Non vogliamo mica la Luna

Occorre leggere le motivazioni della Corte, che magari ci daranno qualche spiraglio in più rispetto a quanto trapelato, ma l’Alt è innegabile. Adesso bisogna dialogare con la destra.

Non vogliamo mica la luna: vogliamo solo il riconoscimento e la pari dignità delle nostre coppie.

Verrebbe scontato rispondere così a quanti oggi pontificano sulla decisione della Corte Costituzionale di rigettare i ricorsi presentati da alcune coppie in giro per l’Italia, con una campagna promossa dalla Rete Lenford che raccoglie gli avvocati lgbt e dall’associazione Certi Diritti. Certo, occorre leggere le motivazioni della Corte, che magari ci daranno qualche spiraglio in più rispetto a quanto trapelato oggi, ma l’alt che ci è stato dato è innegabile.

Stiamo chiedendo la luna? Abbiamo osato? Abbiamo peccato di massimalismo, concentrando i nostri sforzi su un obiettivo tutto sommato impossibile?

E’ possibile che sia così, ma questa battaglia andava comunque fatta per due motivi. Da da un lato esiste oggettiva e forte una ben più che comprensibile “pressione” delle coppie lgbt che pretendono di essere riconosciute, dall’altro questa sentenza costringe tutto il paese a ragionare su un tema, quello del riconoscimento delle nostre coppie, che ormai da qualche anno non è più all’ordine del giorno. E impone al legislatore una direzione chiara e netta: su questa materia, prima o poi il Parlamento Italiano dovrà pronunciarsi.

Detto questo, personalmente continuo a restare convinto che in un paese come questo e in un periodo politico come quello che stiamo attraversando gli obiettivi che possiamo darci non possono che essere a portata di mano: una legge contro omofobia e discriminazioni, campagne informative, iniziative nelle scuole di contrasto al bullismo, al massimo – ma dovrà passare ancora qualche anno  – una legge che blandamente riconosca le coppie di fatto anche omosessuali. E’ poco, ma le condizioni nelle quali operiamo sono queste: non è la Spagna, non è la Francia con Sarkozy che oggi giustamente bacchetta Bertone, non è la stragrande maggioranza dei paesi europei, ma è – tristemente – l’Italia.

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Non voglio fare il minimalista di turno. Ma proprio perché ho sostenuto questa campagna che ha portato alla sentenza di oggi, e l’ho sostenuta considerandola come una inevitabile conseguenza della mancanza assoluta di dibattito su questa tematica nell’agenda politica italiana, oggi sono convinto che il movimento lgbt debba nella sua interezza riprendere i contatti con questa politica. Anche con la politica ai tempi di Berlusconi Presidente, che comunque qualche timida sorpresa positiva  ce l’ha riservata: penso ad esempio alla campagna di comunicazione del Ministro Carfagna, nonostante lo stop tremendo e secco dato dal Parlamento alla legge contro l’omofobia.

In sostanza, oggi che la via giudiziaria al riconoscimento delle nostre coppie è fallita, va ripresa la via politica. Difficile quanto volete, ma necessaria.

Perché le nostre coppie sono ancora lì senza uno straccio di riconoscimento giuridico. E nessuna di loro vuole la luna.