Offese omofobe al sindaco Cucini di Certaldo: ‘non deve passare il concetto che si possa offendere chiunque’

“Voglio solo dire che sono orgoglioso di ciò che sono, ma soprattutto di rispettare tutti e di combattere contro una cultura dell’intolleranza e del non rispetto dell’altro”.

Certaldo è un piccolo comune di 16.000 abitanti in provincia di Firenze. L’11 aprile scorso, tramite un amico, il sindaco Giacomo Cucini è venuto a conoscenza di un post su Facebook in cui era citato e offeso in quanto gay. “Ragazzi? Qualcuno conosce quel fr*cio di sindaco di Certaldo?” Ricevuto lo screenshot del post, il primo cittadino ha voluto condividerlo sulla sua pagina ufficiale di Facebook, oscurando il nome e cognome del creatore.

Sopra la foto del post, ha scritto:

Mi hanno mandato questo screenshot, ho oscurato nome e cognome. Il signore in questione lo ha già tolto, forse qualcuno gli ha fatto notare la gravità. Voglio solo dire che sono orgoglioso di ciò che sono, ma soprattutto di rispettare tutti e di combattere contro una cultura dell’intolleranza e del non rispetto dell’altro.

Rimasto nascosto, il proprietario ha cancellato il post un’ora dopo la pubblicazione dello screenshot da parte del sindaco Cucini e alla comparsa dei primi commenti. Sul social network, infatti, sono quasi 500 i commenti nei confronti dell’utente omofobo. Il quale è stato attaccato, richiedendo che venisse reso pubblico il nome. 

Il sindaco Cucini: affermazioni dolorose per chi non ha ancora fatto il suo percorso

Intervistato da La Nazione, Giacomo Cucini ha voluto sottolineare che il punto fondamentale dell’offesa ricevuta non è tanto nei suoi confronti, ma per quelle persone che devono ancora accettarsi e uscire allo scoperto. E che frasi del genere possono avere un forte impatto negativo. Orgoglioso di ciò che è, il sindaco Cucini ha spiegato che ha voluto oscurare il nome perché non voleva scatenare l’attacco contro l’autore del post. Ha voluto rendere nota la sua disavventura ma non ha nemmeno sporto querela.

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Samanta Panelli de La Nazione chiede poi al primo cittadino come ha interpretato il messaggio:

La volontà di sminuire una figura istituzionale, visto che vengo chiamato sindaco, oltre che un attacco personale. 

E su chi sia la colpa di questa discriminazione, tra social e cattiva politica:

In parte è colpa dei social: comunicare nascosti dietro uno schermo ci fa sentire liberi di scrivere qualunque cosa. La politica? Linguaggi e modi usati negli ultimi anni sono più vicini a favorire determinati meccanismi.