Patrocinio negato al Pride: tutti contro Mara

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Fioccano le dichiarazioni sulle parole della ministra delle pari opportunità. Dura condanna dalla comunità LGBT. E i portavoce di Bologna parlano di 'strategia negazionista'.

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Come era inevitabile, le dichiarazione della ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna a proposito del Gay Pride hanno suscitato reazioni e polemiche in tutta la comunità LGBT italiana.

"Con tutto il rispetto per la fortunata cerchia di amicizie gay della Carfagna – si legge in un comunicato stampa del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli -,  gli strumenti di cui si avvale un Ministro per valutare la presenza o meno di violenze o discriminazioni per le persone glbt dovrebbero essere diverse dalle chiacchiere in libertà con qualche conoscenza personale, e basarsi piuttosto su ricerche, studi e sull’esperienza delle associazioni che si confrontano quotidianamente con questi problemi sul territorio. Solo qualche settimana fa un gruppo di oltre dieci giovani ha attaccato la nostra sede al grido di Froci Raus, e invocando fascismo e campi di concentramento".

Fa eco al circolo anche Di’Gay Project che chiede alla ministra un incontro con le associazioni. "L’on. Mara Carfagna, incontri le associazioni omosessuali e transessuali- commenta Imma Battaglia, presidente dell’associazione -, così da conoscere realmente la situazione e i bisogni della popolazione lgbt".

E a proposito delle convinzioni della ministra riguardo al fatto che gay e lesbiche non subirebbero più discriminazioni, Paola Concia, deputata del PD, risponde: "Il Ministro si confronti con la società vera, con quegli omosessuali che vivono in coppia per amore e che non hanno il diritto di lasciare l’eredità al partner di una vita o godere della pensione di reversibilità; si confronti con i problemi di chi non può succedere di diritto nel contratto di affitto, di prendere decisioni sulla salute del proprio partner. La Carfagna ha deciso di non andare al gaypride? Significa – incalza Concia – che si rifiuta di conoscere da vicino i problemi gravi di una parte della società italiana".

Più aspri i toni degli organizzatori del Bologna Pride 2008 che parlano di "pericolosa strategia negazionista". "Dichiarazioni al limite della fantascienza. La cui ragion d’essere non è una disarmante ingenuità, quanto piuttosto la pericolosa strategia politica di questa destra, e di cui Mara Carfagna è la semplice portavoce – affermano i tre portavoce nazionali del Pride di quest’anno -. Non potendo affermare apertamente la contrarietà alla concessione di diritti,(…), si nega l’esistenza della questione stessa, la si aggira, la si depotenzia. Questa ostinata negazione è un argomento allarmante".

"Mi sembra che per il ministro Mara Carfagna sia più facile sparare a zero sul Gay Pride utilizzando i soliti pregiudizi e stereotipi anziché svolgere una positiva attività di governo". Con queste parole, invece, Franco Grillini, boccia, dai microfoni di EcoTV, le posizioni imprudentemente espresse dalla neoministra.

E nella ridda di dichiarazioni che continuano a susseguirsi nelle ultime ore, giunge anche quella di chi il ruolo di Mara Carfagna ha ricoperto fino a pochi giorni fa. "Non sono stupita – dichiara Barbara Pollastrini, ora deputata del PD -. E’ ministra di un governo il cui premier, nel discorso di insediamento, non ha fatto alcun riferimento al contrasto alle discriminazioni, al tema dei diritti e doveri civili e non ha ritenuto di dover citare neppure una volta le parole laicità e dialogo. Contrapporre diritto a diritto, dovere a dovere – conclude Barbara Pollastrini – è quanto di più miope e ingannevole possa fare la politica".

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‘Inutile’ è invece l’appellativo scelto da Vladimir Luxuria per definire il dicastero occupato dalla ex valletta. "Questo ministero, con a capo Mara Carfagna, non intende assolvere al compito di dare e garantire pari opportunità – dichiara Luxuria -. Si tratta quindi di un ministero inutile che di fatto non ci rappresenta". All’ex deputata di Rifondazione Comunista, l’ufficio stampa del ministero risponde con una nota stampa: "Le Pari Opportunità a giudizio del ministro pro tempore riguardano sopratutto le donne lavoratrici e madri, i minori, gli anziani e i portatori di handicap. Se il signor Guadagno non si sente rappresentato da queste priorità significa che non ha alcun rispetto per chi é veramente discriminato".

Sulla stessa lunghezza d’onda di Luxuria è Fabio Evangelisti di Italia dei Valori che dichiara: "E’ paradossale che proprio la Ministra delle Pari Opportunità non riconosca l’opportunità degli omosessuali e dei transgender di manifestare liberamente per le vie del capoluogo emiliano e che, per giunta, un’esponente del Partito delle Liberta’, forza che si dice liberale e riformista, decida di non riconoscere e di non tutelare la liberta’ di manifestare, di singoli e gruppi, contro ogni discriminazione".

Fuori dal coro dell’opposizione, le dichiarazioni di Marco Follini, senatore del Pd, ma con un passato molto recente nell’Udc, che dichiara: "Il Gay Pride è un diritto degli omosessuali ma il patrocinio non è un dovere del governo", dimenticando che il patrocinio non è stato chiesto per la manifestazione finale, ma per gli eventi culturali che la precedono. 

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