I pediatri: “vivere in una famiglia gay può danneggiare i bambini”

Uscita a gamba tesa di Giovanni Corsello, presidente dei pediatri italiani

Una presa di posizione che rischia di condizionare il dibattito intorno alla legge Cirinnà. “Vivere in una famiglia senza la figura materna o paterna potrebbe danneggiare il bambino” afferma il presidente della Società italiana di pediatria Giovanni Corsello. “La discussione sulle unioni civili e la stepchild adoption dovrebbe comprendere anche i profili clinici e psicologici del bambino e dell’adolescente. Non si può infatti escludere che convivere con due genitori dello stesso sesso abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva”. Evidentemente Corsello non ha letto uno dei 73 (sigh!) studi internazionali accurati sulla tematica ma non crediamo sia un caso: già l’anno scorso Corsello si era espresso nello stesso modo ed infatti viene continuamente citato dai vari gruppi cattointegralisti a sostegno delle loro tesi balzane.

“La maturazione psicologica di un bambino – spiega Corsello – si svolge lungo un percorso correlato con la qualità dei legami affettivi all’interno della famiglia e con i coetanei. La qualità delle relazioni umane e interpersonali, nonché il livello di stabilità emotiva e la sicurezza sociale di un bambino, sono conseguenze di una maturazione psicoaffettiva armonica. Studi e ricerche cliniche hanno messo in evidenza che questi processi possono rivelarsi incerti e indeboliti da una convivenza all’interno di una famiglia conflittuale, ma anche da una famiglia in cui il nucleo genitoriale non ha il padre e la madre come modelli di riferimento“, aggiunge il presidente. “Quando si fanno scelte su temi di così grande rilievo sociale, che incidono sui diritti dei bambini a crescere in sistemi protetti e sicuri, non possono essere considerati solo i diritti della coppia o dei partner, ma va valutato l’interesse superiore del bambino“.

Corsello però ci tiene a sottolineare che “ogni caso andrebbe esaminato tenendo conto dell’individualità biologica e psicologica” del minore, in modo da “gestire singole situazioni al meglio. Questa tematica si presta poco a un inquadramento legislativo di carattere solo ideologico e politico”, ribadisce lo specialista. Se legge deve essere, dice Corsello, “bisognerebbe che la normativa prevedesse in modo chiaro la necessità di tener conto delle peculiarità di ogni singolo caso”.

Per la crescita serena di un bambino “ciò che conta è la capacità affettiva dei genitori, non il loro genere“. Parola di Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip). Il direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano dice “stop alle speculazioni“, perché sull’argomento per ora “non esistono dati certi” che andrebbero invece raccolti e approfonditi in modo equilibrato. Gli psichiatri italiani entrano nel merito della discussione dopo che un’altra Sip, la Società italiana di pediatria, attraverso una dichiarazione del suo presidente Giovanni Corsello, in merito alla Stepchild adoption nel Ddl Cirinnà ha avvertito: “Non si può escludere che convivere con due genitori dello stesso sesso abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva”. Secondo Mencacci, invece, “su questo tema si stano ancora raccogliendo dati ed è quantomeno prematuro esprimere opinioni scientifiche su situazioni sociali molto recenti”. “Ciò che conta – ammonisce il numero uno degli psichiatri italiani – è valutare la capacità affettiva dei genitori, la capacità di accogliere e seguire la crescita dei bambini, creando un ambiente sicuro, sereno e protettivo. E questo non dipende certo dal ‘genere’ dei genitori. Mentre è dimostrato, questo invece è sicuro, che nelle famiglie ‘etero’ possono prodursi danni nella psiche dei bambini quando il rapporto tra i genitori è in crisi”.

L’associazione Famiglie Arcobaleno accoglie con stupore e preoccupazione la nota del presidente della Società italiana di Pediatria, Giovani Corsello. E’ vero il contrario: si può escludere sulla base di decine di ricerche scientifiche, come d’altronde ha affermato l’Ordine degli psicologi italiani non più tardi di due anni fa, in risposta a un intervento della ministra Beatrice Lorenzin in televisione dove affermava, all’incirca, le stesse cose che oggi ripete Corsello. Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologici, Fulvio Giardina, così dichiarava: “Non è certamente la doppia genitorialità a garantire uno svilupgenitorialitào e sereno dei bambini, ma la qualità delle relazioni affettive. Da tempo infatti la letteratura scientifica e le ricerche in quest’ambito sono concordi nell’affermare che il sano ed armonioso sviluppo dei bambini e delle bambine, all’interno delle famiglie omogenitoriali, non risulta in alcun modo pregiudicato o compromesso. La valutazione delle capacità genitoriali stesse sono determinate senza pregiudizi rispetto all’orientamento sessuale ed affettivo. Ritengo pertanto che bisogna garantire la tutela dei diritti delle famiglie omogenitoriali al pari di quelle etero‐composte senza discriminazioni e condizionamenti ideologici “. Parole simili, sempre in quell’occasione e con diversi richiami alla letteratura internazionale, erano state pronunciate dall’Associazione italiana di Psicologia. “Ricordiamo inoltre a Corsello – continuano le Famiglie Arcobaleno – che non è in discussione la possibilità di un bambino di crescere con due padri o con due madri: questo già succede in Italia, al di là del fatto che i suoi convincimenti ideologici o religiosi lo ritengano riprovevole. Quello che si sta discutendo è se questi bambini debbano essere tutelati nei loro affetti come tutti gli altri oppure no. In quale maniera una tutela indebolita sia nell’interesse del bambino, questo è un mistero che vorremmo che Corsello ci aiutasse a dipanare.”