Perché dobbiamo proteggere il cantante che è gay ma non lo dice

Dopo il grande scandalo del giornalista del Daily Beast e della sua trappola agli atleti gay non dichiarati, una piccola riflessione sul perché è importante andar contro la nostra intolleranza verso le “velate”.

È dura da accettare, va ammesso, ma è importante rispettare la decisione di chi è gay e non si dichiara. Anche quando si tratta di personaggi pubblici, che molto potrebbero fare a livello di promozione dell’immagine e delle coolness della comunità LGBT. Pur tenendo conto di ciò, ugualmente dobbiamo dire che non abbiamo alcun diritto sulla loro vita.

Il caso del giornalista del Daily Beast a Rio 2016 che volendo, a suo dire, realizzare un’inchiesta sul sesso nel contesto del Villaggio Olimpico ha finito invece col diffondere di fatto una lista di atleti gay non dichiarati – ben poco protetta dal punto di vista della privacy (QUI IL NOSTRO ARTICOLO E INVECE QUI LA MAGINIFICA REAZIONE DI UN ATLETA GAY DICHIARATO), ha portato l’attenzione su un grande classico della riflessione LGBT: i VIP che sono gay ma non lo dicono. Che lo omettono o lo negano. E che lo fanno nonostante una fluidità senza paragoni, nonostante le storie e gli aneddoti che sul web fioccano circa le loro frequentazioni di persone-locali-cruising-feste del periodo prima di diventare famosi, nonostante nonostante nonostante.

Negano l’evidenza? Può essere.

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Nel caso degli atleti di Rio 2016 e della fastidiosissima trovata del giornalista del Daily Beast, la maggior parte dei media è insorta, denunciando la scorrettezza morale e deontologica data dall’aver usato uno strumento privato, quale sarebbe l’app per incontri Grindr, di fatto come trappola per attirare atleti gay, ottenendo così informazioni sulla loro identità. Informazioni che sono poi state diffuse, attraverso l’articolo del giornalista, non direttamente col nome dei ragazzi, ma fornendo comunque per ognuno nazionalità e specialità sportiva: dettagli sufficienti per identificarli facilmente. Un fatto ancora più grave per il fatto che alcuni di questi ragazzi non sono dichiarati e magari vivono pure in Stati in cui non è permesso essere omosessuali, in contesti familiari delicati e non pronti ad accettare la cosa, che verranno travolti da questo gossip scellerato.

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Oltre al folto gruppo degli indignati, si sono però sollevate anche alcune voci di dissenso di segno differenti. Essere gay non dichiarati e, al contempo, essere vip – hanno detto questi contestatori all’inverso – non è un diritto, non è una condizione che merita tutelata. Se sei gay è tuo dovere dichiararti. Non hai possibilità di scelta. O se scegli di non farlo e qualcuno lo fa al posto tuo, tu non hai diritto di lamentarsi.

I personaggi famosi che non si dichiarano sono “nemici” dei gay dichiarati, alimentano la cultura della vergogna.

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Subire un outing, mi è capitato di leggere in queste ore, quando si è personaggi noti,  come lo erano Oscar Wilde o Alan Turing o Aldo Braibanti, è un mossa politica essenziale e sacrosanta, una mossa che “ha fatto la storia del movimento di liberazione LGBT”. Nascondersi è una sconfitta, costringere alla visibilità è una conquista.

La tesi di questi duri e puri dell’orgoglio omosessuale si spinge in realtà ben oltre. Alcuni di questi dicono qualcosa che suona come: fino a che i personaggi pubblici si nascondono, il loro nascondersi costituisce qualcosa di simile ad un’arma puntata contro i ragazzi che lottano a viso scoperto per i diritti civili.

Il discorso si fa serio. Le cose stanno davvero così? Il cuore della nostra cultura è o non è, bisogna domandare a questi irriducibili, l’idea di dignità della persona e di autodeterminazione? Che fine fa in tutta questa apoteosi dell’outing il grande principio dell’autonomia – di kantiana memoria – di fatto il perno fondamentale su cui si regge e si articolare la cultura dei diritti e delle libertà individuali?

Se si intende rinunciare a questi principi, bisogna riconoscere di trovarsi ormai all’interno di un regime ideologico illiberale, in cui la vita dei singoli non conta granché, in cui conta solo il progetto generale, astratto – la liberazione omosessuale – e per quello che provano, sentono, soffrono i singoli non c’è spazio. Ci spiace ma noi qua ci occupiamo di ben altro. Ben altro conta e ci interessa, ci sono cose più gravi e più grandi a cui pensare. Ecco, questo è probabilmente, almeno nell’opinione di chi scrive, un ottimo passepartout per il male morale. Una premessa tipica che si ritrova in tutti i grandi soprusi che soprattutto le visioni collettive, di gruppo producono e sempre hanno prodotto.

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Come già dicevo all’inizio, è difficile, molto difficile accettare che un omosessuale, magari giovane, magari con una storia o un aspetto che lasciano ben pochi dubbi sul suo orientamento sessuale, resti “nell’armadio”. La tentazione di strappargli la maschera è tanta. Anche perché, chi è dichiarato e ha la fortuna di vivere alla luce del sole la sua identità, sa che probabilmente avrebbe solo da guadagnarci. Che poter essere semplicemente quello che si è in mezzo agli altri, è una conquista politica enorme, forse “la” conquista politica per eccellenza.

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Eppure bisogna fermarsi. Bisogna trattenersi dal decidere per loro. Non possiamo scordarci la compassione, il tenero, mutuo rispetto che ci dobbiamo l’un l’altro e che dobbiamo ai “membri sommersi” della comunità LGBT. Per chi la forza di metterci la faccia non ce l’ha o non sente di averla, o per chi semplicemente non ha interesse a farlo.

I progetti di vita sono individuali e indiscutibili, questo vorremmo incidere sul muro della nostra coscienza, per ricordarcene per primi noi stessi. Questo ha insegnato e ci insegna ancora oggi la cultura dei diritti occidentale. Questo è ciò per cui noi ci battiamo.

Non si tratta solo di rispettare chi non si dichiara, vorremmo provare a dire qualcosa in più: queste persone noi dovremmo arrivare a proteggerle. Qui c’è in ballo la tutela della libertà della persona, della sua dignità di essere razionale che progetta la sua esistenza sulla base delle sue vocazioni, dei suoi gusti, delle sue preferenze. Non si può rivendicare un liberalismo per noi, omo e bisessuali e transgeneder, e poi pretendere, in nome di quello stesso liberalismo, di promuovere un regime in cui quello che conta è solo il progetto generale, politico, un progetto che passa sopra le vite dei singoli, le sfiora ma anche le sa sradicare, quando queste non vogliono affiliarsi al suo intento importante e nobile. Bisogna proteggersi dalla spietatezza dell’ideologia.

Dire che un cantante famoso o uno sportivo hanno la “responsabilità di essere un esempio” – tipico argomento usato in queste situazioni – non è corretto, purtroppo. A voler essere precisi, si potrebbe dire che i personaggi pubblici hanno certo quel potere, ma la decisione se ricorrervi o no può essere la loro e la loro soltato. E nessuno dovrebbe interferire con questa decisione. Perché se qualcun altro lo facesse, facendolo sconfinerebbe subito nel regno silenzioso delle piccole cose, della sacra quotidianità, che il singolo deve poter plasmare come meglio crede.

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Ci è richiesto uno sforzo per dirlo, perché è chiaro che in qualche modo è davvero un mezzo affronto un personaggio famoso gay che vive nell’ombra, perché il rischio, lo sappiamo bene, è che passi il messaggio per cui bene è starsene zitti, non dire, negare. Nonostante tutto ciò, dobbiamo restare in contatto con i destini di queste persone. Il loro segreto dobbiamo provare a proteggerlo con loro. Con complicità e non con disprezzo. Ne va della nostra umanità.

E dobbiamo provare a farlo soprattutto se siamo osservatori “liberati”, che osservano da un punto migliore del mondo. Dobbiamo scongiurare le insidie del “fondamentalismo queer” o forse, più che altro, rivendicarlo e praticarlo davvero, fino in fondo.

L’amore è radicale, e sa moltiplicarsi. Proteggiamoli col nostro, di amore, non limitiamo a comprendere tiepidamente la loro scelta.

Jonathan Bazzi

24 commenti su “Perché dobbiamo proteggere il cantante che è gay ma non lo dice

  1. non hai parlato di quei VIP gay, non dichiarati, e con comportamenti omofobi, anche in questo caso è necessario proteggerli perchè la loro è comunque una scelta personale?

    1. L’omofobia va condannata a prescindere dall’orientamento sessusale di chi commette questo reato. La giustizia non si fa sottoponendo ad outing il vip gay omofobo ma sottoponendolo a giusto processo e relativa condanna… Altrimenti sembrerebbe una vendetta… Quindi incazziamoci perchè in Italia ancora non abbiamo una legge contro l’omofobia e non perchè alcuni VIP non si dichiarano… ‘sti cazzi… possiamo farne tranquillamente a meno. E comunque lo sanno tutti che gli omofobi sono con molta probabilità essi stessi omossessuali.

      1. In Italia non abbiamo una legge contro l’omofobia solo perche’ in Parlamento ci sono molti omosessuali clandestini, quindi omofobi, che ne contrastano l’approvazione. Compito degli attivisti sarebbe sputtanarli ed annichilirli politicamente. Ma questo in Itala non succede e gli attivisti condannano l’arretratezza culturale del paese, come se l’Italia fosse piu arretrata (davvero?) di tanti alri paesi che invece la legge contro l’omofobia ce l’hanno da anni.
        Anche la storia della mancata approvazione della step-child adoption… Le colpe degli attivisti sono gravissime.

        1. Davvero? Chi sono e quanti sono gli omossesuali clandestini che
          contrastono la legge sulla omofobia? Mi piacerebbe che mi dicessi esattamente nome, cognome e partito di appartenenza.

          Non è forse piu’ probabile che siano i politici (eterosessuali) corrotti e voltagabbana che sono, di fatto, i portavoce deli cattolici integralisti (loro forse si… sono gli omosessuali repressi) che vogliono contiuare a sputare sui diversi e considerano la legge sull’omofobia un attacco alla loro presunta libertà di espressione?

          Non serve annichilire politicamente con l’outing… non serve proprio. Se io sono un gay dichiarato ma ti dico “Frocio di merda” che fai? Come mi sputtani? Mi denunci per omofobia??? No… non lo puoi fare perchè non c’è la legge…Mi denununci per diffamazione? No… perchè essere gay non è diffamatorio,

          Inneggiare all’outing come arma politica moralmente corretta è come condividere la pena di morte… è da trogloditi della civiltà.

          1. Olé un’altra vittoria dell’idiozia.
            I diritti si conquistano con il Coming Out. I privilegiati che non si dichiarano sono complici dell’omofobia anche se ci fanno la concessione di non essere omofobi!
            Sono COMPLICI

          2. Ma cosa ti ha fatto la vita per averti reso cosi? Modera i termini. Non vivi nel califfato delle Froce estremiste.

            Se fossi un persona maleducata ti avrei già mandato a farti fottere…

            Sembrerebbe proprio vero che peggio di un omosessuale puo’ solo un omosessuale isterico ed estremista.

  2. Ci sono Vip gay non solo omofobi ma ipocriti a tal punto da sposarsi con una donna. Il problema è dover far finta di non saper di non capire. Non è facile con i conoscenti quelli che ci hanno provato con te e ti invitano al loro matrimonio etero quando non a fare loro da testimone al matrimonio etero. Figuriamoci poi col noto politico col calciatore che faceva i festini coi ragazzi minorenni in locali pubblici col cantante represso che fa pure il cinico o col personaggio tv che fa il finto cascamorto seduttore di donne. Devo fare finta di essere deficiente o demente o senza un briciolo di sensibilità e di empatia mestre costoro oltre che la mia intelligenza insultano milioni di gay? Io non sono per l’outing ad ogni costo ci mancherebbe ma anche per queste cose c’è un limite di sopportazione. Quando la stessa cosa l’hanno fatta al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione trovando fior di omofobi clericali intenti a broccolare su Grindr io ero favorevole

  3. D’accordo il rispetto per la vita privata ma desiderare di essere un personaggio pubblico e insieme nascondere la propria sessualità sono due cose troppo in contraddizione tra loro, non riesco ad accettarlo. Se vuoi tenere nascosta la tua sessualità scegli di fare l’operaio metalmeccanico oppure l’impiegato comunale oppure il notaio, non la popstar. Non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca, bisogna scegliere.

  4. Sono molto d’accordo con l’articolo. Ognuno ha il sacrosanto diritto di scegliere se e con chi dichiararsi, non esiste che uno debba avere addirittura una sorta di dovere di dichiararsi e di farlo per forza di fronte a tutti. Si può pensare di aiutare, esortare, qualcuno a dichiararsi e tranquillizzarlo di fronte a timori piuttosto esagerati, ma questa sorta di obbligo, pena l’outing, è una follia, una mancanza di rispetto senza senso e in vari casi anche crudele. Tra l’altro, l’outing in questi contesti può essere addirittura controproducente dato che si rischia di stroncare sin agli inizi la carriera di un personaggio intenzionato a dichiararsi una volta arrivato all’apice quindi avendo più serenità e soprattutto un’eco straordinaria quindi un impatto positivo nelle vite di milioni e milioni di persone. Comunque ci sono determinate situazioni in cui l’outing può effettivamente essere una cosa condivisibile e positiva, ad esempio quando il personaggio che non si dichiara è omofobo e si scaglia contro le persone lgbt, la loro dignità, i loro diritti; in quel caso l’outing può servire a svelare un’ipocrisia, può effettivamente essere un atto di difesa.

  5. Avevo diritto.a essere pubblicato con un testo completo da me firmato. La tua posizione è chiara la mia è opposta anche se molto più complessa di quella che scrivo su un commento o delle tue estrapolazioni.
    Tu hai appena abusato del tuo potere di stampa!
    Si chiama libertà d’opinione e di libertà di parola…
    Purtroppo l’approvazione della legge sulle Unioni Civili ci trasforma in borghesi e fascisti… A quanto pare l’uso della stampa come voce del padrone è già nelle nostre corde.
    Purtroppo il nemico omofobia è là, l’arma per sconfiggere l’omofobia resta il Coming Out di massa e ovviamente la posizione di protezione di chi non si dichiara pur essendo un VIP, quindi un privilegiato, trasforma automaticamente chi lo fa in fessi!
    E tu ci speculi…
    Siccome in Italia il 98% dei gay si nasconde e non è stato capito il concetto politico di G.A.Y. vincerai tu…
    Tu, Adinolfi che esaltate nome.cognome e foto, Gandolfini e Binetti…
    Sicuramente l’uso dell’Outing fatto dal giornalista è un atto di violenza omofoba, ma l’atleta del Tonga, che è un nostro supereroe finora sconosciuto, lo è perché dichiarato.
    A questo punto la faccenda è complessa.
    Tuttavia anche l’atleta gay e voi avete scelto di proteggere il DIKTAT di base dell’omofobia: TU NON ESISTI.
    Avreste e avrebbe dovuto dire, che non esiste nessun problema, rassicurare, garantire, accogliere, incoraggiare al Coming Out e alla lotta, e così sconfiggere l’omofobia del giornalista.
    Invece così trasformate i gay visibili in fessi e quelli nascosti in prede!
    Dare esempio che il Coming Out è necessario e che è l’unica forma di libertà, anche perché tutti sono liberi di dire il proprio orientamento sessuale tranne gli oppressi, come una volta tutte le donne.
    È necessario, perché l’omofobia si rinforza se ti nascondi e ti causa omofobia interiorizzata fino al suicidio o all’agito da terrorista.
    Voi state fomentando l’omofobia interiorizzata, quindi l’abuso di sostanze, tabagismo, alcolismo, comportamenti promiscui e non protetti, ansia, depressione ecc.
    È l’unica forma di libertà perché nascondersi è esattamente il diktat dell’omofobia e nascondersi aumenta l’omofobia interiorizzata.
    Potremmo considerare eroi tutti quelli che fanno Coming Out? Sì perché è una guerra sulla nostra pelle e sul nostro corpo!
    Una guerra ha delle vittime!
    Noi…perché noi siamo il campo di battaglia unico e l’unico bersaglio. Voi state sparando addosso a chi fa Coming Out e Gaypride!
    Voi siete il fuoco amico!
    In guerra ci sono anche i martiri.
    Le vittime Lgbt dei regimi omofobi o della strage di Orlando, o di ogni singola violenza omofoba familiare, da bullismo o da estranei sono tutti martiri.
    Voi state sparando addosso a loro dicendo che sono stati dei fessi a farsi acchiappare!
    Gli atleti sgamati, ah ci fossero più Outing!, sono martiri?
    Finora erano, essendo dei privilegiati, dei COMPLICI.
    È una guerra e ci sono i TRADITORI. Ovviamente parliamo dei VIP perché sono dei privilegiati, ma per certi versi anche di tutti i professionisti in ruoli di responsabilità.
    Se sono un medico un presidente un insegnante e non lo dico, tutti i dipendenti, pazienti e studenti Lgbt subiscono l’umiliazione da parte mia che nascondendomi di fatto sono un allea, gregario, degli omofobi.
    Se fanno Coming Out quanti hanno un ruolo di responsabilità, allora dipendenti, studenti e pazienti avranno chi li può proteggere!
    Adesso questi atleti e quanti VIP e professionisti subiscono l’Outing, hanno delle scelte.
    Intanto non sono vittime dell’Outing ma dell’omofobia del gruppo che loro rappresentavano nascondendosi. Loro erano i portavoce del Paese omofobo, mica briciole!
    Quindi è sempre l’omofobia del Paese la colpevole.
    A questo punto quel Paese ha perso dei portavoce!
    Finalmente!
    Questi atleti, ma vale per VIP e professionisti, potranno scegliere cosa fare.
    1) Scappare davanti al nemico reale e venire a lavorare come atleti nei Paesi gayfriendly
    2) Restare nel loro Paese facendo Abiura, ma così sono due volte colpevoli e stronzi in quanto COMPLICI di omofobia
    3) Alzare la bandiera dell’orgoglio e finalmente combattere, perché è una guerra! Insomma diventare eroi loro malgrado
    4) Subire passivamente le aggressioni omofobe, ma in questo caso sarebbero chiamati o VILI o MARTIRI a seconda delle sfumature del discorso che loro ancora non hanno fatto.
    Scusate la lunghissima traccia.
    Il discorso è molto più complesso e posso solo commentare perché voi, oltre ad armare i nostri nemici, state anche sparando addosso ai fessi che fanno Coming Out e Gaypride, impedendo a me su questo e altri argomenti di avere il necessario spazio di libertà di stampa e di parola!
    Siccome la stampa Lgbt siete voi…
    Ecco perché in Italia non abbiamo leggi adeguate e perché anche le Unioni Civili stanno fallendo…
    Il discorso sembra diverso, ma è sempre quello sul Coming Out di massa!

    1. Vivo a Londra ed ho la tastiera inglese. Chiedo scusa per gli accenti.
      Qui siamo all’analfabetismo totale. Non si capisce poi a che titolo un non-giornalista su un non-sito (citato come autorevole solo da Monica Cirinna’- grande grandissima) si arroghi il diritto di dirci cosa dovremmo fare. L’outing e’ sempre stato nei paesi anglofoni uno strumento di lotta politica. Sei omofobo, prendi posizioni omofobe? Ti sputtano e ti annichilisco pubblicamente. Cosa mai successa in Italia, motivo per cui uno come Formigoni (e la sua banda di checcone omofobe – grotteschi) ha potuto per anni – incontrastato – ritardare l’approvazione di una legge sul riconoscimento delle coppie dello stesso sesso. La banda dei culattoni clandestini (omofobi) andava fermata molti anni fa, e qui vanno condannati gli attivisti gay, vittime della loro ideologia, sbagliata, non delle pressioni del vaticAno.
      Il movimento gay (tutta la lunga sigla che non cito per esemplificazione) sta cercando da anni di rendere visibii i gay nello sport e nel cinema, dove ti dicono che non puoi essere gay dichiarato se vuoi fare carriera. Dobbiamo combattere questa cultura. Sbattere in faccia alla gente che un gay puo’ essere un campione olimpico o un supereroe in un popcorn movie americano. Sbattere in faccia ai produttori che un attore gay dichiarato puo’ sbancare il botteghino con un personaggio etero.
      Nel caso specifico trattato qui… Il giornalista (giornalista?) non aveva alcun diritto di sputtanare gli atleti col profilo su una gay app, perche’ non c’era dietro nessuna finalita’ politica. Nel caso specifico degli sportivi e degli attori, nostro compito e’ sollecitare loro a dichiararsi pubblicamente e sputtanarli solo se contrastano attivamente le nostre aspettative/battaglie.

      1. Quando si fanno portavoce del loro Paese omofobo sono appunto nostri nemici politici. Le finalità del giornalista erano indubbiamente omofobe. L’effetto adesso è che state dando ragione a Formigoni e agli omofobi di professione invece di usare l’evento per usare l’Outing a nostro favore. Adesso voi state dicendo che ha ragione Formigoni!

      2. Comunque deciditi l’Outing sì o l’Outing no?
        Io ovviamente dico sì ed è la pratica anglosassone che tu riferisci
        come positiva.
        Tu poi cambi idea. Ovviamente il giornalista è omofobo e va condannato ma gli atleti sono come Formigoni o peggio!

        1. No. Un giornalista etero che divertito grida: guarda quanti culattoni nel villaggio olimpico sono su Grindr, va condannato come omofobo. Un attivista che sputtana il super macho che ha fatto dichiarazioni omofobe va invece ringraziato. Questa è la mia opinione.

  6. Ma cosa sono questi toni aggressivi e irrispettosi? Questo è un sito di proprietà di X e gestito da Y. Se non vi piace andate su un altro sito pare che nel mondo ce ne siano 3 miliardi e in Italia decine di milioni. Quando si è s casa d’altri educazione innanzitutto r rispetto per le regole che sono definite da chi è a casa propria. Non mi interessa trovarmi anche qui su gay.it i soliti psicopatici irrisolti che pensano che siccome siamo sul web tutto sia concesso. La volete mettere in rissa? Vi piace l’insulto e il turpiloquio? Siete nostalgici della lotta di classe? Ci sono movimenti partiti associazioni club di fanatici del festival del militante e della chiacchiera da bar. Ci sono siti per tutti i gusti la congiura giudaico massonica le scie chimiche i vegani adoratori della cipolla quelli cpntro alle vaccinazioni quelli che sanmo piu loro di medicina dei medici gli economisti autodidatti il mondo del web è persino più grande del mondo reale e dà spazio a tutte le paranoie possibili e immaginabili.

  7. ALCUNE CONSIDERAZIONI:
    1- l’ articolo (op)pone pubblico e privato? ma essere personaggi pubblici non e obbligatorio… chi vuole una vita privata scelga una vita privata…
    2- perche ci si nasconde? se per tutelare terzi, ad esempio parenti, amici, il partner a sua volta non dichiarato, o l’ utenza per chi opera all’ interno della pubblica amministrazione, IL NASCONDIMENTO E ESSO STESSO UN ATTO CIVICO! ma se ci si nasconde “solo” per paura, RESTA SOLO UN ATTO DI DEBOLEZZA CHE INDEBOLISCE TUTTO IL SISTEMA…
    3- peraltro ci sono paesi, come israele, in cui i fan si offendono se non glielo fai sapere: lo considerano un atto di mancanza di fiducia verso la loro apertura mentale ed un atto di poca stima… se paragoniamo le implicazioni in parallelo tra il coming out di TIZIANO FERRO e di HAREL SKAAT scopriamo quanto ridicolo sia il nascondersi, ma anche ridicolo il dare peso al nascondimento come fosse un fatto di cronaca…
    4- A NESSUNO, forte o debole, DEVE ESSERE CONSENTITO IL “BARATTO AFFETTIVO”: accontentare le aspettative altrui “SOLO” per essere voluti bene… se ci vogliono bene per quello che non siamo NON STANNO VOLENDO BENE A NOI MA AD UNA SUGGESTIONE: meglio essere odiati per quello che si e che amati per quello che non si e…

    buona vita a tutti!

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