Omo-bullismo: per la professoressa ancora rischio carcere

A Palermo il PM Cartosio sostiene che non è un bullo ma solo un “alunno vivace” lo studente che offende e prevarica gli altri, e ricorre in appello continuando a chiedere per l’insegnante il carcere.

PALERMO – Continua l’incredibile caso della professoressa palermitana che ha difeso uno studente gay dalle angherie di un bullo, che gli aveva impedito l’accesso al bagno dei maschi dicendogli “tu sei un gay, una femminuccia” e che doveva andare in quello delle donne. È stata di breve durata la (generale) soddisfazione per la sentenza di assoluzione per la professoressa d’italiano, G.V., 56 anni, trascinata in tribunale dai familiari del bullo a cui aveva fatto scrivere per 100 volte sul quaderno “sono un deficiente”. Il pubblico ministero di Palermo Ambrogio Cartosio ha presentato ricorso in appello, sostenendo che il comportamento dello studente non era affatto da bullo ma semplicemente da “alunno vivace e indisciplinato.” Secondo Cartosio l’iniziativa punitiva dell’educatrice sarebbe “una condotta inammissibile e penalmente rilevante", addirittura “un metodo da ‘rivoluzione culturale’ cinese del ’66.” Il Pm continua a sostenere che la docente ha abusato dei mezzi di correzione e ha causato lesioni personali allo studente punito, e dunque rilancia la sua richiesta a due mesi di reclusione.

Il magistrato, nel documento di 36 pagine depositato alla Corte d’appello del tribunale di Palermo (nella foto) sostiene che "Non potendo la sacrosanta esigenza di combattere il fenomeno del ‘bullismo‘ essere trasformata in una ‘caccia alle streghe’, bisogna prendere atto che l’alunno non può essere definito ‘bullo’; aggiunge poi che "l’azione dell’insegnante cagionò al suo alunno una lesione personale o, quanto meno, il pericolo di una malattia nella mente.” Per il magistrato è “nozione di comune esperienza che i giovani, dai più piccoli ai più grandi, e in tutte le aree geografiche d’Italia sono soliti apostrofarsi reciprocamente e, spesso, semplicemente per scherzo con espressioni omofobiche o che hanno per oggetto i presunti facili costumi delle rispettivi madri. Si tratta certamente di un’abitudine non commendevole, quanto largamente diffusa e si può dire anche largamente tollerata dalla società". Cartosio concede che il ragazzo "ha sicuramente tenuto un comportamento censurabile", ma "è inesatto affermare che egli si rese responsabile della ‘sistematica derisione’ del compagno e che le sue frasi avessero come oggetto le tendenze sessuali del bambino.” Il pm "non ignora – scrive – i gravi episodi di bullismo che hanno recentemente sconcertato l’opinione pubblica e che destano, legittimamente, grande allarme nelle famiglie. In particolare, il gravissimo fatto accaduto a Torino con il suicidio di un bambino al quale i compagni davano del gay. Tuttavia, la rilevanza e l’estrema gravità sociale del fenomeno non giustificano sommari parallelismi né operazioni che sulla base di stereotipi inseriscano l’alunno in una categoria a cui non appartiene.” Criticando la metodologia punitiva adottata dalla professoressa il pm, nell’impugnazione, ha scomodato anche l’articolo 3 della Convenzione di Ginevra, "che tra l’altro dice che nessuno può essere sottoposto a trattamenti degradanti".

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Su questo caso il deputato di Sinistra Democratica Franco Grillini non risparmia critiche, apprendendo «con disappunto che il PM ha deciso di opporsi all’assoluzione con motivazioni raccapriccianti che non solo giustificano l’omofobia, ma addirittura, considerano accettabile quel maschilismo da bar sport che tanta sofferenza da a giovani e famiglie e che sta alla base del bullismo stesso. Sostenere che “i giovani, dai più piccoli ai più grandi, e in tutte le aree geografiche d’Italia sono soliti apostrofarsi reciprocamente e, spesso, semplicemente per scherzo con espressioni omofobiche o che hanno per oggetto i presunti facili costumi delle rispettivi madri” si tratti “certamente di un’abitudine non commendevole, quanto largamente diffusa e si può dire anche largamente tollerata dalla società” e cioè che dare del “frocio” a qualcuno o della “p.” alla madre di qualcuno sia abitudine tollerata dagli italiani, caro PM non è accettabile, né giustificabile né tollerabile. Trovo altresì decisamente inquietante – prosegue Grillini – che dall’interno stesso della Magistratura si consideri accettabile quella cultura del machismo e della sopraffazione che sta alla base della spaventosa violenza familiare registrata dalle statistiche e della violenza all’interno degli istituti scolastici che non può avere giustificazione alcuna e che deve essere punita. Proprio per questo, come componente della Commissione giustizia della Camera, rivolgerò un’interrogazione al Ministro Mastella ed un appello all’Associazione nazionale magistrati.»

A prescindere da come andrà a finire questa penosa vicenda processuale lo stesso ricorrere in appello da parte del Pm manda già un messaggio chiaro a quei docenti volenterosi che, invece di far finta di niente e lasciar correre, pensavano di intervenire in difesa dei ragazzi e delle ragazze vittime di bullismo. Pensateci bene prima di intervenire, si sott’intende nei fatti, poiche’ vi potrebbero aspettare anni e anni di beghe legali per avere cercato di difendere un vostro studente da soprusi magari a sfondo omofobico… Esattamente il contrario di quello di cui ci sarebbe bisogno nelle scuole italiane: campagne di educazione e contrasto contro questo particolare tipo di bullismo.  (Roberto Taddeucci)