Papà gay e gestazione per altri: ecco come funziona davvero

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Le donne sono sfruttate? Che rapporto c'è con le coppie gay? Intervista ad un'operatrice

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Sulla surrogacy, che sarebbe meglio chiamare gestazione per altri (o GPA), si discute molto in questi mesi, un po’ perché sempre più coppie gay vi ricorrono per avere un figlio, un po’ perché intesa come percorso per creare una famiglia viene erroneamente associata alla legge sulle unioni civili in discussione in Commissione Giustizia al Senato. Raramente, però, le informazioni che circolano sulla Gpa rispecchiano la realtà, a scapito di un dibattito sereno. Per questo abbiamo intervistato Laura Marchesani, titolare dell’agenzia Prepara che ha sede a Madrid e si occupa di assistere (dalla burocrazia alla logistica, passando per la scelta della clinica giusta a cui rivolgersi) le coppie gay che decidono di ricorrere alla Gpa per avere un figlio.

Delle donne che decidono di portare a termine una gravidanza per dare un figlio ad una coppia omosessuale, si dicono molte cose. Si parla di “sfruttamento del corpo della donna” e addirittura di schiavizzazione.

Qual è la sua esperienza in merito?

È una visione, secondo me, minoritaria e certamente molto lontana dalla realtà. Si tratta di una collaborazione volontaria. Nei paesi con i quali noi collaboriamo, le coppie gay vengono considerate al pari di quelle

eterosessuali, e queste donne offrono il loro aiuto con consapevolezza e generosità per contribuire alla creazione di nuove famiglie . La questione quindi è come evitare che si cada nello sfruttamento che potrebbe verificarsi in zone geografiche delimitate, caratterizzate da povertà o da scarsa alfabetizzazione della popolazione.

Quali protocolli si usano per selezionare le donne che portano a termine le gravidanze?

La realtà della Gpa è molto diversa a seconda del paese a cui ci si rivolge. Noi lavoriamo solo con paesi del primo mondo e sicuri: è una scelta etica che punta ad avere il massimo delle garanzie sui criteri e le regole adottati, che devono essere rigidi.

Una gestante deve avere un livello economico e culturale che le permetta di scegliere liberamente di collaborare e di essere completamente cosciente di ogni dettaglio del percorso. Uno dei criteri adottati in paesi come gli Usa e il Canada è che la donna non deve avere problemi economici, quindi non deve intraprendere questo percorso per soldi. Inoltre, si preferisce accettare gestanti che abbiano già dei figli loro, quindi che

sanno cosa significa essere genitori, e ciò le rende ancora più determinate nel voler partecipare a questo progetto, Alle donne viene garantito, poi, supporto medico e psicologico, anche prima della gestazione, per assicurarsi che a loro sia chiaro quello che stanno per fare, che stanno per mettere al mondo un bambino, che è figlio di un’altra coppia, ecc. Solo quando entrambe le parti, gestante e genitori, sono perfettamente consapevoli di tutto, si procede.

Che rapporto si crea tra queste donne e le coppie di papà?

Dipende molto dalle persone. I genitori possono scegliere di avere una relazione diretta e sentire la gestante spesso durante la gravidanza, o indiretta e non sentirsi mai. Qualunque sia la decisione, anche la gestante deve essere d’accordo.

Di fatto, la maggior parte preferisce una relazione stretta perché tutti si sentono parte di un progetto comune. Che poi è anche la prima motivazione che spinge le donne a fare da gestanti: vogliono fare qualcosa di socialmente grande ed essere d’aiuto per la nascita di una famiglia. Quasi tutte dicono che si tratta

dell’esperienza più grande della loro vita e il rapporto che nasce con la coppia di genitori è per loro una sorta di ricompensa per il gesto impagabile che hanno fatto. Per loro è chiarissimo che non saranno mamme di quel bambino, anche grazie al fatto che non ci sarà legame genetico, dato che l’ovulo arriva da una donatrice. Ma il fatto di essere parte determinante del progetto di una famiglia è una cosa elettrizzante.

Il rapporto si mantiene anche dopo la nascita del bambino?

Sì, spessissimo, soprattutto se parliamo di coppie gay.

Sono tante le coppie gay italiane che si rivolgono a voi?

Nell’ultimo anno abbiamo registrato un aumento. Credo si tratti di una questione di conoscenza. Fino a non molto tempo fa, la Gpa era una procedura poco o per niente conosciuta. Di recente, però, se ne parla molto di più quindi sempre più coppie cercano informazioni per usufruirne. In più, il panorama legislativo, su questo tema, sta cambiando molto, soprattutto a livello europeo e questo permette di ricorrervi con una certa sicurezza legale.

Qual è la domanda più ricorrente da parte dei futuri papà e quale la preoccupazione principale?

Le due cose coincidono abbastanza: la preoccupazione principale è che tutto sia legale e che non ci siano problemi per rientrare in Italia con il bambino, iscriverlo all’anagrafe e avere tutti i documenti in regola. Purtroppo sono diventati famosi quei pochissimi casi di cui ha parlato la stampa in cui i genitori hanno avuto problemi al momento di tornare in Italia. E i problemi nascono di solito proprio quando si va in paesi nei quali la legislazione non è chiara al 100% o non è stata applicata correttamente, a cui, bisogna dirlo, si rivolgono anche moltissime coppie eterosessuali, perché i costi sono inferiori. Per questo è importante rivolgersi a professionisti e andare in paesi in cui le procedure sono chiare e le regole sicure.

Sembra che la Gpa sia un’esclusiva delle coppie gay, invece ci sono anche coppie etero che vi ricorrono.

È una realtà quasi invisibile se non si lavora in questo ambiente. Per molti etero è quasi una vergogna far sapere che si è fatta questa scelta. Per le coppie gay è una necessità ed è inevitabile parlarne, una scelta che devono condividere con la famiglia e con gli amici e viene vissuta con serenità e gioia. Invece, per le coppie eterosessuali esiste un tabù legato al fatto che si deve ricorrere a un trattamento di fertilità, o a una Gpa. Si

tratta di un’altra donna che entra nella vita della coppia e porta avanti una gravidanza: è una cosa che a volte viene vissuta come una vergogna.

Ma è un atteggiamento che cambia a seconda dei diversi paesi da cui arrivano le coppie: dove c’è una cultura più aperta alla fecondazione assistita o alla gpa, dove il dibattito e le leggi hanno definito la differenza tra il materiale genetico e la genitorialità, questa vergogna non c’è. In Italia il confine è più labile e questo porta ad una forte strumentalizzazione e una conseguente disinformazione. La strumentalizzazione è possibile perché esiste disinformazione.

Cosa consiglia alle coppie che stanno pensando di intraprendere il percorso della Gpa?

Alle coppie che decidono di cominciare questo tipo di percorso, indipendentemente dall’orientamento sessuale, consiglio soprattutto di informarsi bene prima di decidere cosa e come farlo. Conoscere a fondo di cosa si tratta è molto importante per la buona riuscita del loro progetto di genitorialità e per avere informazioni precise e dettagliate, è determinante rivolgersi a professionisti qualificati, senza lasciare niente all’improvvisazione e al caso.

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