Pedrizzi: incostituzionale legge coppie di fatto

“Dare riconoscimento giuridico, istituzionale alle convivenze va contro la Costituzione”. Lo sostiene il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le Politiche della famiglia.

ROMA – “Dare riconoscimento giuridico, istituzionale alle convivenze va contro la Costituzione, poiché eleva un dato meramente privato e fattuale a dignità tale da meritare la formalizzazione pubblica, alla pari della registrazione del matrimonio”. Lo sostiene il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le Politiche della famiglia e presidente della Consulta etico-religiosa del partito.

“Bisogna stare attenti – afferma Pedrizzi – a non cadere in contraddizione. Non si può dire no ai matrimoni gay e all’equiparazione della famiglia naturale alle unioni di fatto e poi sostenere che le relazioni tra conviventi devono comunque essere regolate dalla legge. Perché le unioni di fatto sono tali proprio in quanto non sono normate dall’ordinamento. Se un Parlamento assegna dei diritti ad una coppia per il solo fatto della convivenza more uxorio, riconosce valenza e dignità giuridica, istituzionale, pubblica a tale rapporto. Ergo, non c’è modo di regolamentare le unioni gay senza con ciò stesso elevarle al rango di unione matrimoniale. Il fatto che la parola ‘matrimoniò non sia usata, e magari venga sostituita con formule suadenti come ‘Patto civile di solidarietà’, non cambia un bel nulla. Anzi, è un autentico imbroglio”.

“D’altro canto, – conclude Pedrizzi – le tutele previste per gli aderenti al Pacs, ad esempio, sono in realtà già riconosciute a livello giurisprudenziale e godibili attraverso il codice civile, il diritto privato, comune o volontario che dir si voglia, cioè mediante un rapporto giuridico bilaterale che non ha bisogno di nessuna legge per avere validità”.