Online video hot del ministro tunisino ma l’attacco fallisce

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Puntavano, probabilmente, a farlo dimettere sperando di provocare uno scandalo. Ma al ministro degli Interni, esponente del partito islamista, solo messaggi di solidarietà e proteste contro il video.

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Un segno che il cambiamento in Tunisia sta davvero prendendo piede, ben oltre i nomi di chi sta al governo? Forse. Fatto sta che quello che per chi c’è dietro avrebbe dovuto essere uno scandalo sessuale tale da portare alle dimissioni dell’attuale ministro degli Interni si è rivelato, nei fatti, un boomerang. Un video che ritrarrebbe Alì Laarayedh durante un rapporto gay, infatti, è stato diffuso in rete mercoledì scorso su Daily Motion e Myvideo. Il video risalirebbe a 20 anni fa, quando l’attuale ministro del primo governo post – Ben Alì era detenuto per ragioni politiche e sarebbe stato girato con una telecamera nascosta.

Un’onta difficile da sopportare in una società islamica e ancor di più se ad essere coinvolto è un esponente del partito islamista Ennahda. E invece, dopo e proteste contro il video stesso e le molteplici manifestazioni di solidarietà nei confronti del ministro, il video è stato tolto dalle piattaforme dove era stato pubblicato ed è ora irreperibile.

I media tunisini hanno scelto di non pubblicare neanche un’immagine e la linea che prevale nel governo è quella secondo cui il video sarebbe, in realtà frutto di un montaggio montaggio e l’averlo messo online solo un tentativo di delegittimare il cambiamento da parte di nostalgici del vecchio regime. Come se non bastasse, solidarietà al ministro è giunta da tutti i partiti politici, opposizione inclusa.

A quanto si sa, il video, che dura 45 minuti in tutto, inizia con l’allora detenuto politico sdraiato sul letto che guarda la tv. Segue qualche scambio di sguardi con il compagno di cella che in breve si trasformano in effusioni. I due si toccano e si strusciano passando da un letto all’altro senza mai spogliarsi del tutto. Ma mentre nella prima parte del video il ministro sarebbe perfettamente riconoscibile, nella seconda, quella delle effusioni, le immagini sarebbero poco definite. Questo ha fatto sì che prendesse pieda l’ipotesi del montaggio.

Chi invece sostiene che il video sia autentco, ipotizza che arrivi direttamente dagli archivi della polizia politica e che sia il frutto di una trappola orchestrata contro quello che allora era un oppositore del regime e che adesso è invece ministro del governo nato dall’abbattimento di quello stesso regime. Un’occasione golosa per chi nella polizia non ha gradito le scelte fatte subito dopo l’insediamento da Laarayedh che con un gesto aspramente criticato dai sindacati di categoria, ha rivoluzionato i vertici delle forze dell’ordine, rimuovendo dal suo incarico il capo generale della polizia Moncef Lajimi, uno dei pochissimi sopravvissuti alla caduta di Ben Alì. Il video, quindi, era una vendetta che puntava a delegittimare il neo ministro facendolo passare per quanto di peggio ci sia per i fondamentalisti islamici, ovvero un omosessuale? Se questo era lo scopo, è evidentemente fallito dato che neanche i partiti d’opposizione, oltre che l’opinione pubblica, ha scelto di fare leva su questo aspetto della vicenda per chiedere le dimissioni di Laarayedh.

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