Orlando, la proprietaria del Pulse annuncia la nascita del memoriale in onore dei 49 ragazzi uccisi

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Il progetto sarà realizzato grazie alla fondazione creata poche settimane dopo quel tragico 12 giugno 2016.

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Tutti ricordiamo quel che successe a Orlando (Florida) la notte del 12 giugno 2016, quando per mano del terrorista Omar Mateen, poi ucciso nel corso di una colluttazione con la polizia, 49 persone persero la vita e 53 furono ferite, per quella che a più riprese è stato definita come la peggior sparatoria di massa nella storia americana moderna.

Già nell’agosto 2016 il sindaco di Orlando, Buddy Dyer, aveva ventilato l’ipotesi di rilevare il club (trasformandolo in un edificio pubblico a tutti gli effetti) per convertirlo in un memoriale pubblico permanente: nonostante una cospicua offerta (che superava i due milioni di dollari), però, la proprietaria Barbara Poma aveva rifiutato. Barbara, che aprì il Pulse 12 anni fa in onore del fratello, si era detta del tutto “incapace di separarsi dalla proprietà del Pulse”.

Ma qualcosa deve averle fatto cambiare idea, perché nelle scorse ore ha rivelato alla stampa locale (a ruota è seguito un post su Facebook) l’intenzione di creare un memoriale permanente, di cui racconterà tutti i particolari la prossima settimana. “Questa decisione nasce dal mio cuore e dalla mia profonda passione per il Pulse, che è tutto per me da ben 12 anni, quando tutto è iniziato”. I fondi saranno reperiti anche grazie alla fondazione, la onePULSE Foundation, creata poche settimane dopo l’attentato.

SPECIAL ANNOUNCEMENT!!

We are honored to announce our very special partnership with the GayDays® Orlando and onePULSE…

Pubblicato da Pulse Orlando su Giovedì 20 aprile 2017

Lo scorso mese, inoltre, il governo americano ha stanziato otto milioni e mezzo di dollari alla Florida per mettere a disposizione delle vittime, dei testimoni e di tutti coloro che erano impegnati in quella notte da incubo (tra cui i primi soccorritori) alcuni specialisti nel sostegno all’elaborazione del lutto.

Ricardo Negron, presente al momento dell’attacco, ha confessato alla televisione locale News13: “Era necessario. Io mi sono reso conto di aver bisogno di un supporto psicologico un mese dopo l’attacco. Mi ripetevo continuamente che ce l’avrei fatta da solo, ma ogni istante mi riportava a quelle scene”.

 

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