Perché è importante la vittoria della donazione del sangue.

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La storia della battaglia per abolire la discriminazione contro i gay come donatori di sangue dalle parole di un protagonista.

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Da tanti anni andavo dicendo che le leggi italiane ignoravano del tutto gli omosessuali: la parola "omosessuale" non compariva mai. Anzi, vi compariva una sola volta, del tutto a sproposito e in maniera discriminatoria: appunto nel decreto ministeriale del 1991, firmato dall’allora Ministro della Sanità De Lorenzo, col quale si vietava agli omosessuali (e dunque non solo ai gay, ma, figuriamoci! anche alle lesbiche) di donare sangue. Sulla scorta di questo divieto era poi venuto anche il divieto di donare organi.

Il provvedimento era stato preso negli anni in cui sembrava si dovesse fare qualcosa purchè fosse, pur di fronteggiare l’epidemia dell’AIDS e sia in Italia che altrove furono fatte leggi assurde. Ma il decreto ministeriale nostro non solo era inutile, ma era aberrante, perché – come tutti avrebbero dovuto sapere – la pericolosità non era e non è connessa all’orientamento sessuale, ma ai comportamenti sessuali concretamente tenuti, quali che siano gli orientamenti. Per di più, il provvedimento era gravemente discriminatorio, perché induceva ogni anno in centinaia di migliaia di nuovi donatori di sangue (per lo più giovani o giovanissimi) una visione distorta e gravemente colpevolizzante dell’omosessualità e degli omosessuali.

Il movimento omosessuale italiano ha sempre osteggiato questa norma e ne ha denunciato sia l’inutilità che il carattere sostanzialmente omofobo. Ma, finchè la ex democristiana Bindi è stata alla sanità, non ci è stato nulla da fare, non ci ha mai voluto nemmeno ricevere.

Quando nel dicembre del 1999 si insediò la Commissione Pari Opportunità presso l’omonimo ministero, che allora aveva a capo Laura Balbo dei Verdi e poi la Bellillo, ed io andai a farne parte attiva, sotto la presidenza di Franco Grillini, ricordo benissimo che ebbi a dire che se quella Commissione fosse riuscita a fare revocare il decreto sul divieto di donazione del sangue da parte dei gay, anche ciò soltanto avrebbe pienamente giustificato la vita di quella commissione, in un’Italia e con un governo che certamente di unioni civili e leggi antidiscriminazione non ne voleva proprio sapere.

Attorno a questo obbiettivo abbiamo lavorato sodo come Commissione e nell’agosto dell’anno scorso riuscimmo a farci ricevere dal Ministro Veronesi: finalmente una persona non ottusa alla Sanità. Ricordo che il Ministro cascò dalle nuvole e quasi non voleva credere che esistesse una norma così assurda ed inutile. Prese l’impegno formale di revocarla e sostituirla con un protocollo più aderente alle necessità e non discriminatorio. Così è stato: il Ministro è stato di parola. Vi sono state resistenze all’interno del Ministero, ma – grazie anche alla pressione della nostra Commissione – sono state battute. Da ultimo, ci ha tenuto col fiato sospeso la Corte dei Conti, che si è tenuta il decreto sul tavolo per due mesi: ma ora è stato pubblicato e il giorno 18 entrerà in vigore.

Io la considero una grossa vittoria, una vittoria mia, come di Franco, di Marco e degli altri membri della Commissione. Una vittoria del e per il movimento omosessuale. Un piccolo passo avanti: piccolo, ma – ed è quel che importa – concreto. Oggi siamo un pochino meno discriminati.

Infine, mi sia consentito un ricordo personale. In tutti questi anni molti miei amici omosessuali sono morti di AIDS: per alcuni di loro, all’occorrenza, sono andato a donare il sangue. Non è stato bello dovere mentire e rinnegare il mio orientamento sessuale, la mia natura. Si trattava di salvare una vita, o solo di cercare di salvarla, o di alleviare una sofferenza, e più volte ho mentito. Questa bugie mi sono costate moltissimo: oggi sono contento di non dovere più mentire per l’assurdità di una legge.

Ezio Menzione è candidato al Senato nel collegio di Pisa per la lista di Rifondazione Comunista alle prossime elezioni politiche.

di Ezio Menzione

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