Pascal, gay e single, racconta a Mattino 5 come è diventato padre

Tra gli ospiti alla trasmissione anche Mario Adinolfi.

Pascal è un uomo che vive tra l’Italia (Roma) e la Francia. E’ gay e single. E desiderava tanto un bambino. Così, ha deciso di andare negli Stati Uniti, dove ha conosciuto una donna che ha messo a disposizione il suo utero, e con gli ovuli di un’altra donatrice, dopo 9 mesi ha partorito un bambino, che ha anche i geni di Pascal (avendo fecondato l’ovulo con il suo seme). Ha raccontato la sua storia a Mattino 5, in collegamento da Roma, con Sara Mancuso, Mario Adinolfi e Paolo Brosio.

Pascal racconta che è stato negli Stati Uniti, vicino a Houston, per tutto il mese antecedente la nascita del bambino, Alexis. Dopo 10 minuti il parto, i medici gliel’hanno portato, come prevede la legge in questi casi. Pascal ha potuto scegliere la donna che ha donato gli ovuli, secondo l’aspetto e tutte le informazioni sulla sua persona. Negli Stati Uniti, spiega, utilizzando gli ovuli di un’altra donna la madre non ha legami con il bambino che partorirà. Nonostante questo, Pascal tiene sempre i contatti con la donna, e spera un giorno di andarla a trovare, per farle conoscere il bambino.

L’intervista a Pascal in diretta su Mattino 5

Incalzato dalla giornalista Angela Camuso che lo ha intervistato, Pascal non ha voluto dire la cifra che ha dato alla donna, sposata e già madre di due bambini. Ma ha l’intenzione di dire la verità a suo figlio, quando sarà giunto il momento. In merito ai costi, Pascal spiega che la cifra è molto alta perché si deve pensare a pagare i medici, gli avvocati e soprattutto la donna che per quasi un anno non potrà lavorare, per portare avanti la gravidanza.

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Se ci sono 5 minuti di felicità con il bambino, ti fa dimenticare tutti i problemi della giornata, dice Pascal. Non c’è niente di diverso da una coppia etero. Spiegando come è arrivato a questa sua decisione, cita due suoi amici gay che stanno insieme e che hanno adottato due bambini. Inizialmente, gli sembrava assurdo e inconcepibile, ma poi ci ha riflettuto, e con l’aiuto di una psicologa ha capito di desiderare anche lui di essere padre. E ha preso la sua decisione, nonostante non abbia un compagno. Provocato dal conduttore Francesco Vecchi, Pascal ha spiegato che la differenza tra chi fa sesso in auto o una donna che rimane incinta e lui, è che lui ha scelto, e si è assunto la responsabilità dalla A alla Z.

L’opinione di Mario Adinolfi

Interpellato dal conduttore, la parola poi è passata a Mario Adinolfi, in collegamento. Come al solito, il leader del Popolo della Famiglia ha fatto presente che il punto di vista del bambino è stato ignorato. Pascal, secondo Adinolfi, avrebbe pensato solo a se stesso, a un suo desiderio attraverso “una transazione finanziaria che passa da un file e da un catalogo“. Sul fatto di utilizzare ovuli diversi, per poter permettere alla donna di non soffrire sul dare via il bambino, dice “lo trovo aberrante“.

Con quale diritto mi ha tolto il mio diritto ad avere mia padre?. Questa la domanda, che secondo Adinolfi, il bambino farà al padre una volta cresciuto. E Pascal gli risponde:

La gente vede solo un lato del problema, quando dico che volevo un figlio mio è perché l’ho fatto con i miei geni. Volevo un figlio che fosse la mia discendenza. […] per quanto riguarda il punto di vista del bambino, se nasce per caso dopo una serata in discoteca è ancora peggio. Se rimane incinta, se lo deve partorire senza volerlo, cosa deve fare?

Vecchi poi ha posto un’altra questione: Avere un figlio è un diritto individuale? E ha girato la domanda a Sara Mancuso, la quale ha spiegato: “Io ho il diritto di poter dare amore procreando. Cioè se la procreazione è un atto di amore, laddove non ci sia la scelta su un catalogo, sono d’accordo si ricorra alla fecondazione surrogata. Che ricordo, l’80% delle persone che vi ricorrono sono etero. Però non ci deve essere la transazione di carattere economico, ma semplicemente un rimborso spese per quella donna che si conosce e che generosamente offre il suo corpo per dare vita“.

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Ma quel bambino non è un miracolo? Stavolta la domanda è per Paolo Brosio, tra i presenti quello con il più forte sentimento religioso. Brosio non vuole giudicare Pascal, perché sugli affetti e i sentimenti non si possono emettere sentenze. Ma conclude specificando “tutto questo utilizzo dei progressi, della scienze e delle tecnica devono avere dei limiti etici, e credo che li abbiamo superati, purtroppo“.

Nonostante le interruzioni di Adinolfi, Pascal riesce a spiegare che questo è il futuro, che la società deve guardare avanti ed è questo quello che conta. A differenze di quel che dicono i conservatori.

Per vedere l’intervista, ecco il video: