Omofobia a Manduria: ragazzo picchiato perché gay

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Puglia di nuovo teatro di violenze, il giorno della Liberazione. Il ragazzo di Manduria non è stato difeso da nessuno

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La Puglia torna ad essere scenario di omofobia, anche durante la Festa della Liberazione. Questa volta non ad Andria, dove spesso l’anno scorso sono avvenuti episodi di violenza omofobica gravissimi: l’ultimo, quello del ragazzo picchiato per strada dai suoi coetanei, che oltre ad insultarlo gli dicevano che “tu sei gay e porti malattie”. Stavolta la città interessata è Manduria, dove un ragazzo è stato pestato a sangue nel centro storico.

Francesco P., di 24 anni, è stato prima insultato dai coetanei e poi preso a schiaffi e pugni: il fatto sarebbe avvenuto intorno alle 23 in un noto locale dove era in corso una serata. Accompagnato all’ospedale presumibilmente dai suoi amici, il giovane è stato accolto in Pronto Soccorso dove gli sono stati riscontrati traumi contusivi allo zigomo, al sopracciglio e alla mandibola, oltre che lievi escoriazioni al viso. La prognosi è di cinque giorni, salvo complicazioni.

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Il tafferuglio è nato da una serie di insulti omofobi rivolti al povero malcapitato, che ha evidentemente reagito a parole. Ne sarebbe nata una discussione accesa, poi conclusasi con l’entrata nel locale. Poco dopo però si sarebbe avvicinato un terzo, che aveva assistito al litigio, continuando ad insultare il ragazzo con frasi del tipo “quelli come te devono morire tutti bruciati”. Probabilmente Francesco ha reagito verbalmente, e da qui l’inizio della violenza. “Tutto questo è avvenuto davanti a numerosissimi testimoni che non hanno alzato una mano per aiutarmi a fermare l’energumeno che mi picchiava”, ha testimoniato il giovane, che ha pubblicato su Facebook un post sull’accaduto.

Il presidente di Hermes Academy Onlus – Arcigay Taranto Luigi Pignatelli ha voluto commentare con questa lettera aperta l’accaduto:

Apprendiamo con dolore la notizia dell’ennesima aggressione di stampo omofobo, sul finire di una giornata lunga, che ci ha visti impegnati su più fronti lungo l’intera provincia per celebrare l’anniversario della Liberazione. Mi addolora scoprire che teatro del vile attacco è Manduria, comune della provincia su cui insiste la nostra cellula Arcigay, comune la cui amministrazione supporta le iniziative da noi promosse in loco, soprattutto nelle scuole, e che lo scorso anno aveva compiuto la scelta assai inclusiva di istituire il registro delle unioni civili. Riconoscere nella descrizione del protagonista di questa triste vicende una mia conoscenza mi disarma. Noi attivisti LGBTQI abbiamo moltissimo lavoro da fare ancora nelle piazze e nelle scuole, nei centri di aggregazione intergenerazionale, nei luoghi di lavoro. Ieri, manifestando pacificamente assieme all’ANPI presso il Palazzo Ducale di Martina Franca (che ha ospitato il convegno omofobo di Gianfranco Amato), a qualche chilometro di distanza dal luogo in cui si sarebbe consumata la violenza, per la prima volta dopo tanti anni mi sono sentito avvolto dal calore del tricolore, simbolo di una nazione in cui la legge non è uguale per tutti. Spezziamo le catene del silenzio, denunciamo ogni violenza subita o a cui assistiamo, vinciamo il peso delle nostre paure e facciamo il nostro coming out, ogni giorno, come Francesco.

“Io non combatto per la mia omosessualità, perché sarebbe come combattere sul perché essere neri o disabili. Io combatto per ciò che sono e per ciò che la natura ha scelto per me“. Siamo vicini alla povera vittima e speriamo che i suoi aggressori, già individuati, vengano subito fermati dalla polizia.

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