Parte la campagna “Uno straccio di laicità”

Iniziata a seguito della famigerata ‘nota’ anti-Dico della Cei la campagna “Uno straccio di laicità” si allarga e da radiofonica diventa anche visiva, con gadget e manifesti.

BOLOGNA – È approdata sui muri bolognesi ed è in espansione su tutto il territorio, grazie anche alla rete, la campagna Uno straccio di laicità nata per contrastare le sempre più negate ma sempre più evidenti ingerenze del Vaticano nella politica italiana. Il manifesto con lo slogan "Laicità in mente, per non finire all’indice" è un richiamo alla pratica medioevale della Chiesa Cattolica di proibire opere della scienza e della cultura giudicate immorali e poi rivelatesi fondamentali per il progresso dell’umanità.

"Controradio di Firenze ha lanciato l’iniziativa "Uno straccio di laicità" il giorno della presentazione della nota della CEI sui DiCo" spiega Raffaele Palumbo, Presidente dell’emittente toscana, secondo cui "Sono stati gli stessi ascoltatori dell’emittente di Popolare Network a chiedere un gesto pubblico, simbolico, per dichiarare la propria laicità e soprattutto per chiedere la fine delle continue e pesanti ingerenze del Vaticano nella vita politica italiana. Una risposta non violenta alle parole del Papa e dei Vescovi che ha preso la forma di un piccolo straccio rosa fucsia. A Firenze e in altre città toscane si vedono per strada, agli scooter, alle automobili, alle borse, ai passeggini, alle finestre. Nel giro di poche settimane ne abbiamo distribuiti 15.000, anche grazie ad una vera e propria rete di distributori, esercizi commerciali e luoghi pubblici di aggregazione che chiedono continuamente di essere riforniti degli ormai famosi stracci di laicità. Non si contano più le adesioni: di cittadini, di associazioni, di partiti, di uomini e donne dello spettacolo e della cultura. L’obiettivo è di distribuirne ancora, contemporaneamente invitando all’auto-produzione, per andare tutti a Roma al Pride (il 16 giugno), con uno straccio di laicità."

Francesco Baldini, Presidente dell’Arcigay bolognese "Il Cassero" aggiunge: "Non abbiamo eletto i nostri rappresentanti in Parlamento per avere un giudizio sulle nostre scelte di vita, ma perché ne riconoscano il valore e la dignità grazie al loro lavoro di legislatori. Come cittadini italiani pretendiamo gli stessi diritti di tutte e tutti, anche se i capi di una delle tante religioni praticate in Italia vivono l’ossessione della liberazione sessuale. L’Italia non è l’Iran, lo tengano bene a mente i Ratzinger, i Bagnasco e i loro obbedienti pasdaran", incalza. Il Vaticano vuole oggi mettere all’indice e discriminare le persone omosessuali, bisessuali e transessuali e le loro relazioni e più in generale chi non obbedisce alla sua morale repressiva e sessuofobica. A Roma, il Pride – conclude Baldini – sarà la risposta laica e democratica alla manifestazione discriminatoria del Family Day."

Anche Arcilesbica Bologna ha aderito, spiega la Vice-presidenre Elisa Manici, "perché fortemente convinta che nel nostro paese, con la preponderante e continua ingerenza del Vaticano, quella della laicità dello stato sia un’emergenza politica. Finché molti politici saranno teleguidati come marionette dalle gerarchie ecclesiastiche, anche la battaglia per il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali avanzerà più faticosamente che in altri paesi, immuni dalla iattura di ospitare fisicamente al proprio interno lo Stato Pontificio." 

(RT)