“NOT IN MY NAME”

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Bush lancia l'ultimatum: attaccheremo tra 48 ore se Saddam non va via. L'Iraq lo respinge. In una situazione incandescente, la riflessione amara del direttore di Gay.it: "Una guerra...

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Molti di voi sanno come la penso: non sono quello che potrebbe essere definito un pacifista. Dieci anni fa ero a favore della guerra contro l’Iraq, contro un paese che ne aveva invaso un altro violando un principio fondamentale del diritto internazionale; sono stato favorevole all’intervento in Kosovo, per riportare pace in una terra martoriata dalla guerra; sono stato a favore della guerra contro il regime talebano in Afghanistan, voluta da una comunità internazionale, dalla nostra comunità internazionale, sconvolta da un inaudito attentato terroristico diretto a mettere in pericolo tutti noi, la nostra libertà, la qualità delle nostre vite. Anche io ho fatto la Perugia-Assisi negli anni dell’adolescenza, ma mi rendo anche conto di quanto allora, nella lotta contro quei missili Cruise che in fondo garantivano la nostra libertà, eravamo abbagliati da una ideologia che ci stava usando. E credo che la storia abbia dimostrato, via via, di quanto certe posizioni pacifiste tout-court, a senso unico, avrebbero danneggiato l’Occidente se fossero state davvero assunte.
Insomma, credo di avere qualche carta in regola per parlare a coloro – sono la maggioranza, non dimentichiamolo! – che di fronte alla guerra – evento terribile, inaudito, sciagurato, che non auguriamo a nessuno – non hanno pregiudiziali ma cercano di volta in volta di capire, di scegliere, di decidere se si tratta di guerra giusta o no.
Ebbene, questa volta, per quanti sforzi possa fare, per quanto la mia vicinanza agli Stati Uniti possa essere forte, questa volta non capisco.
Non capisco come sia possibile violare così apertamente il diritto internazionale, dichiarando guerra ad un dittatore – sanguinario quanto si vuole, certo, ma anche sanguinario come tanti altri nel mondo – che in fondo ha disarmato quasi quanto l’ONU gli aveva chiesto.
Non capisco che senso abbia spaccare così profondamente quella comunione tra le grandi democrazie occidentali che aveva retto sino ad oggi: in fondo, Francia e Germania, come cinicamente ha sottolineato ieri Colin Powell, chiedevano “soltanto” una ragione, un motivo, che forse indagando ulteriormente negli arsenali di Saddam si sarebbe trovato.
Non capisco perchè gli Stati Uniti, e l’opinione pubblica di quel paese, non si rendano conto di quanti kamikaze questa guerra produrrà, di quanto odio creerà nel mondo arabo, di quanto sarà più difficile il giorno dopo ritrovare momenti di pace.
Non capisco infine come non si senta lo stridore assordante tra quello che capiterà a Saddam e quello che non è capitato a tanti dittatori sparsi per il mondo, magari più funzionali ai nostri interessi, o tra il trattamento che viene ogni giorno riservato al popolo palestinese e quello che viene permesso a tanti, troppi “potenti”.
Oggi quindi, a 36 ore da quell’inaudito ultimatum che mai avrei voluto sentir pronunciare da un presidente statutinense, voglio che sia chiaro quanto quella partecipazione dello staff del nostro sito alla manifestazione pacifista qui a Pisa, due settimane fa, non fosse un caso isolato: è il segnale che tutti noi ci rendiamo conto di quanto sciagurata sia questa decisione, di quanto concordiamo in quel “Not in my name” che da stasera comparirà sulla prima pagina di Gay.It.
Alessio De Giorgi
Direttore

email:alessio@gay.it

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