Omofobia e cattolicesimo: SS Ratzinger a Verona

di

Sua Santità Benedetto XVI ha parlato di amori deboli e deviati. Quotidiani ormai gli attacchi a sfondo religioso contro le minoranze con diverso orientamento sessuale.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1075 0

VERONA – Non passa ormai giorno senza che i media, e noi tra questi, debbano riportare espressioni di disprezzo volte a vilificare le persone non eterosessuali. È un bombardamento continuo e incessante del quale non possiamo che riferire per evidenziare quanto in certi ambienti (religiosi e politici in ugual modo) ci si prodighi per offendere e denigrare chi è diverso dalla maggioranza, ma non per questo meno vivo e presente nel mondo. Tra le “citazioni omofobe” di oggi, dopo aver parlato altrove di quelle provenienti dal Cairo, può mancare quella papale proveniente da Verona.
Dopo avere attraversato la città a bordo della “papamobile” Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, è apparso sul palco della Fiera di Verona, e rivolgendosi ai partecipanti del convegno ecclesiastico, ha esordito dicendo che la Chiesa non fa politica ma poi si è subito smentito ripetendo che non devono essere introdotte «nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzare» la famiglia fondata sul matrimonio. Ratzinger ha poi aggiunto che dalla Chiesa Cattolica «vengono i nostri “no” a forme deboli e deviate di amore e alle contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile.» Secondo il Papa «questi “no” sono piuttosto dei “sì” all’amore autentico, alla realtà dell’uomo come è stato creato da Dio.»
Il Papa ha certamente il diritto di dire tutto quello che vuole ma noi, cittadini che non ci sentiamo affatto “deviati” nei nostri affetti e che sappiamo che i nostri amori non sono affatto “minori”, abbiamo l’altrettanto chiaro diritto di rispondere senza incertezze a queste contraffazioni di verità. Ammesso, e non concesso, che veramente un Dio abbia creato tutto quanto, e visto che è innegabile che della realtà fanno parte anche le persone omosessuali, allora sarebbero anch’esse parte a pieno titolo della Sua creazione, e dunque andrebbero forse più rispettate, nelle loro diversità e molteplicita’, anche rispetto ai loro sentimenti e affetti. Senza dimenticare che poi il riconoscimento legale delle unioni civili lo si chiede alla Repubblica Italiana, e non allo Stato Vaticano.
Le reazioni: Andrea Benedino e Anna Paola Concia, i portavoce nazionali dell’associazione Gayleft dei Democratici di Sinistra, hanno protestato per il sommo silenzio dei leader politici e istituzionali. Benedetto XVI «oltre a porre il veto su qualsiasi riconoscimento di nuove forme di convivenza diverse dal matrimonio, ha offeso la dignità di milioni di donne e uomini italiani, definendo le loro relazioni come forme deboli e deviate di amore. Quello che ci preoccupa – proseguono Benedino e Concia – non è tanto il fatto che il pontefice esprima la sua opinione, per quanto discutibile, su un tema così importante, quanto piuttosto il silenzio dei leader politici e istituzionali italiani, a partire da quelli appartenenti al centro sinistra e al futuro partito democratico, i quali avrebbero il dovere di difendere la laicità dello stato italiano e la dignità sociale dei loro concittadini, indipendentemente dai loro orientamenti sessuali e dalle loro scelte di vita.»
Per Andrea Berardicurti, della segreteria politica del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, rispuntano «le consuete argomentazioni sulla natura dell’essere umano che, lungi dall’avere fondamenti scientifici, dovremmo accettare come verità rivelate.» Viene inoltre sottolineato «l’uso dell’odioso concetto di “devianza” per definire i rapporti omosessuali, ormai rifiutato dalla psicologia contemporanea, ha sempre dato origine alle più violente e becere aggressioni omofobe. In sostanza, in cosa si differenzia il modello di società proposta dalla Chiesa a Verona da una visione integralista di stampo medioevale? Abbiamo qui una comunità religiosa che pretende di elevarsi giudice per cosa sia “naturale” e cosa no, e per cosa sia “giusto” e cosa no, affermando e imponendo questa visione dottrinaria a tutti i cittadini di uno Stato (teoricamente) democratico e laico.»
Per il deputato dell’Ulivo Franco Grillini le parole del Papa sono «il segno di una profonda crisi di una gerarchia non trova ascolto con l’autorevolezza e non ha capacità di convincimento e trasforma la religione cattolica in divieti, veti e proibizioni. Con Giovanni Paolo II prima, e Benedetto XVI poi, la religione cattolica si definisce solo in negativo, per ciò che nega piuttosto che per i valori che afferma. Anche in questa occasione il papa ribadisce i suoi veti, non negoziabili, sul pacs, tema largamente condiviso dall’opinione pubblica italiana ed occidentale. Oggi però siamo di fronte ad una novità: oltre al veto abbiamo anche l’invettiva e l’insulto. Il papa è libero di pensarla come vuole su pacs, omosessuali ed omosessualità. Non è però accettabile l’insolenza e l’offesa alla dignità delle coppie omosessuali definite amori “deboli” e, addirittura, “deviati”. Ciò è gravemente offensivo per milioni di omosessuali e non risponde affatto a verità perché, come dimostra una sterminata letteratura, le coppie omosessuali sono altrettanto stabili quanto quelle eterosessuali, vivono amori della stessa intensità e forza, contribuiscono al bene comune e alla solidarietà familiare come tutte gli altri essere umani e tutte le altre coppie. Sarebbe bene che il papa ne prendesse atto e realizzasse, una volta per tutte, che viviamo nel terzo millennio e non nei secoli buoi dell’inquisizione.»
Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, ricorda al capo della Chiesa cattolica che l’amore omosessuale è un fenomeno umano ben più antico del cristianesimo e poi commenta che si «persiste in una campagna di disinformazione che rasenta l’insulto verso le persone omosessuali. L’amore tra due persone dello stesso sesso non ha niente da invidiare a quello eterosessuale. Auguro solamente a Ratzinger di aver amato qualcuno nulla propria vita, con la stessa intensità e dignità con cui si amano tanti gay e tante lesbiche. Ciò che chiediamo è che la società non neghi questo amore e non tratti le persone omosessuali diversamente dalle altre. Oggi in Italia ci sono delle leggi che ci impediscono di vivere liberamente le nostre relazioni, e di viverle come le vivono le persone eterosessuali. Per questo occorre approvare anche nel nostro paese, come in Francia, Gran Bretagna e Spagna, una legge che riconosca parità di diritti alle coppie gay e lesbiche
Per Aurelio Mancuso, presidente della LIFF (Lega Italiana Famiglie di Fatto) il Papa «continua ad occuparsi della politica italiana a gamba tesa, per ottenere con forza che il Parlamento non affronti mai questioni che non sono gradite al pastore tedesco. C’è da chiedersi di quale amore questo papa voglia essere il campione, se ogni giorno si scaglia con veemenza contro la quotidianità delle unioni di fatto, colpevoli di essere libere formazioni nate dalla responsabile scelta di due persone, in molti casi ben più solida delle famiglie consacrate dal matrimonio cattolico. Oltre due milioni di persone in Italia attendono una normativa civile, di cui devono essere promotrici le Istituzioni democratiche e laiche del nostro Paese, che non possono continuare a subire indebite ingerenze da parte di un capo di stato non democratico straniero, che insieme alle sue gerontocrazie, non è abituato a confrontarsi con le opinioni altre dalle sue, rispetto alla vita concreta di tanti cittadini, tra cui molti cattolici italiani, cui viene risposto con sentimenti di discriminazione ed esclusione.»
(Roberto Taddeucci)

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...