Pedofilia, condannato Don Inzoli nonostante complicità Vaticano

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Le indagini inchiodano l'ex confessore di Formigoni per abusi sessuali su bambini anche di 12 e 13 anni. Quanti sono i casi in Italia coperti dalla Chiesa?

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Mauro Inzoli, detto Don Mauro, è stato condannato a 4 anni e 9 mesi di reclusione per aver abusato sessualmente di cinque minori di età compresa tra i 12 e i 16 anni tra gli anni 2004 e 2008. La sentenza è definitiva, perché l’imputato ha chiesto il rito abbreviato, grazie al quale ha ricevuto uno sconto di un terzo della pena, ottenuto anche grazie all’attenuante del risarcimento di 25mila euro che Inzoli aveva già pagato a ciascuna vittima.

Carismatico leader di Comunione e Liberazione per trent’anni, indiscusso capo della formazione cattolica di Don Giussani a Cremona, cofondatore e presidente del Banco Ambrosiano, nonché – si dice – confessore di Roberto Formigoni (fonte), Don Mauro si era guadagnato negli anni anche l’appellativo di Don Mercedes, a causa della sua passione per le auto di lusso e per una vita “alla Bagnasco”.

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Nel 2015 aveva fatto scalpore la sua presenza alla conferenza per la difesa della famiglia tradizionale cattolica, indetta a Milano con la collaborazione di un’associazione che si proponeva di curare le persone omosessuali. Conferenza che fu organizzata con  i soldi pubblici di tutti i cittadini lombardi, presso la sede dalla Regione Lombardia, guidata dal leghista Roberto Maroni. Don Inzoli era seduto in seconda fila, proprio dietro Maroni e Roberto Formigoni.

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Baci, carezze, abbracci e palpeggiamenti su vittime comprese tra i 12 e 16 anni: gli abusi di cui Don Mauro è stato incriminato sono legati a 8 episodi consumati in 8 momenti diversi; altri 15 abusi, di cui si sarebbe comunque accertato il reato, sono invece caduti in prescrizione, anche grazie alla mancata collaborazione della Chiesa di Roma. I crimini contro i minori furono espletati non solo nell’ufficio di Don Inzoli, ma anche nei luoghi di villeggiatura organizzati da CL, ai quali l’alto prelato partecipava nel ruolo di grande custode della fede e della parola di Cristo, esercitando pienamente il proprio ruolo di figura amata e stimata da tutti, abile e fascinoso manipolatore di genitori che affidavano alla sua religiosa e carismatica figura l’educazione dei propri figli.

Già nel 2010, quando le voci si erano fatte insistenti, Benedetto XVI aveva ridotto Don Inzoli allo stato laicale; ma dopo il ricorso dello stesso, Papa Francesco aveva optato per una più morbida “pena medicinale perpetua”, dunque una vita di preghiere per riparare i propri peccati.

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Tuttavia, lasciando a dio quel ch’è di dio, e cioè le questioni interne alla Chiesa Cattolica, e venendo a quel ch’è di Cesare, il tema è politico e riguarda il rapporto tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica. Come accaduto infatti negli Stati Uniti, in relazione alla vicenda della diocesi di Boston, magistralmente narrata nel film premio Oscar 2016 “Spotlight“, quando furono centinaia gli abusi sui minori coperti dal Vaticano e smascherati da un team di giornalisti, ebbene anche in Italia comincia a sollevarsi il sospetto che lo Stato Vaticano non collabori con lo Stato Italiano, ma anzi protegga i propri preti pedofili dalla giustizia laica della nostra repubblica. Di certo è successo proprio nel caso di Don Inzoli detto Don Mercedes.

Infatti, al momento di apertura delle indagini italiane, il Vaticano, nonostante avesse già preso provvedimenti interni contro il leader di CL, decise di opporsi alla trasmissione degli atti criminosi già accertati internamente alla Chiesa, alla giustizia italiana. Dunque un rifiuto di rogatoria.

Franco Bordo di Sinistra Italiana due anni fa in un esposto puntò il dito anche sull’eventuale complicità delle varie diocesi che, non avendo denunciato quanto scoperto, si sarebbero rese complici. Purtroppo nessuna procura, per quel che ne sappiamo ad oggi, ha aperto un’indagine giudiziaria sulle eventuali responsabilità di chi, pur conoscendo le malefatte ai danni di minori compiute da Don Inzoli, non lo abbia denunciato. La vicenda dei preti pedofili in Italia resta ancora completamente e misteriosamente sommersa. “Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano – ha commentato lo stesso parlamentare Bordo – in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati”.

Lo stesso procuratore di Cremona Roberto Di Martino ha infine così commentato “Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nella consegna degli atti, sono contento che si sia giunti all’accertamento della verità. Se ci fosse stata più collaborazione, avremmo potuto sentire anche qualcun altro e in questo modo nelle testimonianze ci sarebbe stata una maggiore diversificazione”.

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