PaCS: il Papa richiama la politica, che risponde

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La Santa Sede verso la chiusura totale nei confronti di gay e lesbiche: niente Pacs, niente unioni civili. Appello diretto ai politici che rispondono così...

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ROMA – Il Vaticano incrementa le pressioni e ormai quasi non passa giorno senza che cariche più o meno elevate della gerarchia ecclesiastica lancino appelli e richiami a politici e legislatori affinché non introducano soluzioni giuridiche per le coppie di fatto, soprattutto quando tali coppie sono composte da conviventi dello stesso sesso. Benedetto XVI ha “esternato” tali preoccupazioni per ben due volte nel giro di tre giorni, parlando non più alle coscienze dei singoli, come avvenuto in passato, ma dando indicazioni direttamente a che le leggi le deve fare, ovvero i politici. E il mondo politico non ha tardato nel rispondere: per l’aspirante sindaco di AN alla capitale Gianni Alemanno «il Santo Padre torna a richiamare politici e legislatori alla salvaguardia dell’istituto della famiglia, mentre a Roma la coalizione di sinistra assume nel suo programma elettorale espliciti impegni sulle Unioni Civili, e Veltroni riceve i diktat di alleati anticlericali e laicisti. Sarebbe dunque utile conoscere Veltroni cosa risponde all’appello del Papa.» Il diretto interessato, Walter Veltroni, per la verità pare aver già risposto visto che nel suo programma amministrativo 2006-2011 si legge: «Pari opportunità vanno offerte, inoltre, alle persone che fanno parte delle unioni di fatto, indipendentemente dal genere dei conviventi e dai loro orientamenti sessuali. Nella pratica dell’attività amministrativa il Comune di Roma non ha mai operato, né dovrà mai operare, discriminazioni nei confronti delle convivenze non formalizzate.» Inoltre «In tutti i regolamenti del Comune su queste materie si è fatto e si dovrà sempre fare riferimento alle famiglie anagraficamente conviventi, prendendo così atto delle forme liberamente adottate dai cittadini e dalle cittadine per le scelte di convivenza e di registrazione anagrafica.»
Per l’ex ministro leghista Roberto Calderoli «Il Santo Padre dice le cose come stanno: si parla di coppie di fatto ma il vero obiettivo sono i matrimoni tra gay. Chi, come il Papa, dice no a queste artificiali imitazioni difende la famiglia, chi dice sì vuole distruggere la famiglia naturale e andare contro natura.» Non è per niente d’accordo la parlamentare di Rifondazione Comunista Titti De Simone che invece risponde così ai richiami papali: «Rispetto per opinioni diverse, ma considero le parole del Pontefice una indebita interferenza della Chiesa sui legislatori.» De Simone fa un richiamo alla nostra Costituzione dicendo che «un paese civile non può sopportare discriminazioni culturali e giuridiche, dovrebbe essere un valore condiviso quello del rispetto dei diritti della persona» e conclude con una precisazione: «Come tutti sanno, compreso Calderoli, stiamo parlando delle unioni civili, che sono un riconoscimento giuridico diverso e distinto dal matrimonio, anche se considero quello dell’uguaglianza sostanziale delle persone omosessuali e transessuali una prospettiva di civiltà.» Dall’area di centro destra pare essere d’accordo il presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia Benedetto Della Vedova, per il quale «Non vi è nulla di nuovo o di clamoroso nelle parole con cui Papa Benedetto XVI ha ribadito la posizione della Chiesa cattolica romana sulla centralità della famiglia e sul matrimonio indissolubile. Però, occorre ribadire che il legislatore di una democrazia liberale non deve e non può imporre per via legislativa una visione dei rapporti tra gli individui improntata ad una scelta confessionale.» Per Della Vedova «Le cosiddette unioni di fatto rappresentano una scelta libera e consapevole di milioni di italiani, ormai largamente accettata sul piano sociale. Non ha alcun senso ostinarsi a negare, per le coppie omosessuali in particolare, che tali unioni possano disporre di un riconoscimento giuridico così come accade in quasi tutti i paesi europei.» ^d
Sempre da Forza Italia però si leva una voce esattamente contraria, quella del deputato Francesco Giro che in una nota stampa afferma che «Nel corso di questa legislatura non verrà approvata alcuna normativa in favore dei pacs, perché non esiste in Parlamento, ne’ al Senato e neppure alla Camera, una chiara maggioranza favorevole a questo nuovo strumento giuridico, importato dalla Francia al solo scopo di equiparare le unioni omosessuali alla famiglia fondata sul matrimonio.» Poco incline ad obbedire ai desideri del santo padre è Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, per il quale «È sempre più chiaro che Benedetto XVI sta stilando un programma di governo e un’agenda politico-parlamentare, stabilendo cosa non si può fare e cosa si può fare (poco, parrebbe) in questa legislatura. E’ un ennesimo atto grave da parte di un Capo di Stato estero, che tratta la Repubblica italiana come il cortile di casa.» Anna Paola Concia e Andrea Benedino, portavoci nazionali del coordinamento Gayleft dei DS, commentano che «L’appello del Papa rivolto ai politici dimostra come a volte appare debole l’amore che si ha verso alcuni esseri umani, come ad esempio gli omosessuali. Noi invece siamo sicuri che lo Stato e il governo “amano” nello stesso modo tutti i cittadini.» (RT)

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