

di Mario Cirrito

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