OMOSESSUALITÀ E TERZA ETÀ

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Cosa trattiene le persone non più giovani dal fare coming out? Quali problemi affrontano i gay anziani? Se ne è parlato a Roma, in un incontro organizzato da...

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ROMA – La vita che avanza: omosessualità e Terza età, questo è il tema del dibattito proposto la scorsa settimana dal gruppo gay credenti di Nuova Proposta.
La sala è piena di volti giovani, pochi quelli sopra gli ‘anta’. Abbiamo incontrato Rossella A., appartenente a Nuova Proposta e relatrice di questa serata-incontro. Con lei abbiamo cercato di capire cosa comporta essere oggi una donna che ha superato gli ‘anta’, lesbica e credente.
Rossella preferisce usare un nome inventato: «il mio coming out non è ancora completo… ma ci sto lavorando». E’ stata invitata a partecipare a questa serata in qualità di persona di età matura che ha fatto un preciso percorso di vita e che può dare dei segnali concreti a tutti i ragazzi presenti in sala.
La serata si è articolata in due interventi: quello di apertura lavori del Tesoriere di Nuova Proposta, Paolo T., 50 anni, architetto e poi la lunga relazione di Rossella A., 56 anni, coordinatrice del gruppo di autocoscienza del martedi del DìGayPoject, attivista dell’Arcidonna, e impegnata politicamente tra le donne dell’UDEUR.
La vita di Rossella prima non era certo così. Si è scoperta omosessuale, ci dice, in età matura, a trentadue anni per l’esattezza, prima di allora c’è un passato etero per nulla rimpianto.
«Forse sono omosessuale per caso» aggiunge, «amo le persone, una per volta. Sono stata innamorata di un uomo e poi di due donne. Forse se a quell’appuntamento con la mia ex compagna ci fosse stato un uomo a quest’ora sarei sposata e avrei dei figli. Si dà il caso che la persona di un certo spessore morale e intellettuale che cercavo fosse proprio una donna.»
Anni difficili quelli della gioventù, paradossalmente più complicati di quelli odierni. Lunghi anni di convivenza con una giovane compagna che le tarpava le ali, che la costringeva ad un separatismo verso l’universo maschile e ad un dorato isolamento fino alla rottura drammatica e la conseguente depressione. «Un tunnel da dove credevo non sarei più uscita. Sono stati sei mesi lunghissimi. Con un fardello di ricordi e rimorsi se vuoi, ricco di ventitrè anni di vita insieme. Mi sono trovata sola a 54 anni. E’ stata una pastora evangelica della Chiesa Valdese a farmi da guida spirituale e a farmi uscire da quel periodo buio, mi ha rimboccato la religione e mi ha dato nuovi stimoli. Mi sono dedicata al volontariato. Prima con i poveri poi con gli animali»
Ti senti rappresentata dal sottopancia che ti addita come donna della terza età?
«No, non mi sento appartenente alla fascia della terza età, ma oggi se chiedi ad un ragazzo di vent’anni a che età inizia la vecchiaia ti risponde a 50. Faccio talmente tante cose che la mia vita somiglia più oggi a quella di una irrequieta giovane che non a trent’anni, in cui ero chiusa nel mio egoismo o nell’egoismo immaturo di un rapporto di coppia che non apriva le porte all’esterno e non permetteva la circolazione delle idee.»
Quali sono le difficoltà che un omosessuale incontra avvicinandosi alla terza età rispetto ad un etero? Ce ne sono? C’è una problematica maggiore o solo diversa?
«Direi senza dubbio maggiore, ma non in campo affettivo. Sono certa che le donne lesbiche siano migliori delle donne etero, in quanto io vedo donne non più giovani, non più belle senza marito ma non sole, con una compagna vicino che sa apprezzarle per quelle che sono e per il cammino che hanno fatto. Non so quante etero non più belle e senza soldi in tasca sono altrettanto sicure del proprio compagno»
Ne fai solo un discorso di sensibilità femminile o solidarietà che dir si voglia, o stai ponendo dei veri e propri paletti all’interno delle Differenza di Genere?
«No, ne faccio un discorso di sensibilità e di sorellanza trasversale che ci accomuna come sesso. C’è anche da dire che gli omosessuali sono tanti di meno, si calcola che tra velati e no siamo il 20% del mondo. Difficile fare delle stime e dei parallelismi su emisferi così diversi in termini numerici. Oggi vorrei fare davvero di più, la vita mi ha aperto gli occhi e mi ha insegnato tanto, oggi potrei ridare indietro la mia esperienza, ma le porte sono chiuse. C’è una forte discriminazione verso la terza età. Sono una donna attiva che vorrebbe fare molto di più ma non mi è concesso.»
Cosa dirai stasera a tutti i giovani e alle giovani che sono venute al ascoltarti?
«Cercherò di lanciare dei messaggi di speranza e di apertura soprattutto in virtù di quello che ho vissuto sulle mie spalle. Sono venuta qui con un ragazzo stupendo, un gay che coordina con me il gruppo di coscienza al DGP. Ho capito oggi gli errori enormi del separatismo di ieri, oggi ho capito l’immenso apporto del mondo gay. Questo ragazzo è diventato il mio migliore amico. E’ un messaggio di forte apertura che dopo ventitrè anni di oscurantismo mi sento di dare ai giovani presenti in sala. Nella mia vita sono cambiate tantissime cose. Vorrei che la fratellanza tra lesbiche e gay fosse una cosa assodata. Ma ancora non lo è»
Quanti ragazzi e quante ragazze coordini all’interno del tuo gruppo di autocoscienza?
«Sono undici ragazzi e due ragazze….forse noi donne abbiamo meno problemi ecco perchè c’è meno adesione da parte del gentil sesso, ma non ci credo a questa cosa fino in fondo, mi piace pensarla, ma non è così.»
Concedimi una provocazione, il fatto di non voler dire il tuo nome, di non aver fatto ancora un coming out totale non ti sembra che contrasti con tutto quello che stai dicendo? Un tempo avresti potuto avere dei problemi a lavoro, ma ora sei in pensione, perché ancora non ti senti libera di vivere la tua sessualità in modo limpido e senza censure? E’ questo che intendi quando dici che le donne hanno meno problemi?
«Oggi come oggi potrei farlo tranquillamente: il mio ultimo baluardo è quello del volontariato verso la Chiesa. Mi allontanerebbero e non lo sopporterei, lo ribadisco, io sono una lesbica credente. In fondo poi una sorta di coming out l’ho fatto, ho marciato sotto la bandiera DGP per l’articolo 18, Roma mi ha vista.»
Anche perché fare una battaglia dei diritti coprendosi il volto la trovo davvero un’incoerenza.
«Sono rimaste ancora solo le piccole paure quotidiane del vicino, del portiere, della gente, della mia nuova compagna che fa la bidella in una scuola elementare, dove certe aperture non sono consentite, non quando ci sono di mezzo dei bambini. Figurati se lei o io potremmo mai far del male a dei bambini, lei sul lavoro questa cosa la vive male… lo so che è sciocco vederla così, ma la vita di tutti i giorni non è sempre clemente e alla mia età un pizzico di attenzione in più non fa male.»
Rosella scusa un’ultima domanda, a quanti anni inizia la terza età?
«Oltre gli ottantanni».

di Monica Giovannoni

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