Padre uccide la figlia lesbica: per gli amici, non la accettava

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È successo nel padovano. Un amico della ragazza racconta il conflitto tra padre e figlia.

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L’omofobia produce mostri. E morti. Perché sarebbe proprio l’odio omofobico, l’incapacità di accettare e capire, che avrebbero portato un padre ad uccidere la figlia e, poi, a suicidarsi. Sarebbe, infatti, da ricondurre all’omosessualità di Alessia, il gesto folle che il padre, Tiziano Gallo, 63 anni, ha compiuto giovedì scorso. Ad avanzare l’ipotesi del movente omofobico, secondo quanto riporta oggi il Mattino di Padova , un ragazzo che aveva conosciuto Alessia. Mirko Zoccarato, anche lui omosessuale dichiarato, ha raccontato al quotidiano veneto che essere gay a San Giorgio delle Pertiche, dove Alessia viveva con il padre e paese di cui anche Mirko è originario, non è affatto semplice e che la ragazza si era confidata con lui raccontandogli del “rapporto difficile con il padre”. Sebbene Alessia non abbia mai detto al ragazzo di essere lesbica, gli aveva parlato di “un’amica speciale” (è questa l’espressione che la stessa Alessia avrebbe usato per descrivere quella che probabilmente era la sua compagna) che aveva portato a casa per farla conoscere al padre. Alessia ha raccontato anche che il genitore si era rifiutato non solo di accettare il rapporto tra le due donne, ma anche di vedere l’amica della figlia.

Un’ipotesi avvalorata anche da altre testimonianze, lasciate sui social network da chi conosceva la 33enne uccisa. “È morta la cameriera lella del Kolfer” avrebbe scritto qualcuno, mentre altri hanno commentato: “L’ha uccisa perché non era eterosessuale”.

“LE CONSIGLIAI DI ANDARSENE DI CASA”

Mirko ha raccontato al giornalista del Mattino di avere incontrato Alessia in un bar e che era stata lei a presentarsi, probabilmente perché sapeva della sua omosessualità, essendo San Giorgio un paese abbastanza piccolo ed essendo lui dichiarato dal 2009. È stato in quel frangente che Alessia ha raccontato del rapporto conflittuale col padre e di questa “amica speciale”. Il consiglio che Zoccarato diede ad Alessia, era di andarsene di casa, se il padre avesse insistito con il suo atteggiamento. “A volte il modo migliore per mantenere i rapporti con i genitori, è andarsene – ha spiegato -. È quello che ho fatto anche io”. Si erano incontrati un’altra volta, i due ragazzi, ma era stato un incontro breve.

Alessia, però, non è mai andata via di casa, nonostante il suo lavoro glielo consentisse, forse per non lasciare solo il padre dato che la madre è morta anni fa.

“FROCIO DI MERDA, SPERO CHE UN’AUTO TI TIRI SOTTO”

Mirko ha conosciuto anche il Tiziano Gallo. “Il signore che si è suicidato e che ha ucciso la figlia – ha raccontato – mi ha insultato e minacciato. L’ho incontrato due mesi dopo avere conosciuto la figlia e lui, con modi arrabbiati, mi ha scansato dicendomi ‘Vai via frocio di merda, spero che un’auto ti tiri sotto’. È successo al bar Centrale di San Giorgio delle Pertiche”. Alla luce di quello che è successo, secondo Mirko Zoccarato, “non si può ignorare” il conflitto che i due vivevano.

Un clima, quello di casa Gallo, che secondo il racconto di Mirko Zoccarato pervade tutto il paese. “A San Giorgio c’è un clima pesante nei confronti degli omosessuali – ha raccontato -. Le volte che sono andato a trovare i miei genitori, l’ho visto nei miei confronti, perché sono gay. Mi è capitato di ricevere degli insulti, anche in presenza di mia madre“.

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