Orlando, il poliziotto di guardia non era davanti al Pulse quando è entrato l’attentatore

I famigliari delle vittime hanno fatto causa al corpo di polizia e alla città della Florida.

A due anni di distanza da una delle peggiori stragi americane, c’è un nuovo dettaglio sulla notte al Pulse di Orlando e nuova rabbia.

Non c’è pace per le vittime del Pulse di Orlando, il club gay in cui due anni fa ci fu la terribile strage di Omar Mateen, che uccise a colpi d’arma da fuoco 49 persone e ne ferì 58. Ora i famigliari e i sopravvissuti procederanno a una causa legale contro città e dipartimento di Polizia.

Come spiega l’esposto presentato, l’agente Adam Gruler, che quella sera di giugno avrebbe dovuto sorvegliare l’ingresso del Pulse, avrebbe abbandonato il proprio posto davanti al locale. Un comportamento definito “Oltraggioso al punto da sconvolgere le coscienze”.

I famigliari delle vittime e i sopravvissuti contestano inoltre alle forze dell’ordine intervenute ad attentato in corso di non essere entrate con tempismo per fermare Mateen. Berto Capo, che ha perso suo fratello nell’attentato al Pulse, si chiede pubblicamente: “Se l’agente di guardia fosse rimasto al suo posto davanti al locale quella notte, mio fratello sarebbe ancora vivo?”.

Nonostante la città di Orlando abbia deciso di commemorare le vittime e di trasformare il sito del Pulse in un memoriale, ha preso le parti degli agenti: “Il mattino del 12 giugno 2016, agenti federali, statali e della polizia locale, insieme ai soccorritori, hanno messo se stessi a rischio per salvare quante più vite possibili – si legge nel comunicato – Le nostre forze di pronto intervento sono impegnate per la sicurezza della comunità e sono sempre disponibili a proteggere e servire”.

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