Per Pera le unioni gay sono anti-costituzionali

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Per Marcello Pera il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali sarebbe fuori dalla Costituzione, ma in molti non sono d’accordo.

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ROMA – Intervista sospesa tra l’interpretazione della Costituzione Italiana e le raccomandazioni della dottrina cattolica per l’ex presidente del Senato Marcello Pera, che in un articolo pubblicato dal quotidiano Il Giornale esprime la sua opinione sul tema delle coppie di fatto dopo che il Papa ha lanciato un appello a politici e legislatori affinché non riconoscano altre unioni se non quella matrimoniale tra un lui e una lei. Per l’esponente di Forza Italia “I Pacs sono fuori dalla Costituzione” perché “Secondo la nostra Costituzione la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio. La parola naturale è una pietra: sta a significare che c’è prima e indipendentemente dal riconoscimento dello Stato, come i diritti fondamentali che sono riconosciuti e non semplicemente garantiti e costruiti dalla legislazione. Sfido chiunque a dire che questa non sia dottrina cristiana e mi piacerebbe capire quali contorcimenti concettuali si devono impiegare per dire che i Pacs, in particolare omosessuali, sono previsti dalla Costituzione”.
Alle dichiarazioni di Pera risponde seccamente il presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice: “Marcello Pera dimostra l’assenza di una cultura costituzionale che risulta sorprendente, in chi ha ricoperto una così alta carica istituzionale. L’ex filosofo laico, ora ateo devoto ha tutto il diritto di aderire ai principi di un neointegralismo cattolico contrario alla parità di diritti per le persone omosessuali ma, per rispetto dell’alta carica che ha ricoperto, si astenga dallo stravolgere il senso della Costituzione per piegarla ad esigenze confessionali. Quelli che Pera chiama “contorcimenti” sono le riflessioni dei principali costituzionalisti italiani, da Pietro Barcellona a Francesco Galgano, che hanno ben spiegato come il termine naturale si riferisce ad un sistema di regole che muta nel tempo col mutare della società. Lo dimostrano l’introduzione del divorzio nel 1970 e l’abolizione del potere del marito sulla moglie, eliminata solo nel 1975.” Per Lo Giudice “La Costituzione italiana tutela l’autonomia della famiglia dal rischio di un’intromissione dello Stato, non è fonte di divieti per l’estensione di diritti. D’altra parte la parità di diritti delle persone e delle coppie gay e lesbiche trova fondamenti già nell’art. 2, che vieta ogni discriminazione, e nell’art. 3, che tutela le formazioni sociali. Chi vuole imporre un apartheid sociale a lesbiche e gay, lo faccia in nome di suoi deprecabili principi, ma tolga le mani dalla Costituzione italiana.”
Secondo Francesco Bilotta, docente di diritto privato nell’Università di Udine, interpellato da Gay.it, è necessario non fare errori e tenere presenti le decisioni della Corte Costituzionale: “A leggere con attenzione l’articolo 29 della Costituzione Italiana” dice Bilotta, “si converrà che c’è scritto chiaramente che la famiglia è una realtà sociale che preesiste al matrimonio. Pertanto, richiamare detta norma quale ostacolo per il riconoscimento delle convivenze al di fuori del matrimonio è un grave errore interpretativo anche alla luce delle pronunce della Corte Costituzionale la quale, quando è stata chiamata ad affrontare questioni legate alle convivenze di fatto, ha chiarito che si tratta di due diverse forme di vita comune, ognuna dotata di propria dignità, e caratterizzate la prima (la convivenza) dal maggior spazio alla soggettività individuale dei conviventi e la seconda (il matrimonio) dal maggior rilievo alle esigenze obiettive della famiglia come tale.” Dunque secondo l’avvocato Bilotta “la Costituzione tutela anzitutto il diritto alla realizzazione personale. Un diritto fondamentale ed inviolabile sancito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione il cui riconoscimento, anche nel contesto di un rapporto di convivenza, deve prescindere dalla considerazione dell’orientamento sessuale dei singoli.” (RT)

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