Omofobia, Scalfarotto: “Senza accordo col Pdl, governo a rischio”

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Il relatore spiega come si è arrivati al testo sull'omofobia. Auspica modifiche ma repinge le accuse di una "norma salva vescovi": «Aggravante per violenze va introdotta. Ma non...

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Da decenni nelle aule parlamentari non arrivava una proposta di legge in grado di infiammare gli animi e accendere polemiche come la legge sull’omofobia; Ivan Scalfarotto, che è uno dei due relatori (insieme a Leone del Pdl), non nasconde la soddisfazione per essere riuscito dove altri prima di lui non sono arrivati. Ma se tutto ha un prezzo, quello pagato dal deputato è l’accusa di una parte del movimento lgbt – Arcigay in testa – di un accordo al ribasso col partito di Berlusconi. «È che non possiamo dimenticare che c’è un governo in carica e che, davanti a un suo parere contrario, ci saremmo trovati davanti alla necessità di scegliere tra il governo e la legge», dice a Gay.it.

Da più parti sono arrivate polemiche nei tuoi confronti per il testo della legge così come è uscito dalla Commissione Giustizia. Pensi di aver fatto il possibile per una buona legge?

Penso che abbiamo – perché si è trattato di uno sforzo collettivo che ha coinvolto tutti i componenti PD e SEL della commissione giustizia – fatto tutto il possibile per portare rapidissimamente in aula un testo, certamente migliorabile, che ha sconfitto chi aveva l’obiettivo che questa legge non uscisse mai dalla commissione e mai fosse dunque approvata.

Arcigay e gli avvocati di Rete Lenford temono che diventi inutile una legge che non contenga un’aggravante nei confronti di chi commette il reato…

Per la verità questo l’ho detto anch’io durante la mia relazione davanti all’aula di Montecitorio: la legge Mancino va estesa all’omofobia e alla transfobia nella sua interezza. Ma in ogni caso non bisogna dimenticare che questo testo, con tutte le sue debolezze, fa già degli storici passi avanti: per esempio, introducendo l’omofobia e la transfobia nella legge Mancino, fin dallo stesso titolo della legge. E facendo sì che per la prima volta tutte le forze politiche, salvo la Lega e altre eccezioni individuali, riconoscano che esiste in Italia una comunità LGBT che va riconosciuta e tutelata: una rivoluzione per il nostro Paese.

Quali parti auspichi che vengano modificate?

L’aggravante va introdotta, punto. Come PD abbiamo già presentato un emendamento che la prevede, e che contestualmente introduce una norma che chiarisce che l’intera legge Mancino (tutta, non solo dunque la parte sull’omofobia e la transfobia) non si applica alla manifestazioni del pensiero riconducibili al pluralismo delle idee. Che poi è il principio dell’articolo 21 della Costituzione repubblicana.

La famosa norma “salva vescovi”, come l’ha definita Flavio Romani, presidente di Arcigay

Ci si dimentica che qui stiamo parlando di una norma penale. Questa legge non serve a mettere in prigione le persone che non la pensano come noi, ma a colpire espressioni di violenza verbale e fisica che costituiscano un limite alla dignità e alla libertà delle persone. Io non vorrei mai vivere in un Paese dove si va in galera per le proprie opinioni, anche se quelle opinioni sono diverse dalle mie e magari mi fanno pure indignare. Nemmeno in Gran Bretagna, il luogo dell’inclusione e dei diritti per eccellenza, i vescovi vanno in galera: perché la democrazia non funziona solo in un senso. Romani si ricordi sempre che se vuoi mettere in galera qualcuno per le sue idee, corri sempre il rischio che prima o poi in galera ci mettano te per le tue.

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Ci spieghi la vicenda della “propaganda”? Perché parli di applicazione integrale della legge se la “propaganda di idee” non è prevista?

Chi solleva quest’eccezione dà prova di non aver nemmeno letto la legge Mancino. Spieghiamo, dunque: la legge prevede (all’articolo 1, lettera a) due fattispecie. La prima è la “propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico” che non è mai stata allargata ad altro. La seconda è invece la “istigazione a commettere atti di discriminazione” che invece è stata allargata dai motivi razziali o etnici, anche a quelli nazionali o religiosi e poi, nel 2001, anche alle minoranze linguistiche. Estendendo il reato di “propaganda” all’omofobia e alla transfobia avremmo fatto di questi due casi due casi speciali, più protetti della discriminazione sulla base della nazionalità o della religione, per esempio, correndo un rischio evidente di incostituzionalità. Infatti nemmeno nella proposta iniziale di Rete Lenford era prevista questa estensione.

Era necessario cercare un accordo a tutti i costi col Pdl? Hai provato a cercare in commissione una maggioranza col M5S?

Abbiamo cercato, e cerchiamo ancora, una maggioranza la più ampia possibile. Io non vedo perché il Movimento 5 Stelle non dovrebbe votare una legge Mancino estesa integralmente all’omofobia e alla transfobia, e credo ancora oggi che il loro voto non mancherà. Altrimenti dovranno spiegarlo agli elettori. Quanto al Pdl ci sono almeno tre buone ragioni per coinvolgerli: la prima è che questa legge deve passare con una maggioranza amplissima, e diventare una legge di tutto il paese, non di una parte sola. È questo che vogliamo, che il Paese cresca e comprenda tutto intero le ragioni della comunità LGBT, che è fatta di persone che votano per tutti i partiti. La seconda è che il Pdl, come forza di governo, presiede commissioni chiave – come la Commissione Affari Costituzionali – senza il cui parere favorevole la legge non sarebbe mai arrivata in aula. Così come la Presidente della Commissione Giustizia, Donatella Ferranti del PD, è stata chiave per calendarizzare e spingere il provvedimento, così altre presidenze avrebbero potuto facilmente bloccarlo.

E la terza ragione?

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