Orlando: noi sappiamo chi è il mandante

Basta leggere nei social network i commenti di tanti bravi cristiani riassumibili con “ci voleva un musulmano per fare il lavoro di Dio”.

Tra le terribili storie che si intrecciavano durante la strage di Orlando, ce n’è una che mi ha molto colpito. E’ la storia di Eddie Justie, 30 anni, che ha mandato un sms alla madre mentre si nascondeva in bagno per cercare di sopravvivere. La madre ha cercato disperatamente di aiutarlo chiamando la polizia ma non è bastato. Lui le dice “ti voglio bene”, “sto per morire”. Poi il silenzio. Non sapremo mai se Eddie è morto a causa del killer o se è una vittima collaterale dello SWAT team che ha ucciso il criminale. Ma non ha importanza, perché il responsabile è comunque il killer. Così come non ha importanza sapere se il killer ha agito per conto del Isis o se è stato spinto dal odio religioso. Per il governo americano ha grande importanza capire se è stata una azione organizzata dall’Isis in territorio americano o se si tratta della lucida azione di un integralista religioso che ha agito in modo autonomo. Ma a noi, comunità LGBTQI, saperlo non cambia nulla. Perché in entrambi i casi la radice profonda di questa azione è l’odio verso il diverso. Quel diverso che è un essere umano vivo così come lo sono i milioni di eterosessuali che “diversi” non sono.

Esiste un serio problema nelle democrazie occidentali con la religione islamica, checché se ne dica, minimizzando. Quella violenza che vediamo nella religione islamica esiste ed è molto forte, così come esiste ed è forte anche in quella cristiana. Non serve ricordare la strage in Norvegia per mano di una persona non psicopatica, ma motivata da odio ideologico verso la diversità. Basta leggere nei social network i commenti di tanti bravi cristiani riassumibili con “ci voleva un musulmano per fare il lavoro di Dio“.  Basta leggere il continuo incitamento alla discriminazione e alla violenza portata avanti in Italia da noti esponenti di fede cattolica (Adinolfi che incitava a impugnare il fucile, tanto per citarne uno) . E’ questo clima culturale che si insinua nelle menti più violente che porta a questi risultati. Che si tratti di donne o di gay, il bollettino delle stragi lo leggiamo ogni giorno. E sono persone apparentemente normali a fare questo, non mostri folli. E’ la normalità del male. E’ la normalità dei continui messaggi di degradazione della donna e discriminazione degli omosessuali, che lavorano nel subconscio. Negarlo o minimizzarlo è voler non risolvere il problema.
 
Un ultimo pensiero alla famiglia. Quella di Eddie, che è per noi punto di riferimento perché basata e colpita nell’amore. E quella del killer, che giustifica l’azione abominevole per lo shock di aver visto due uomini baciarsi in pubblico. Ecco, la famiglia non è mai un bene in sé. E storie familiari tragiche hanno forse approfondito questa nostra convinzione.
 
Infine, un’ ultima impressione: “Una strage in un locale gay in America desta molta meno indignazione e sgomento di quella del Bataclan a Parigi. In fondo, erano froci. Sbaglio?”. Lo ha detto Giannini su Radio24.
 
Ecco, non siamo quindi i soli a pensarlo. Noi sappiamo chi è il mandante. Si chiama odio per tutto ciò che è diverso.
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