Puglia: “sei gay e porti malattie”. Ragazzo picchiato ad Andria

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Il ragazzo stava camminando quando è stato fermato e picchiato da un branco

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E’ successo di nuovo. Ne da notizia un quotidiano locale online di Andria, andrialive.it. Proprio la sera di Natale, giusto per concludere in dolcezza le feste natalizie, un ragazzo nei dintorni della piazzetta di via Giannotti, meglio conosciuta come Fravina, ha fermato un altro che camminava chiedendogli provocatoriamente: “ma non ti vergogni ad essere gay?”.

Alla risposta conciliativa del ragazzo, che giustamente ha cercato di allentare la tensione, il ragazzo avrebbe chiamato alcuni suoi amici che erano nei dintorni ed iniziato insieme a loro ad aggredirlo urlandogli che era gay e che portava malattie. Alcune amiche degli aggressori per fortuna sono intervenute fermandoli in tempo: il ragazzo se l’è infatti cavata con escoriazioni e tumefazioni. Ha però giustamente presentato denuncia alle Forze dell’Ordine.

Immediata la reazione dell’Arcigay locale, che si è attivata come supporto al ragazzo. Vincenzo Antonio Gallo, presidente Arcigay “Le Mine Vaganti” di Barletta, Andria e Trani ci ha dichiarato: “Queste sono le conseguenze di chi semina una cultura che fa si che dei ragazzi ritengano un omosessuale inferiore a loro, tacciandolo di essere un ‘untore’. Andria è una città che ha ospitato recentemente un convegno sulla fantomatica “teoria gender” col noto avvocato

Gianfranco Amato che ha pubblicamente sostenuto che non esiste né violenza di genere nè omofobia e che anzi questi sarebbero specchietti per le allodole perché dietro vi si nasconde il progetto di diffusione dell’ideologia gender. Queste dichiarazioni le ha fatte alla presenza del sindaco di Andria, Nicola Giorgino, che in quell’occasione ha preferito tacere, fosse solo che aveva patrocinato il convegno. Andria è una città delicata sotto il profilo della violenza di genere ed omofobica e per meri interessi politici l’Amministrazione Comunale preferisce sposare la battaglia senza quartiere contro l’ideologia gender anziché quella contro la violenza”. Sulla sua falsariga le dichiarazioni di Michele Pio Antonili, ex presidente dell’Arcigay locale: “il Sindaco di Andria, Nicola Giorgino è il mandante morale di questa aggressione omofoba in quanto ha avvallato e patrocinato recentemente un convegno contro la fantomatica teoria del gender in nome della ‘pluralità di idee'”.

Nel pomeriggio, da noi sollecitato, ha risposto il Sindaco con questa dichiarazione: “Tramite le forze dell’ordine ho chiesto informazioni sull’episodio relativo ad un atto di violenza ai danni di un ragazzo avvenuto in città il 25 dicembre. Al momento non è stata sporta denuncia da parte della vittima dell’aggressione ma le forze dell’ordine stanno allo stesso modo vagliando l’episodio. Seppur senza denuncia, il fatto rimane grave in quanto non è ammissibile insultare, deridere o peggio ancora malmenare qualcuno per la propria identità sessuale. Non confondiamo l’idiozia di pochi con quella che è la vita quotidiana nella nostra comunità. Una città accogliente, laboriosa e rispettosa dei diritti di tutti. Non accetto, in ogni caso, che possa essere gettato fango su Andria. Farlo equivarrebbe a dare credito ad un manipolo di imbecilli evidentemente insicuri della propria identità. Per rendere Andria migliore occorre lavorare nelle famiglie e nelle agenzie educative, nelle scuole, negli oratori e nelle parrocchie. Io non mi arrendo. Spero non lo facciate neanche voi.”

Non è la prima volta che la cittadina pugliese arrriva alla ribalta nazionale per episodi di questo genere, purtroppo. Nel marzo 2012 la sede dell’Arcigay locale fu assediata da una decina di ragazzi che aggredirono verbalmente le persone che erano dentro prendendo a calci la porta d’ingresso e pretendendo di entrare brandendo una mazza di legno chiodata. Nel maggio scorso, invece, un episodio senza violenza ma comunque significativo del clima che si respira: ad un ragazzo che di mestiere fa la drag queen un commesso di una nota catena di scarpe gli rifiutò di vendere alcuni modelli da donna dicendo che “i ricchioni” lui non li serviva, ottenendo un mesetto dopo però la soddisfazione di ricevere una mail di scuse dalla casa madre.

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