OMOSEX SUL GRANDE SCHERMO

Storia del cinema gay. E della rivoluzione che la rappresentazone dell’omosessualità nelle sale cinematografiche ha avuto negli ultimi cent’anni. Tra incursioni nel porno d’epoca.

Dove collochereste due uomini mentre ballano un valzer accompagnati da un terzo uomo che suona il violino? In un locale gay antesignano? Ad una festa privata fra gay?

Ebbene no proprio due uomini che ballano insieme al suono del violino sono stati filmati nel 1895 in un film sperimentale della Edison e costituiscono la prima testimonianza reperibile nella storia del cinema di rappresentazione dell’omosessualità. Stupiti?

Negli ultimi cent’anni la rappresentazione dell’omosessualità sul grande schermo ha subito una radicale rivoluzione.

Già nel cinema muto si reperiscono una serie di costanti nella rappresentazione di individui omosessuali e le Major di Hollywood imponevano che il gay dovesse avere almeno tre caratteristiche: o doveva suscitare risate o doveva portare il pubblico alla compassione o, ancora, doveva rappresentare il mostro-malato di turno e fare paura. Tutto questo doveva essere unito alla estrema fugacità di apparizione del personaggio e alla immediata identificazione dello stesso da parte del pubblico ottenuta mediante l’affettazione dei gesti maschili e il travestimento donne in uomini e uomini in donne. Non si sprecarono nelle pellicole che presentavano personaggi gay i battiti allusivi di ciglia, i rossetti per gli uomini uniti al garofano verde all’occhiello simbolo distintivo dell’uomo più scandaloso di quei tempi Oscar Wilde, il frack per le donne, e nel muto i ‘gridolini’ stereotipati dell’omosessuale di turno. Una tragedia per le generazioni di omosessuali che seguirono. Il cinema filtrato dagli occhi dello spettatore diventava la realtà e parte degli omosessuali si adeguarono alla rappresentazione che di loro veniva offerta.

Tutta una serie di film datati mostrano queste costanti. Ad esempio in A Florida Enchantment del 1914 una coppia di uomini propone a due donne di ballare. Le due si guardano ed incominciano a danzare insieme. Gli uomini rimasti senza compagna fanno lo stesso. Le risate del pubblico di allora erano garantite. Rispetto alla facilità di identificazione del personaggio omosessuale le pellicole Algie, the miner del 1912, The soilers del 1923 e Wandered of the West del 1927 sono tra i più significativi e lo ‘scheccamento’ è garantito.

Ma lasciamo gli anni ’10 e ’20 per gli anni trenta dove le costanti viste sopra rimasero tali e quali. In Challher Savane del 1932 una scena mostra il primo bar gay che il cinema abbia mai immortalato. Due ballerini maschi, dalle sembianze femminili, cantano e ballano quasi travestiti fra i tavoli. Anche qui possiamo immaginare le risate del pubblico. Anche le lesbiche non erano immuni da questo trattamento. L’apparizione di Marlene Dietrich in frack in Morocco del 1930 è rimasta leggendaria e il suo bacio ad una donna ha fatto ‘sciogliere’ intere generazioni di lesbiche.

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Tutto questo materiale, insieme a riferimenti ad altre pellicole che per motivi di spazio non ho citato, è facilmente reperibile nel recente documentario Lo schermo velato che raccontala la storia dell’omosessualità nel cinema americano. Nel documentario però non trova spazio una branca del cinema che, suscita scalpore affermarlo, già negli anni dieci era estremamente sviluppata: il film pornografico. Quelle pellicole venivano proiettate in apposite salette nei bordelli. Inutile dire che anche nel porno lo stereotipo del gay effeminato era assolutamente rispettato. Ce lo mostra un rarissimo spezzone, presumibilmente francese, della videocassetta Eros Proibito 1900 – 1910 Inediti del cinema per adulti in cui un omosessuale tra l’effemminato ed il truccato fa una fellatio ad un energumeno che poi lo sodomizza piacevolmente mentre una donna discinta partecipa al gioco. L’omosessuale in questione, che si dimenticherà di pagare il ‘piacevole’ trattamento subito, verrà anche aggredito con un pugno dal partner maschile mentre la donna si sbellicherà dalla risate.

Anche sulle lesbiche lo stereotipo nel porno interveniva con forza e due donne, in un altro spezzone, dopo essersi divertite un po’ con un vibratore di legno, lontano parente dei moderni vibratori in lattice, trovano conforto con un maschione che evidentemente le soddisfa più dell’oggetto ligneo. Oggi le lesbiche direbbero che non si tratta di cinema lesbico ma di rappresentazione del maschio virile e conquistatore di due donne succubi. Avrebbero ragione quello spezzone era ad uso e consumo di eterosessuali.

Il Cinema in genere, dagli anni trenta in poi subì un grosso processo da parte dei cattolici e degli integralisti protestanti che lo ritenevano, a causa dell’estrema libertà di alcune pellicole, demoniaco tanto che in America furono fondate delle commissioni di censura per tagliate i contenuti ritenuti osceni. La psicologia con una serie infinita di tesi sull’identificazione dei giovani con gli atti che avvenivano sullo schermo gettò benzina sul fuoco del dibattito e si giunse a normative decisamente restrittive. L’omosessuale non sparì dal cinema ma divenne molto più difficile identificarlo. La difficoltà di identificazione caratterizzò tutto il cinema successivo fino agli anni settanta.

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In Italia la rappresentazione dell’omosessualità era imposta da oltreoceano. Gli italiani, dagli anni cinquanta di grande sviluppo anche della distribuzione di sale cinematografiche, poterono vedere i film americani ed ‘ammirare’ personaggi omosessuali.

Nel 1958 uscì un film di grande successo: La gatta sul tetto che scotta. L’omosessualità nella pellicola è solo accennata nell’attrazione tra il protagonista ed un amico. Nel film comunque vincerà la normalità con il protagonista che si innamorerà di una donna. Stessa ricetta in Improvvisamente l’estate scorsa del 1960 in cui una madre, morbosamente attaccata al figlio lo porterà ad inconfessabili, quanto relativamente accennate, tendenze.

Dopo questi due film, la spinta al moralismo imperante andò pian piano scemando, e l’inconfessabile divenne più esplicito. Nel 1962 uscì Sapore di Miele un film nel quale la protagonista, una scandalosa madre sola, incontra un omosessuale dolce e sensibile che si offrirà di sposarla. Dopo una parentesi di tenerezza i due torneranno alla solitudine di prima del loro incontro.

Un regista italiano, Vittorio Caprioli, nel 1962 girò Parigi o Cara nel quale si accenna brevemente all’omosessualità del fratello della prostituta protagonista. Lo stesso regista, negli anni settanta, girerà uno dei film a tematica gay forse tra i più famosi della produzione italiana Splendori e miserie di Madame Royale ottimamente interpretato da Tognazzi che nella parte di un gay ripercorrerà senza indugi tutta l’effemminatezza già vista nei film muti degli anni dieci. La pellicola ebbe notevole successo anche se per lo spettatore omosessuale era molto poco divertente. Madame Royale verrà ucciso alla fine del film e il cadavere travestito sarà ripescato nelle acque di un lago. Negli anni sessanta non si può dimenticare il filma La dolce vita di Fellini che pur non essendo a tematica omosessuale presenta alcuni personaggi gay e ad un travestito, Dominot, affiderà la celeberrima battuta finale. Anche in questo caso lo stereotipo dettava legge. A Pasolini regista, in questi anni, sarebbe necessario dedicare un capitolo a parte.

Gli anni settanta videro un’esplosione di film a tematica più strettamente omosessuale. Tra i titoli ci si perderebbe e quindi bastino per dare un’idea della produzione i celeberrimi Morte a Venezia del 1970, Festa per il compleanno del caro amico Harold dello stesso anno, Domenica maledetta domenica del 1971, Je t’aime moi non plus del 1975, Sebastiane del 1976, Ernesto del 1979 e così via.

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Di notevole interesse Il Vizietto del 1978 interpretato, fra gli altri da Tognazzi nel quale il regista Molinaro ha riproposto per l’ennesima volta l’omosessuale effeminato utile a suscitare le risate del pubblico.

Questa breve disamina della storia del cinema dell’omosessualità è molto lontano dall’essere esaustiva, rimando al testo Images in the Dark di Rainmond Murray per un compendio quasi completo di film a tematica gay, ma ci aiuta a capire come il cinema abbia costruito il personaggi gay. Erano molto lontani i tempi di Priscilla uscito nelle sale nel 1994…

Gli omosessuali che videro all’epoca i film citati ricordano le difficoltà estreme di identificarsi con i personaggi gay che erano lontanissimi dalla realtà che vivano. La storia di cinema e omosessualità non si completa solo nell’omosessualità proiettata sul grande schermo ma annovera anche attori e attrici divenute icone per gli omosessuali, i registi e gli attori gay le loro vite e i loro scandali e il ruolo delle sale cinematografiche.

Queste ultime, di cui parlerò più diffusamente in futuro, erano in passato tra i principali luoghi di battage e spesso gli omosessuali non guardavano i film ma erano occupati in altre attività ‘ludiche’ nello scuro della sala. Una piccola nota di gioia mentre la sofferenza e la falsità, a volte pure censurata, venivano proiettate sul grande schermo e le grasse risate attraversavano la sala.

di Stefano Bolognini