Pedofilia e Vaticano: Rai autorizza acquisto documentario

I vertici Rai autorizzano l’acquisto del documentario della BBC che il Vaticano (e buona parte dei politici) avrebbe preferito gli italiani non vedessero.

ROMA – Via libera da parte del direttore generale della Rai Claudio Cappon all’acquisto di “AnnoZero” e che già molte polemiche ha suscitato nei giorni scorsi. Lo scottante documentario affronta in modo chiaro e non sensazionalistico il tema della pedofilia in ambito ecclesiastico, uno degli argomenti ‘intoccabili’ del giornalismo italiano e fino a oggi abbondantemente ignorato dalle televisioni sia pubbliche che private, al quale solo “Le Iene” hanno coraggiosamente tentato un qualche approccio. Se la Rai avesse deciso di non autorizzare l’acquisto Enrico Mentana aveva già fatto sapere che il suo “Matrix” era pronto a farlo (anche se oggi è stato smentito da Silvio Berlusconi in persona, che ha detto di averne parlato con Fedele Gonfalonieri.)

In una nota il presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, di An, commenta che «Nonostante la critica presa di posizione della maggioranza del CdA in merito all’acquisto del discusso filmato della Bbc, dal direttore generale Cappon è arrivata una soluzione pilatesca che a dispetto delle migliori intenzioni consentirà a Santoro & Vauro di imbastire un processo mediatico contro la Chiesa cattolica.» Per Landolfi «Non sono queste le finalità di un servizio pubblico radiotelevisivo, non è per questo che i cittadini pagano il canone», una linea tutta improntata al non creare imbarazzi alla Santa Sede e alla quale si adeguano prontamente in coro anche i ‘teo-dem’ dell’Ulivo. Assai sdrucciolosa la presa di posizione del segretario della Cei, Giuseppe Betori, secondo cui il documentario in questione «non rispetta la verità, ad esempio quando attribuisce a Ratzinger la paternità di un documento emanato dalla Congregazione della Dottrina della Fede 19 anni prima della sua nomina alla guida del dicastero.» Inoltre aggiunge che «attribuisce alla legislazione canonica la volontà di coprire gli autori di questi gravi atti criminali, mentre la competenza della Santa Sede è invece un aggravamento della disciplina: il 90 per cento di coloro che vengono giudicati, infatti, sono poi estromessi dallo stato clericale.»

In realtà il documentario è molto documentato e non fa alcuna attribuzione impropria, partendo dalla Istruzione del 1962 (ai tempi di Giovanni XXIII) e arrivando al documento del 2001, firmato da Ratzinger quando era a capo della Congregazione della Dottrina della fede (un tempo meglio nota come Inquisizione), nel quale è assegnata a tale ufficio la totale competenza giurisdizionale. Il tutto improntato alla massima riservatezza in quanto questa tipologia di casi rientrerebbe in quelli soggetti al ‘segreto pontificio’. Il documentario sottolinea come in nessuno dei documenti vaticani venga data indicazione alcuna di avvertire le autorità giudiziarie per denunciare i sospetti casi di pedofilia affinché vengano condotte le indagini del caso. La riduzione a stato laicale dunque, per casi mai denunciati alla polizia, rischia di essere la sola ‘conseguenza’ a carico di esponenti del clero che hanno commesso atti di libidine su minori. Il documentario spiega anche come, in tantissimi casi, i sacerdoti accusati siano stati semplicemente destinati ad altra parrocchia.

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Per approfondimenti si può consultare il sito (in inglese) Bishop Accountability che contiene ricchissima documentazione in materia. (Roberto Taddeucci)