PARTE IL PADOVA PRIDE 2002

Con l’idea di creare una corposa serie di eventi che accompagni la marcia dell’Orgoglio Gay 2002, parte la proposta del Nord-Est come sede dell’iniziativa. Ce ne parla il promotore Alessandro Zan.

E’ da poco trascorso il mese di giugno, tradizionalmente dedicato alle manifestazioni dell’Orgoglio Omosessuale in Italia e nel mondo intero, ma già si pensa a come celebrare questa data il prossimo anno. Una delle prime voci che si è levata in questo senso, è stata quella relativa alla proposta "Padova Pride 2002", lanciata dal circolo Arcigay Tral’altro di Padova e che ha già avuto qualche eco sulla stampa locale per la levata di scudi prontamente registrata da parte dell’amministrazione locale. Dall’altro lato, c’è la reazione di alcuni circoli vicini a Padova che si sono sentiti esclusi dalla discussione della proposta, nonostante questa li riguardi anche direttamente. Dunque, c’è già polemica, come ci spiega Alessandro Zan (nella foto), presidente del circolo Tral’altro.

"La stampa in questi giorni si è appropriata della questione, dandone una visione che non era quella maturata nelle nostre intenzioni: nostra intenzione era quella di approfondire il dibattito prima di presentare la proposta alla stampa. Invece ora alcuni circoli ci accusano di aver presentato loro la proposta a cose già fatte. Ma non è così".

Forse è il caso di spiegare bene, allora, cosa contiene la proposta Padova Pride 2002.

Si parla di Padova Pride, ma si tratta di qualcosa di un po’ più ampio. La proposta vuole essere un evento un po’ più complesso e innovativo rispetto al Pride tradizionale, organizzando una serie di eventi, dibattiti, iniziative politico-culturali itineranti per tutto il nord-est. L’obiettivo è quello di non concentrare l’attenzione tutta su una città, bensì quello di portare alla luce situazioni o particolarità di un vasto territorio. Poi alla fine, siccome le manifestazioni, i Pride, a Verona ci sono già stati due volte e a Venezia una volta, abbiamo ritenuto che Padova potesse candidarsi a ospitare la marcia finale che abbiamo previsto per l’8 giugno 2002.

Oltretutto Padova è un po’ la capitale commerciale della comunità gay, cioè la città del nord-est con più locali, ritrovi e esercizi gay…

Sì, ecco. Una serie di fattori ha portato a pensare a Padova. Nella mia intervista al Gazzettino io spiegavo che il progetto è nato con l’idea di coinvolgere le realtà gay-lesbiche-transessuali di tutto il nord-est per creare un evento itinerante, che confluisse alla fine nella manifestazione di Padova. I giornalisti, poi, hanno montato la polemica, parlando di occupazione della città del santo, e così via.

Le amministrazioni locali, quindi, hanno già preso le distanze dalla proposta…

Sì, ovviamente loro vedono la proposta come il fumo negli occhi. Saia, assessore e neo-deputato AN, ha detto che farà di tutto perché non ci sia un avallo istituzionale al progetto. Il vice-sindaco di Padova ha detto che gli sembra inopportuno in prossimità della festa di Sant’Antonio. C’è stata una apertura minima da parte del direttore del giornale della diocesi, ma anche lui ritiene inopportuna la concomitanza con la festa. Forza Nuova ovviamente ha giurato di fare un corteo a favore della famiglia. In questo momento, tuttavia, devo dire che a me non interessa avere un dialogo con l’amministrazione. Mi interessa avere un dialogo con i circoli che vogliono partecipare alla costruzione di questo progetto. Quando il progetto ci sarà, potremo anche chiedere il patrocinio, ma solo dopo. La cosa che io auspico è che non ci sia un’attenzione smodata alla città di Padova, perché deve essere visto come un Pride che innanzitutto duri dei mesi e non una giornata, e che porti riflessione su tutte le città del Triveneto; non si vuole ridurlo al Pride di Padova, insomma.

Ma come è nata questa bozza di manifesto? (Pubblichiamo la bozza nella seconda pagina di questo articolo)

E’ nata dal circolo Tral’altro e dai suoi componenti. Poi cercando l’adesione dei vari circoli, abbiamo cercato di togliere le parti più particolari, e di renderlo più generale. Ci sono dei punti che non sono ancora stati discussi, all’interno di certe associazioni, per cui ci sembrava scorretto farci portavoce di certi obiettivi politici escludendo determinate associazioni che devono fare dei congressi, delle assemblee nazionali per definire certe prese di posizione. Perciò l’abbiamo tenuto generale anche se, rispetto agli altri manifesti politici di Pride, va molto nel particolare.

E la discussione come avviene?

La discussione deve ancora avvenire. Noi abbiamo chiesto l’adesione al manifesto politico a determinati circoli, e hanno aderito la maggior parte dei circoli del nord-est. Il nostro primo passo è stato di coinvolgere i circoli Arcigay e Arcilesbica. Dopo aver coinvolto questi, che hanno risposto con entusiasmo all’idea di realizzare una serie di manifestazioni itineranti in varie città del nord-est prima della manifestazione finale di Padova, e visto che c’era un consiglio nazionale Arcigay, abbiamo pensato di approfittarne per sentire cosa Arcigay nazionale pensava di questa proposta. Essendo noi un circolo affiliato a una associazione, è naturale cercare una convergenza all’interno di questa federazione. Quindi, abbiamo fatto questo consiglio nazionale, ma non per la fretta di avere l’approvazione di Arcigay e buttare fuori gli altri circoli: tutt’altro. L’abbiamo fatto solo come normale procedura. Poi abbiamo mandato un’e-mail chiedendo di aderire al progetto, che non veniva presentato in una forma definitiva e immodificabile, ma voleva solo essere un punto di partenza per una riunione di tutti i circoli da fare a settembre, durante la quale si sarebbe potuto definire un calendario delle iniziative che per quattro mesi avrebbero preceduto la manifestazione dell’8 giugno. In realtà, si tratta più o meno dello stesso procedimento usato nel 2001 per il Pride di Verona, che il circolo Tral’altro ha sostenuto in maniera attiva, promovendola anche con una manifestazione di solidarietà dopo la quale è arrivata anche a me un volantino e telefonate di minaccia di Forza Nuova. Da parte dei circoli, credo sia giusto riconoscere quando un progetto è valido e concorrere perché tutto il nord-est sia valorizzato. Non solo il nord-est, perché vorremo fare di questa iniziativa una proposta nazionale per portare il nordest a tutta l’Italia. Padova Pride 2002, quindi, come manifestazione nazionale, che non vuol dire manifestazione esclusiva

Nella bozza di manifesto si legge come primo punto una dichiarazione di anti-fascismo, cioè una presa di posizione assolutamente politica e non riferita a rivendicazioni particolari del movimento gay. Tuttavia in occasione del Pride 2001 ci sono state varie polemiche riguardanti la "politicizzazione" dell’evento. Come spieghi tu questa scelta?

Un Pride secondo me deve avere la più ampia partecipazione possibile, e l’antifascismo non deve costituire un ostacolo. L’antifascismo è un principio fondante della Costituzione Italiana. Se ci sono dei gruppi, tipo GayLib, che dice che l’antifascismo è superato, su questo dovremmo discutere non in un Pride, ma su una discussione della Costituzione. Siccome noi abbiamo avuto il fascismo, e tutte le lotte per la libertà sono state fatte contro il fascismo, mi pare che l’antifascismo non sia superato. L’ordine in cui questo principio appare nella bozza, è quello che va dal generale al particolare: abbiamo pensato che ha molto più senso mettere i principi generali che riguardino tutti, e poi andare alle rivendicazioni dei gay e delle lesbiche. Il che non significa che noi abbiamo come prime rivendicazioni, ad esempio, quella della laicità: cioè, le rivendicazioni per il riconoscimento dei diritti, per la tutela delle coppie di fatto, per la tutela delle coppie di fatto, per la lotta alla discriminazione sono, se vuoi, una conseguenza di tutto ciò che ci sta sopra, cioè dell’antifascismo, della laicità, del diritto alla cittadinanza.

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Che anticipazioni ci puoi dare del programma?

Il calendario di deve ancora costruire, ovviamente. Conterrà molte iniziative politiche e culturali che approfondiscano i temi presenti nel manifesto politico, cioè la laicità, la tutela delle coppie di fatto, la legge anti-discriminazione, il diritto delle persone transgender… Ad esempio, Trento farà il dibattito sulla laicità, Udine parlerà dei nazionalismi, di Haider, ecc. Ci sarà a Padova una conferenza sul transessualismo, e molto altro ancora.

Ritornando a un altro tema molto dibattuto in occasione dei Pride di quest’anno, credi che nell’organizzazione saranno coinvolte anche le realtà commerciali?

Noi non siamo affatto ostili ai locali, anzi, pensiamo che la sponsorizzazione dei locali e delle realtà commerciali di un’iniziativa sia benvenuta nel momento in cui questa sia gestibile poi in maniera autonoma dagli organizzatori. Questo rappresenta un grande aiuto per affrontare tutti gli sforzi che sono necessari per dare il giusto risalto e la giusta visibilità a tutte le iniziative che intendiamo realizzare in giro per il nord-est. In realtà anche i circoli che hanno realizzato manifestazioni escludendo pregiudizialmente i locali, hanno comunque utilizzato introiti provenienti da discoteche o altre realtà commerciali. Quindi non credo che ci sia spazio e per critiche violente verso un’organizzazione che utilizza la collaborazione degli esercizi commerciali per dare voce a queste realtà.

In seconda pagina la Bozza del Manifesto Politico della ManifestazioneE’ da poco trascorso il mese di giugno, tradizionalmente dedicato alle manifestazioni dell’Orgoglio Omosessuale in Italia e nel mondo intero, ma già si pensa a come celebrare questa data il prossimo anno. Una delle prime voci che si è levata in questo senso, è stata quella relativa alla proposta "Padova Pride 2002", lanciata dal circolo Arcigay Tral’altro di Padova e che ha già avuto qualche eco sulla stampa locale per la levata di scudi prontamente registrata da parte dell’amministrazione locale. Dall’altro lato, c’è la reazione di alcuni circoli vicini a Padova che si sono sentiti esclusi dalla discussione della proposta, nonostante questa li riguardi anche direttamente. Dunque, c’è già polemica, come ci spiega Alessandro Zan (nella foto), presidente del circolo Tral’altro.

"La stampa in questi giorni si è appropriata della questione, dandone una visione che non era quella maturata nelle nostre intenzioni: nostra intenzione era quella di approfondire il dibattito prima di presentare la proposta alla stampa. Invece ora alcuni circoli ci accusano di aver presentato loro la proposta a cose già fatte. Ma non è così".

Forse è il caso di spiegare bene, allora, cosa contiene la proposta Padova Pride 2002.

Si parla di Padova Pride, ma si tratta di qualcosa di un po’ più ampio. La proposta vuole essere un evento un po’ più complesso e innovativo rispetto al Pride tradizionale, organizzando una serie di eventi, dibattiti, iniziative politico-culturali itineranti per tutto il nord-est. L’obiettivo è quello di non concentrare l’attenzione tutta su una città, bensì quello di portare alla luce situazioni o particolarità di un vasto territorio. Poi alla fine, siccome le manifestazioni, i Pride, a Verona ci sono già stati due volte e a Venezia una volta, abbiamo ritenuto che Padova potesse candidarsi a ospitare la marcia finale che abbiamo previsto per l’8 giugno 2002.

Oltretutto Padova è un po’ la capitale commerciale della comunità gay, cioè la città del nord-est con più locali, ritrovi e esercizi gay…

Sì, ecco. Una serie di fattori ha portato a pensare a Padova. Nella mia intervista al Gazzettino io spiegavo che il progetto è nato con l’idea di coinvolgere le realtà gay-lesbiche-transessuali di tutto il nord-est per creare un evento itinerante, che confluisse alla fine nella manifestazione di Padova. I giornalisti, poi, hanno montato la polemica, parlando di occupazione della città del santo, e così via.

Le amministrazioni locali, quindi, hanno già preso le distanze dalla proposta…

Sì, ovviamente loro vedono la proposta come il fumo negli occhi. Saia, assessore e neo-deputato AN, ha detto che farà di tutto perché non ci sia un avallo istituzionale al progetto. Il vice-sindaco di Padova ha detto che gli sembra inopportuno in prossimità della festa di Sant’Antonio. C’è stata una apertura minima da parte del direttore del giornale della diocesi, ma anche lui ritiene inopportuna la concomitanza con la festa. Forza Nuova ovviamente ha giurato di fare un corteo a favore della famiglia. In questo momento, tuttavia, devo dire che a me non interessa avere un dialogo con l’amministrazione. Mi interessa avere un dialogo con i circoli che vogliono partecipare alla costruzione di questo progetto. Quando il progetto ci sarà, potremo anche chiedere il patrocinio, ma solo dopo. La cosa che io auspico è che non ci sia un’attenzione smodata alla città di Padova, perché deve essere visto come un Pride che innanzitutto duri dei mesi e non una giornata, e che porti riflessione su tutte le città del Triveneto; non si vuole ridurlo al Pride di Padova, insomma.

Ma come è nata questa bozza di manifesto? (Pubblichiamo la bozza nella seconda pagina di questo articolo)

E’ nata dal circolo Tral’altro e dai suoi componenti. Poi cercando l’adesione dei vari circoli, abbiamo cercato di togliere le parti più particolari, e di renderlo più generale. Ci sono dei punti che non sono ancora stati discussi, all’interno di certe associazioni, per cui ci sembrava scorretto farci portavoce di certi obiettivi politici escludendo determinate associazioni che devono fare dei congressi, delle assemblee nazionali per definire certe prese di posizione. Perciò l’abbiamo tenuto generale anche se, rispetto agli altri manifesti politici di Pride, va molto nel particolare.

E la discussione come avviene?

La discussione deve ancora avvenire. Noi abbiamo chiesto l’adesione al manifesto politico a determinati circoli, e hanno aderito la maggior parte dei circoli del nord-est. Il nostro primo passo è stato di coinvolgere i circoli Arcigay e Arcilesbica. Dopo aver coinvolto questi, che hanno risposto con entusiasmo all’idea di realizzare una serie di manifestazioni itineranti in varie città del nord-est prima della manifestazione finale di Padova, e visto che c’era un consiglio nazionale Arcigay, abbiamo pensato di approfittarne per sentire cosa Arcigay nazionale pensava di questa proposta. Essendo noi un circolo affiliato a una associazione, è naturale cercare una convergenza all’interno di questa federazione. Quindi, abbiamo fatto questo consiglio nazionale, ma non per la fretta di avere l’approvazione di Arcigay e buttare fuori gli altri circoli: tutt’altro. L’abbiamo fatto solo come normale procedura. Poi abbiamo mandato un’e-mail chiedendo di aderire al progetto, che non veniva presentato in una forma definitiva e immodificabile, ma voleva solo essere un punto di partenza per una riunione di tutti i circoli da fare a settembre, durante la quale si sarebbe potuto definire un calendario delle iniziative che per quattro mesi avrebbero preceduto la manifestazione dell’8 giugno. In realtà, si tratta più o meno dello stesso procedimento usato nel 2001 per il Pride di Verona, che il circolo Tral’altro ha sostenuto in maniera attiva, promovendola anche con una manifestazione di solidarietà dopo la quale è arrivata anche a me un volantino e telefonate di minaccia di Forza Nuova. Da parte dei circoli, credo sia giusto riconoscere quando un progetto è valido e concorrere perché tutto il nord-est sia valorizzato. Non solo il nord-est, perché vorremo fare di questa iniziativa una proposta nazionale per portare il nordest a tutta l’Italia. Padova Pride 2002, quindi, come manifestazione nazionale, che non vuol dire manifestazione esclusiva

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Nella bozza di manifesto si legge come primo punto una dichiarazione di anti-fascismo, cioè una presa di posizione assolutamente politica e non riferita a rivendicazioni particolari del movimento gay. Tuttavia in occasione del Pride 2001 ci sono state varie polemiche riguardanti la "politicizzazione" dell’evento. Come spieghi tu questa scelta?

Un Pride secondo me deve avere la più ampia partecipazione possibile, e l’antifascismo non deve costituire un ostacolo. L’antifascismo è un principio fondante della Costituzione Italiana. Se ci sono dei gruppi, tipo GayLib, che dice che l’antifascismo è superato, su questo dovremmo discutere non in un Pride, ma su una discussione della Costituzione. Siccome noi abbiamo avuto il fascismo, e tutte le lotte per la libertà sono state fatte contro il fascismo, mi pare che l’antifascismo non sia superato. L’ordine in cui questo principio appare nella bozza, è quello che va dal generale al particolare: abbiamo pensato che ha molto più senso mettere i principi generali che riguardino tutti, e poi andare alle rivendicazioni dei gay e delle lesbiche. Il che non significa che noi abbiamo come prime rivendicazioni, ad esempio, quella della laicità: cioè, le rivendicazioni per il riconoscimento dei diritti, per la tutela delle coppie di fatto, per la tutela delle coppie di fatto, per la lotta alla discriminazione sono, se vuoi, una conseguenza di tutto ciò che ci sta sopra, cioè dell’antifascismo, della laicità, del diritto alla cittadinanza.

Che anticipazioni ci puoi dare del programma?

Il calendario di deve ancora costruire, ovviamente. Conterrà molte iniziative politiche e culturali che approfondiscano i temi presenti nel manifesto politico, cioè la laicità, la tutela delle coppie di fatto, la legge anti-discriminazione, il diritto delle persone transgender… Ad esempio, Trento farà il dibattito sulla laicità, Udine parlerà dei nazionalismi, di Haider, ecc. Ci sarà a Padova una conferenza sul transessualismo, e molto altro ancora.

Ritornando a un altro tema molto dibattuto in occasione dei Pride di quest’anno, credi che nell’organizzazione saranno coinvolte anche le realtà commerciali?

Noi non siamo affatto ostili ai locali, anzi, pensiamo che la sponsorizzazione dei locali e delle realtà commerciali di un’iniziativa sia benvenuta nel momento in cui questa sia gestibile poi in maniera autonoma dagli organizzatori. Questo rappresenta un grande aiuto per affrontare tutti gli sforzi che sono necessari per dare il giusto risalto e la giusta visibilità a tutte le iniziative che intendiamo realizzare in giro per il nord-est. In realtà anche i circoli che hanno realizzato manifestazioni escludendo pregiudizialmente i locali, hanno comunque utilizzato introiti provenienti da discoteche o altre realtà commerciali. Quindi non credo che ci sia spazio e per critiche violente verso un’organizzazione che utilizza la collaborazione degli esercizi commerciali per dare voce a queste realtà.

In seconda pagina la Bozza del Manifesto Politico della ManifestazioneMANIFESTO POLITICO

PADOVA PRIDE 2002 – Bozza

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Premessa: libertà e laicità

Le libertà non sono mai obiettivi compiutamente raggiunti, dato che la costante evoluzione civile e culturale permette di portare alla luce istanze di libertà precedentemente ignorate o soffocate.

Inoltre, ogni sia pur piccolo spazio di libertà non è mai conquistato definitivamente, bensì quotidianamente minacciato da chiunque si arroghi, in nome di una fede o di un potere – il compito e il diritto-dovere di porvi confini, giustificati dall’imposizione di una Verità assoluta e di una "morale unica".

Crediamo fermamente che la battaglia per le libertà non possa che essere combattuta sotto la bandiera della laicità. Infatti laicità significa critica ad ogni Verità più o meno ultraterrena e difesa dalla coartante violenza che i fautori di un modello di Stato teocratico mettono in atto per imporre la propria – terrena e contingente – visione. Laicità dovrebbe avere il significato principe di intransigente difesa delle prerogative e dell’autodeterminazione dell’individuo.

Nel nostro Paese abbiamo assistito troppo spesso da parte del ceto politico ad una supina acquiescenza ai diktat provenienti da una struttura organizzata di potere quale la Chiesa cattolica. E’ evidente l’incapacità della classe dirigente italiana di fare propria la maturazione civile della società già in atto nella società riguardo le tematiche omosessuali, determinando un forte arretramento rispetto alle altre nazioni dell’Occidente secolarizzato. Un arretramento che si misura drammatico proprio sul terreno dei diritti di libertà.

Date queste premesse, ci proponiamo alcuni obiettivi più generali assieme alle rivendicazioni che più da vicino ci riguardano come gay, lesbiche, transessuali, transgender.

Antifascismo

Chiediamo che venga riconfermato il valore centrale e irrinunciabile che nella nostra storia e nella nostra società possiede l’antifascismo, in un tempo che vede una certa parte politica usurpare il ruolo della ricerca storiografica. L’antifascismo e resistenza sono i valori cardine da cui trae origine la Repubblica italiana.

Laicità

Lo Stato italiano conferisce un ruolo privilegiato alla confessione cattolica a discapito delle altre religioni, consacrando in tal modo una discriminazione intollerabile in uno Stato non confessionale e vedendo così limitata da una associazione di privati cittadini la propria sovranità. Il solo atteggiamento consono ad uno Stato laico rispetto alle religioni è la più completa indifferenza, secondo i principi di un rigoroso separatismo che garantisca il pieno rispetto delle differenze.

Diritti costituzionali e cittadinanza

La piena tutela della cittadinanza esige – secondo la forte sollecitazione prescrittiva contenuta nel secondo comma dell’art. 3 della Costituzione – che vengano garantite le pre-condizioni della democrazia. Il diritto alla tutela della salute, all’assistenza, alla previdenza, all’istruzione, all’informazione sono tutti diritti sociali senza i quali vengono a mancare i presupposti stessi dell’esercizio dei diritti civili e politici, della partecipazione democratica. Lo Stato non deve abdicare a tale sua funzione, ma anzi deve, se vuole che la democrazia sia compiuta, adempierla pienamente.

Cittadinanza significa inclusione e partecipazione: è inammissibile che uomini e donne stranieri, i quali in Italia risiedono e lavorano adempiendo ai doveri comuni, siano privi del diritto politico per eccellenza a causa di un pregiudizio culturale, tristo retaggio dello stesso nazionalismo che ha condotto ad attribuire il diritto di voto a italiani che vivono da anni o decenni all’estero.

Necessità di una normativa antidiscriminatoria

La rivendicazione primaria dei gay, delle lesbiche e dei transessuali concerne l’inserimento dell’orientamento sessuale e della transizione dell’identità di genere in tutte le normative antidiscriminatorie: a cominciare, naturalmente, dallo Statuto dei lavoratori e dalla legge Mancino. Più ancora, l’approvazione di un’apposita legge che – in armonia con l’art. 3 della Costituzione e con l’art. 13 del Trattato di Amsterdam – persegua le suddette discriminazioni ovunque avvengano: in famiglia, a scuola, nelle forze armate, …

Si richiede inoltre che venga riconosciuto alle associazioni omosessuali lo statuto di enti esponenziali di interessi diffusi, al fine di consentire, nei casi in cui sia opportuna, la loro costituzione di parte civile nei processi.

A scopo preventivo, si chiede che vengano sostenute in sede amministrativa e finanziate campagne d’informazione e di formazione (scuola e lavoro come ambienti preferenziali) contro l’omofobia in particolare, e di educazione alle differenze in generale.

Tutela dei diritti della coppia

Chiediamo che l’ordinamento italiano riconosca – in adesione alle ripetute risoluzioni del Parlamento europeo e per realizzare una più compiuta laicità delle regole della convivenza civile – la piena tutela giuridica alle coppie di fatto etero od omosessuali, recependo e potenziando indicazioni già provenienti dalla giurisprudenza più avvertita, e alle unioni di solidarietà (PACS).

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Autodeterminazione delle donne

Chiediamo che l’accesso alle tecnologie riproduttive sia assicurato non solo alle coppie stabili (sia pure di fatto) e sterili, ma alla singola donna che decida di procreare. Il diritto di procreare non può e non deve essere monopolio della coppia, ma una libertà individuale, come tale garantita dallo Stato. L’autodeterminazione della donna va tutelata anche attraverso una rigorosa difesa e una piena attuazione della legge sull’interruzione di gravidanza.

Diritti delle persone transessuali e transgender

Chiediamo che alle persone in transizione nel genere sia consentito di modificare il proprio nominativo anche prima e in attesa dell’intervento chirurgico di riattribuzione del sesso. Questa soluzione permetterebbe di tutelare la privacy del soggetto e di eliminare molti equivoci e discriminazioni che si vengono a creare a causa del nome.

Diritto all’asilo politico

Chiediamo che venga recepita in Italia (dopo trentacinque anni!) la Direttiva dell’Alto Commissariato ONU che riconosce lo status di rifugiato politico alle persone gay e lesbiche dei paesi ove l’omosessualità viene perseguita come reato. Chiediamo altresì che tale status venga esteso alle persone transessuali, purtroppo non menzionate dagli atti internazionali in materia.

Prevenzione AIDS

Esigiamo dall’amministrazione pubblica un potenziamento delle campagne d’informazione e profilassi contro l’AIDS, anche a livello scolastico. Imposizione di un prezzo politico per il preservativo, a tutt’oggi il solo efficace strumento di prevenzione dal virus HIV e dalle altre malattie sessualmente trasmissibili (MTS).

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[email protected] POLITICO

PADOVA PRIDE 2002 – Bozza

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Premessa: libertà e laicità

Le libertà non sono mai obiettivi compiutamente raggiunti, dato che la costante evoluzione civile e culturale permette di portare alla luce istanze di libertà precedentemente ignorate o soffocate.

Inoltre, ogni sia pur piccolo spazio di libertà non è mai conquistato definitivamente, bensì quotidianamente minacciato da chiunque si arroghi, in nome di una fede o di un potere – il compito e il diritto-dovere di porvi confini, giustificati dall’imposizione di una Verità assoluta e di una "morale unica".

Crediamo fermamente che la battaglia per le libertà non possa che essere combattuta sotto la bandiera della laicità. Infatti laicità significa critica ad ogni Verità più o meno ultraterrena e difesa dalla coartante violenza che i fautori di un modello di Stato teocratico mettono in atto per imporre la propria – terrena e contingente – visione. Laicità dovrebbe avere il significato principe di intransigente difesa delle prerogative e dell’autodeterminazione dell’individuo.

Nel nostro Paese abbiamo assistito troppo spesso da parte del ceto politico ad una supina acquiescenza ai diktat provenienti da una struttura organizzata di potere quale la Chiesa cattolica. E’ evidente l’incapacità della classe dirigente italiana di fare propria la maturazione civile della società già in atto nella società riguardo le tematiche omosessuali, determinando un forte arretramento rispetto alle altre nazioni dell’Occidente secolarizzato. Un arretramento che si misura drammatico proprio sul terreno dei diritti di libertà.

Date queste premesse, ci proponiamo alcuni obiettivi più generali assieme alle rivendicazioni che più da vicino ci riguardano come gay, lesbiche, transessuali, transgender.

Antifascismo

Chiediamo che venga riconfermato il valore centrale e irrinunciabile che nella nostra storia e nella nostra società possiede l’antifascismo, in un tempo che vede una certa parte politica usurpare il ruolo della ricerca storiografica. L’antifascismo e resistenza sono i valori cardine da cui trae origine la Repubblica italiana.

Laicità

Lo Stato italiano conferisce un ruolo privilegiato alla confessione cattolica a discapito delle altre religioni, consacrando in tal modo una discriminazione intollerabile in uno Stato non confessionale e vedendo così limitata da una associazione di privati cittadini la propria sovranità. Il solo atteggiamento consono ad uno Stato laico rispetto alle religioni è la più completa indifferenza, secondo i principi di un rigoroso separatismo che garantisca il pieno rispetto delle differenze.

Diritti costituzionali e cittadinanza

La piena tutela della cittadinanza esige – secondo la forte sollecitazione prescrittiva contenuta nel secondo comma dell’art. 3 della Costituzione – che vengano garantite le pre-condizioni della democrazia. Il diritto alla tutela della salute, all’assistenza, alla previdenza, all’istruzione, all’informazione sono tutti diritti sociali senza i quali vengono a mancare i presupposti stessi dell’esercizio dei diritti civili e politici, della partecipazione democratica. Lo Stato non deve abdicare a tale sua funzione, ma anzi deve, se vuole che la democrazia sia compiuta, adempierla pienamente.

Cittadinanza significa inclusione e partecipazione: è inammissibile che uomini e donne stranieri, i quali in Italia risiedono e lavorano adempiendo ai doveri comuni, siano privi del diritto politico per eccellenza a causa di un pregiudizio culturale, tristo retaggio dello stesso nazionalismo che ha condotto ad attribuire il diritto di voto a italiani che vivono da anni o decenni all’estero.

Necessità di una normativa antidiscriminatoria

La rivendicazione primaria dei gay, delle lesbiche e dei transessuali concerne l’inserimento dell’orientamento sessuale e della transizione dell’identità di genere in tutte le normative antidiscriminatorie: a cominciare, naturalmente, dallo Statuto dei lavoratori e dalla legge Mancino. Più ancora, l’approvazione di un’apposita legge che – in armonia con l’art. 3 della Costituzione e con l’art. 13 del Trattato di Amsterdam – persegua le suddette discriminazioni ovunque avvengano: in famiglia, a scuola, nelle forze armate, …

Si richiede inoltre che venga riconosciuto alle associazioni omosessuali lo statuto di enti esponenziali di interessi diffusi, al fine di consentire, nei casi in cui sia opportuna, la loro costituzione di parte civile nei processi.

A scopo preventivo, si chiede che vengano sostenute in sede amministrativa e finanziate campagne d’informazione e di formazione (scuola e lavoro come ambienti preferenziali) contro l’omofobia in particolare, e di educazione alle differenze in generale.

Tutela dei diritti della coppia

Chiediamo che l’ordinamento italiano riconosca – in adesione alle ripetute risoluzioni del Parlamento europeo e per realizzare una più compiuta laicità delle regole della convivenza civile – la piena tutela giuridica alle coppie di fatto etero od omosessuali, recependo e potenziando indicazioni già provenienti dalla giurisprudenza più avvertita, e alle unioni di solidarietà (PACS).

Autodeterminazione delle donne

Chiediamo che l’accesso alle tecnologie riproduttive sia assicurato non solo alle coppie stabili (sia pure di fatto) e sterili, ma alla singola donna che decida di procreare. Il diritto di procreare non può e non deve essere monopolio della coppia, ma una libertà individuale, come tale garantita dallo Stato. L’autodeterminazione della donna va tutelata anche attraverso una rigorosa difesa e una piena attuazione della legge sull’interruzione di gravidanza.

Diritti delle persone transessuali e transgender

Chiediamo che alle persone in transizione nel genere sia consentito di modificare il proprio nominativo anche prima e in attesa dell’intervento chirurgico di riattribuzione del sesso. Questa soluzione permetterebbe di tutelare la privacy del soggetto e di eliminare molti equivoci e discriminazioni che si vengono a creare a causa del nome.

Diritto all’asilo politico

Chiediamo che venga recepita in Italia (dopo trentacinque anni!) la Direttiva dell’Alto Commissariato ONU che riconosce lo status di rifugiato politico alle persone gay e lesbiche dei paesi ove l’omosessualità viene perseguita come reato. Chiediamo altresì che tale status venga esteso alle persone transessuali, purtroppo non menzionate dagli atti internazionali in materia.

Prevenzione AIDS

Esigiamo dall’amministrazione pubblica un potenziamento delle campagne d’informazione e profilassi contro l’AIDS, anche a livello scolastico. Imposizione di un prezzo politico per il preservativo, a tutt’oggi il solo efficace strumento di prevenzione dal virus HIV e dalle altre malattie sessualmente trasmissibili (MTS).

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