Olanda apre alla maternità surrogata per le coppie gay

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In Olanda, le richieste di avere un bambino tramite maternità surrogata aumentano di anno in anno.

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Dal prossimo anno, anche le coppie omosessuali potranno ricorrere alla maternità surrogata per avere un bambino.

Finora sia le coppie eterosessuali sia le coppie rainbow dovevano necessariamente andare all’estero per avere un figlio, non essendo la GPA legale in Olanda. Dopo la pressione da parte delle associazioni olandesi (LGBT+ e non), però, lo Stato ha deciso di rimediare. E sembra che già dal 2019 si avvieranno i lavori per l’approvazione di una legge ad hoc. 

Nonostante non sia ancora legale, ci sono già diversi istituti specializzati in questo trattamento, i quali mettono a disposizione per le coppie che non possono procreare delle madri surrogate. Queste sono volontarie, donando i propri ovuli per la maternità surrogata. Ne è un esempio l’istituto MC Kinderwens di Leiderdorp. Ma non ovunque è così: a Nij Geertgen a Elsendorp, uno dei due futuri padri deve avere un legame genetico con la donatrice di ovuli.

Un solo ospedale offre il servizio in Olanda

Nei Paesi Bassi, il VUmc è l’unico ospedale che offre la possibilità di ricorrere alla maternità surrogata per avere un figlio, al momento solo per le coppie eterosessuali. Questo ospedale, assieme al L’Isala Fertiliteitscentrum di Zwolle (un centro per la fertilità), ha aperto la possibilità anche alle coppie omosessuali. Ma senza una legge su misura non è possibile procedere.

Penso sia assurdo che le coppie gay, ma anche le donne con problemi a procreare, debbano andare all’estero per soddisfare il loro desiderio di avere figli” ha spiegato alla programma televisivo Marc Scheijven della clinica Nij Geertgen. Mentre, la ginecologa Annemiek Nap ha specificato che “Ogni anno decine di coppie gay si rivolgono ai medici con questa richiesta, ma fino ad ora non è possibile nei Paesi Bassi e gli uomini sono costretti ad andare all’estero“. Segnale questo che dimostra la necessità di un intervento da parte dello Stato, il quale l’estate scorsa aveva pubblicato un regolamento che i medici devono seguire nei casi di maternità surrogata.

Nonostante questa iniziale apertura, però, i medici sono titubanti. Questi dubbi derivano dal fatto che una madre surrogata ha sempre il diritto di ripensarci e tenere il bambino per sé. Nonostante il patto stretto con la coppia. Ne è un esempio quanto avvenuto nel giugno dello scorso anno, quando una coppia gay ha dovuto rinunciare alla bambina, dopo l’intervento di un giudice che aveva accertato che la piccola non aveva nessun legame biologico con i due uomini (o uno di loro).

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