CinemaSTop, nonno Schwarzy alla riscossa col 5° Terminator (Genisys)

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Terminator Genisys, nonno Schwarzy ci vuole bene e ritorna cyborg per la quinta volta

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Ben cinquecento e più copie di Terminator Genisys hanno invaso ieri il Belpaese, catapultando il quinto episodio della saga robotica più amata di sempre subito al primo posto della classifica, con 238mila euro di incasso. E nonno Schwarzy ha anche fatto un bel gesto omofilo qualche giorno fa, applaudendo alla decisione della Corta Suprema americana sui matrimoni gay mettendo il filtro arcobaleno al profilo di Terminator. Ha anche liquidato un ragazzo che lo criticava postando “Che cosa non va Arnie? Non mi piace…” con la celebre frase “Hasta la vista!” che il cyborg rivolge al villain T-1000 in Terminator 2 prima di sterminarlo. In questo quinto reboot-remake-ma non solo, diretto da Alan Taylor, siamo nel 2029 e la guerra umana contro le macchine iperevolute continua. John Connor invia il suo fidato luogotenente Kyle Reese indietro nel tempo per proteggere sua madre dal cyborg che vuole ucciderla ma trova un Terminator identico, il Guardiano (ovviamente Schwarznegger), che la protegge dall’età di nove anni. Si troverà davanti però un nuovo nemico, lo stesso John Connor trasformato in un pericolosissimo ibrido uomo-cyborg, il T3000. Action ad alto voltaggio, 3D immersivo ed effetti speciali top assicurati.

Due coppie etero, una in crisi e l’altra no: ecco la dramedy Giovani si diventa di Noah Baumbach.

Commedia drammatica cross-generazionale americana dal cast di primo piano, racconta di una coppia di quarantenni annoiati, Josh e Cornelia (Ben Stiller e Naomi Watts), lui documentarista in crisi creativa e lei frustrata perché non riesce ad avere figli. Quando conoscono gli intraprendenti hipster Jamie e Darby (Adam Driver e Amanda Seyfried), appassionati di videogame vintage e bizzarramente zoofili – allevano un pollo in casa – decidono di abbandonare gli amici di sempre per frequentare questa coppia curiosa che infonde loro una nuova e fresca voglia di vivere. Il regista Noah Baumbach è specializzato in commedie drammatiche su coppie e single in crisi (Il calamaro e la balena, Frances Ha), e ha una certa grazia nel rappresentarli in commedie drammatiche sofisticate in cui l’amata città di New York non è solo uno sfondo ma interagisce in maniera vitale nella storia. “Noah ha saputo mixare humour e profondità – sostiene Naomi Watts, entusiasta del suo ruolo – infondendo naturalezza ai personaggi di questa storia, alle prese con l’ambizione, il matrimonio,il conflitto generazionale e l’amicizia. Queste relazioni riflettono le evoluzioni delle dinamiche tra le persone, soggette a cambiamenti e a modifiche col passare del tempo. Noah porta alla luce le grandi domande che uomini e donne si pongono col passare degli anni: ‘Chi sono? Cos’ho fatto finora? Devo reinventarmi? E in che modo?’. La risposta a queste domande viene costruita in modo interessante e ironico”.

Nicholas Cage agente della CIA con demenza precoce nel crepuscolare Il nemico invisibile.

Spy story crepuscolare dalle parti di Homeland, vede l’acciaccato agente della CIA Evan Lake (Nicholas Cage) pronto a vendicarsi del fondamentalista musulmano Muhammad Banir (Alexander Karim) quando scopre che costui è vivo e soffre di una grave forma di talassemia, nascosto in un appartamento di Mombasa. Peccato che a Evan venga diagnosticata una forma di demenza precoce che gli causa l’allontanamento dall’incarico federale: decide di farsi aiutare dal giovane collaboratore Milton Schultz (Anton Yelchin). Dirige l’ex grande Paul Schrader, ultimamente un po’ in declino: sceneggiò il supremo Taxi Driver ma vi ricordate l’intrigante thriller psicologico bisex Cortesie per gli ospiti con Rupert Everett, sceneggiato da Pinter? Dimenticate invece quel pasticcio porno soft che è il recente The Canyons. Schrader ha disconosciuto il montaggio finale de Il nemico invisibile insieme a Cage, Yelchin e al produttore esecutivo Nicholas Winding Refn, che inizialmente doveva curarne le regia e dirigere Harrison Ford e Channing Tatum. In un ruolo minore ritroviamo la desaperecida ma indimenticata Irène Jacob.

La chicca d’autore è ’71 sul conflitto nordirlandese col belloccio Jack O’Connell

Opera prima ben accolta al Torino Film Festival, ’71 di Yann Demange racconta il conflitto nordirlandese dal punto di vista della recluta inglese Gary Hook (il belloccio Jack O’Connell, già Callisto in 300), abbandonata involontariamente per le strade di Belfast dalla sua unità. Incapace di distinguere un nemico da un amico, e sempre più diffidente nei confronti dei suoi stessi compagni, dovrà superare la notte in un paesaggio disorientante e pericoloso. “Jack è il maschio alpha – spiega Demange -, è un duro, perciò non è stato facile per lui cercare di trattenersi. È una parte molto stancante da interpretare, non ci si può nascondere dietro alle battute. Credo sia molto coraggioso, è incredibile starlo a osservare. La difficoltà per O’Connell non è stata solo fisica ma riuscire a entrare in connessione con quell’epoca. Per me, ‘71 è un film storico: non potevo in alcun modo rendere Gary moderno.”

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