PaCS costituzionalmente legittimi per giuristi

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Associazione Persona e Danno: il progetto di legge sui PaCS è costituzionalmente legittimo e rappresenta il solo strumento in grado di tutelare concretamente i conviventi di fatto.

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MILANO – L’associazione Persona e Danno prende posizione a favore del progetto di legge sui PaCS, i Patti Civili di Solidarietà, sostenendo che sono giuridicamente infondate le argomentazioni costituzionali avanzate ex art. 29 Costituzione Italiana da coloro che ritengono non possibile la tutela giuridica dei diritti dei conviventi. Infatti, secondo il dettato dell’art. 29 Cost. Ita., la famiglia è una realtà sociale che preesiste al matrimonio. Pertanto, richiamare detta norma quale ostacolo per il riconoscimento delle convivenze al di fuori del matrimonio è un grave errore interpretativo anche alla luce delle pronunce della Corte Costituzionale la quale, quando è stata chiamata ad affrontare questioni legate alle convivenze di fatto, ha chiarito che si tratta di due diverse forme di vita comune tra l’uomo e la donna, ognuna dotata di propria dignità, e caratterizzate la prima (la convivenza) dal maggior spazio alla soggettività individuale dei conviventi e la seconda (il matrimonio) dal maggior rilievo alle esigenze obiettive della famiglia come tale.
Questa è la posizione ufficiale di Persona e Danno, associazione nata su iniziative di oltre 120 giuristi, magistrati, avvocati, studiosi, per rafforzare la tutela dei diritti fondamentali della persona e il cui Presidente è Paolo Cendon, ordinario di diritto privato presso l’Università di Trieste, che su questo argomento commenta: “La Consulta e i giudici italiani di ogni ordine e grado hanno sempre riconosciuto nell’art. 2 Cost. il fondamento della tutela dei conviventi. La Costituzione non è affatto un ostacolo all’introduzione da parte del legislatore di norme a tutela del rapporto di convivenza, si tratti di un uomo e di una donna, di due uomini o di due donne”.
Secondo l’avvocato Francesco Bilotta, docente di diritto privato presso l’Università di Udine e membro di Persona e Danno, “L’interpretazione della Costituzione non può fermarsi al significato che le parole potevano avere nel 1948, perché la società è cambiata. Riconoscere singoli diritti ai conviventi è cosa poco utile, perché in mancanza di uno strumento come il PaCS non si risolve la questione della prova del rapporto di convivenza. La mancanza di una tutela generalizzata del rapporto di convivenza genererà inevitabilmente delle lacune nell’ordinamento, che non potranno essere integrate in via interpretativa”.

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